STEVEN ERIKSON.
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MAREE DI MEZZANOTTE.
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Parte 2.
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Titolo originale: Midnight Tides. 2004.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO CINQUE.
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Come tuono contro la pianura
Dove il s abita fra gli occhi,
Sotto il colpo l'osso si infranse
E l'anima fu estratta
A contorcersi nella morsa
Della vendetta insoddisfatta...
L'ultima notte di Occhiodisangue.
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Anonimo.
(compilato da studiosi Tiste Andii di Black Coral).
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La risata dell'Ombra era sommessa, un suono che prometteva la follia a
chiunque l'udisse. Udinaas lasci cadere la rete dalle dita, appoggiandosi
alla roccia scaldata dal sole. Alz gli occhi socchiusi verso il cielo lumino-
so. Era solo sulla spiaggia; davanti a lui si stendevano le onde spumose
della baia. Solo, tranne che per lo spettro che ora lo perseguitava a ogni at-
timo di veglia.
Evocato, poi dimenticato. Vagava, in eterna fuga dal sole; ma c'erano
sempre luoghi in cui nascondersi.
Smettila, intim Udinaas, chiudendo gli occhi.
Perch mai? Fiuto il tuo sangue, schiavo. Si sta raffreddando. Una vol-
ta conobbi un mondo di ghiaccio. Dopo che fui ucciso, s, dopo. Anche l'o-
scurit ha i suoi difetti, ed  cos che mi presero. Ma ho dei sogni.
Continui a ripeterlo. Allora seguili, spettro, e lasciami in pace.
Ho dei sogni e tu non capisci niente, schiavo. Ero contento di servire?
No, mai. Mai mai mai pi cos. Ora seguo te.
Udinaas apr gli occhi, fissando la scheggia d'ombra fra due pietre da cui
veniva la voce. Pulci della sabbia saltellavano sulla roccia circostante, ma
dello spettro stesso non c'era segno visibile. Perch?
Perch? Ci che tu getti mi chiama, schiavo. Tu prometti un bel viag-
gio... sogni giardini, schiavo? So che  vero... lo sento dall'odore. Mezzi
morti e invasi dall'erba, perch no? Non c' via d'uscita. Cos, con il mio
sogno, mi serve servire. Non ero forse un Tiste Andii, un tempo? Credo di
s. Ucciso e gettato nel fango, finch non venne il ghiaccio. Poi liberato,
molto tempo dopo, per servire i miei assassini. I miei aguzzini, la cui dili-
genza poi vacill. Vogliamo parlare di traditori, schiavo?
Vuoi fare un patto?
D'ora in poi, quando mi chiami, chiamami Wither. Ho dei sogni.
Dammi ci che getti. Dammi la tua ombra, e io diventer tuo. Gli occhi
dietro di te, che nessun altro vede o sente, a meno che non indovinino e
abbiano il potere, ma perch dovrebbero indovinare? Tu sei uno schiavo.
E ti comporti bene. Bada a comportarti bene, schiavo, fino al momento in
cui tradirai.
Gli altri spettri possono vederti? Lo spettro di Hannan Mosag...
Quel sempliciotto? Mi nasconder nella tua scia naturale. Non mi tro-
veranno mai. A quei tempi eravamo audaci, schiavo. Soldati in guerra,
impegnati in un'invasione. Intrisi del freddo sangue dei K'Chain Che'Mal-
le. Seguivamo il figlio pi giovane della stessa Madre Oscurit. E fummo
testimoni.
Di che cosa?
Del tradimento del nostro capo da parte di Occhiodisangue. Del pu-
gnale piantato nella schiena del nostro signore. Io stesso caddi per mano
di una spada brandita da un Tiste Edur. Un massacro improvviso, inaspet-
tato. Non avevamo nessuna possibilit, nessuna.
Udinaas fece una smorfia, studiando le onde che guerreggiavano con la
corrente del fiume immissario. Gli Edur sostengono che and proprio al
contrario, Wither.
Allora perch io sono morto e loro vivi? Se fummo noi a tendere l'im-
boscata quel giorno?
Come faccio a saperlo? Ora, se intendi appostarti nella mia ombra, Wi-
ther, devi imparare a stare zitto. A meno che non ti parli. Zitto, vigile e ba-
sta.
Prima, schiavo, devi fare una cosa per me.
Udinaas sospir. La maggior parte degli Edur di nascita nobile era alla
cerimonia di interramento del pescatore ucciso, insieme a mezza dozzina
di loro simili Beneda, dal momento che l'identit dell'Edur era stata final-
mente stabilita. Nel cortile alle sue spalle restava meno di una decina di
guerrieri. In momenti simili, gli spettri-ombra sembravano diventare pi
audaci, prendendo a guizzare sul terreno, fra i palazzi e lungo la palizzata.
Si era sempre chiesto il perch. Ma ora, se Wither era degno di fiducia,
aveva la sua risposta. Quegli spettri non sono simili ancestrali degli Edur
mortali. Sono Tiste Andii, le anime prigioniere degli uccisi. E io volevo di-
speratamente degli alleati... Benissimo. Cosa vuoi che faccia, Wither?
Prima che i mari sorgessero in questo luogo, schiavo, la Baia di Hasa-
na era un lago. A sud e a ovest, la terra si stendeva a unirsi con la punta
pi occidentale del Braccio. Una vasta pianura, su cui furono massacrati
gli ultimi membri del mio popolo. Cammina lungo la costa davanti a te,
schiavo. Verso sud. C' qualcosa di mio... dobbiamo trovarlo.
Udinaas si alz, ripulendo dalla sabbia i pantaloni di lana grezza. Si
guard intorno. Tre schiavi della cittadella del Re Stregone battevano ve-
stiti contro la pietra, gi alla foce del fiume. Un peschereccio solitario era
sull'acqua, lontano. Quanto dovr camminare?
 vicino.
Se mi vedono allontanarmi troppo, sar ucciso immantinente.
Non lontano, schiavo...
Mi chiamo Udinaas, e cos ti rivolgerai a me.
Rivendichi il privilegio dell'orgoglio?
Sono pi di uno schiavo, Wither, come ben sai.
Ma devi comportarti come se non lo fossi. Ti chiamo "schiavo" per ri-
cordartelo. Sbaglia nel tuo inganno, e il dolore che ti infliggeranno per
scoprire tutto ci che vuoi nascondere loro sar senza misura...
Basta cos. Udinaas and all'acqua. Nel sole, l'ombra nella sua scia
divent lunga, mostruosa.
Le onde avevano eretto sulle pietre un cumulo di sabbia, su cui giaceva-
no alghe intrecciate e detriti sparsi. A un passo verso l'entroterra di que-
st'altura oblunga c'era un avvallamento pieno di sassi e ciottoli viscidi.
Dove devo guardare?
In mezzo alle pietre. Un po' pi in l. Ancora tre, due passi. S. Qui.
Udinaas scrut l'area all'intorno. Non vedo niente.
Scava. No, alla tua sinistra... muovi quei sassi. Quello. Ora, pi a fon-
do. Ecco, tira fuori.
Una massa deforme, affusolata a un'estremit, lunga quanto un dito, gli
pesava nella mano. L'oggetto di metallo all'interno era inghiottito da spesse
calcificazioni. Che cos'?
Una punta di freccia, schiavo. Centinaia di millenni, per strisciare fino
a questa spiaggia. Il passaggio delle ere  misurato dal caso. Il rollio pro-
fondo delle onde, la successione di tempeste erranti. Cos si muove il mon-
do...
Centinaia di millenni? Non ne rimarrebbe pi niente...
Una lama di semplice ferro, non intrisa di magia, sarebbe in effetti
scomparsa. La punta di freccia  ancora qui, schiavo, perch si rifiuta di
arrendersi. Devi grattar via tutto quello che la circonda. Devi farla rivive-
re...
Perch?
Ho le mie ragioni, schiavo.
In tutto questo, non c'era niente di piacevole. Udinaas si raddrizz, infi-
lando l'oggetto nella borsa appesa alla cintola. Torn alle sue reti. Non in-
tendo essere la mano della tua vendetta, borbott.
La risata di Wither accompagn lo scricchiolio delle pietre sotto i suoi
piedi.
Sui bassipiani aleggiava fumo, simile a una nuvola trascinata in basso e
tagliuzzata dalle cupe cime degli alberi.
Un funerale, osserv Binadas.
Seren Pedac annu. Non c'erano state tempeste e, inoltre, la foresta era
troppo bagnata per alimentare un incendio. Le sepolture Edur comportava-
no la costruzione di una pira. Il caldo intenso cuoceva il cadavere avvolto
di monete come se fosse argilla, macchiando di rosso le pietre del tumulo.
Gli spettri-ombra danzavano fra le fiamme, si alzavano serpeggianti nel
cielo insieme al fumo, e indugiavano nell'aria per molto tempo dopo che i
partecipanti alla cerimonia se n'erano andati.
Seren estrasse il coltello e cominci a grattar via il fango dagli stivali. Su
quel lato delle montagne, pioggia e foschia venivano ogni giorno dal mare
in onde perniciose. Aveva i vestiti inzuppati. Da quel mattino, tre volte i
carri sovraccarichi erano usciti dalla pista, e un Nerek era morto schiaccia-
to sotto le ruote massicce, orlate di ferro.
Raddrizzandosi, la donna pul il coltello fra due dita guantate, poi lo ri-
mise nel fodero al suo fianco.
L'umore generale era pessimo. Buruk il Pallido non emergeva dal suo
carro da due giorni, e lo stesso valeva per le sue tre concubine mezzosan-
gue Nerek. Ma la discesa era finalmente completata, e li aspettava una pi-
sta ampia, per lo pi pianeggiante, che conduceva al villaggio di Hannan
Mosag.
Binadas guard l'ultimo carro lasciare oscillante il pendio; Seren avvert
l'impazienza dell'Edur. Dopo tutto, qualcuno era morto nel suo villaggio.
Lanci un'occhiata a Hull Beddict, ma l'uomo non le comunicava nessuna
sensazione. Si era ritirato profondamente in se stesso, come se stesse fab-
bricando riserve in previsione di ci che sarebbe venuto; oppure, cosa e-
gualmente probabile, cercando di alimentare la sua vacillante determina-
zione. Seren sembrava aver perso la capacit di leggergli dentro. Il dolore
portato senza posa, per tanto tempo, poteva diventare una maschera.
Binadas, disse la donna, i Nerek hanno bisogno di riposo. Il viaggio
davanti a noi  chiaro. Non occorre che ci accompagni; va' dalla tua gen-
te.
Lui la guard con gli occhi socchiusi; consider l'offerta con diffidenza.
Seren non aggiunse altro. Per quanto oneste fossero le sue intenzioni, lui
avrebbe potuto credere quello che voleva.
Dice il vero, ribad Hull. Non vogliamo limitare la tua libert, Bina-
das.
Benissimo. Informer Hannan Mosag della vostra visita imminente.
Guardarono il Tiste Edur imboccare la pista. Di l a poco gli alberi l'in-
ghiottirono.
Vedi? le chiese Hull.
Ho visto solo desideri e obblighi in contrasto, rivel Seren, girandosi
dall'altra parte.
Solo quello che hai deciso di vedere, allora.
Seren scosse stancamente le spalle. Oh, Hull,  cos per tutti.
Lui le si avvicin. Ma non deve esserlo per forza, Acquitor.
Sorpresa, la donna incontr il suo sguardo, meravigliandosi della seriet
improvvisa che vi abitava. E come dovrei risponderti? domand. Sia-
mo tutti come soldati, che si accovacciano dietro le fortificazioni da loro
erette. Tu farai ci che credi di dover fare, Hull.
E tu, Seren Pedac? Che corso di azione ti aspetta?
Sempre lo stesso. I Tiste Edur non sono cera da plasmare. Forse ti a-
scolteranno, ma non  detto che ti seguano.
L'uomo si volt. Non ho aspettative, Seren, solo timori. Dovremmo ri-
prendere il viaggio.
Lei spost lo sguardo sui Nerek. Stavano seduti o accovacciati vicino ai
carri; le schiene esalavano vapore. Avevano l'espressione vacua, strana-
mente indifferente al loro simile che si erano lasciati alle spalle nella tom-
ba improvvisata di fango, pietre e radici. Quanto si poteva depredare un
popolo prima che questo cominciasse a depredarsi da solo? Il precipizio
verso la dissoluzione cominciava con uno scivolone, che presto diventava
una corsa a capofitto.
I Letherii credevano nelle fredde verit. Il movimento da cui tutti erano
avvolti era una valanga che non concedeva a nessuno il privilegio di sco-
starsi. La divisione fra la vita e la morte si misurava in quante posizioni si
guadagnavano a suon di spintoni, nel mezzo di quel progresso che tutto di-
vorava. Nessuno poteva permettersi la compassione. E, di conseguenza,
nessuno se l'aspettava dagli altri.
Viviamo in un tempo ostile. Ma, del resto, tutti i tempi lo sono.
Ricominci a piovere.
Molto pi a sud, oltre le montagne che avevano appena attraversato, si
complottava per la caduta dei Tiste Edur. E, Seren Pedac sospettava, la vita
di Hull Beddict sarebbe stata sacrificata. Non potevano permettersi il ri-
schio da lui rappresentato, il tradimento che aveva praticamente promesso.
Per ironia, i loro desideri coincidevano. Entrambi, dopo tutto, cercavano la
guerra; era solo il volto della vittoria a essere diverso.
Ma Hull possedeva ben poco dell'acume necessario a giocare quel parti-
colare gioco conservando la vita.
E lei aveva cominciato a chiedersi se avrebbe fatto qualche sforzo per
salvarlo.
Un grido dal carro di Buruk. I Nerek si tirarono stancamente in piedi.
Seren si strinse il mantello intorno alle spalle, puntando lo sguardo sul sen-
tiero davanti a s. Sent che Hull le si affiancava, ma non si gir.
In che tempio hai ricevuto la tua istruzione?
Lei sbuff, poi scosse la testa. A Thurlas, le Sorelle Velate del Trono
Vuoto.
Proprio davanti al Canale Piccolo. Me lo ricordo. Che bambina eri, Se-
ren?
Evidentemente, hai in mente un'immagine.
Lo vide annuire con la coda dell'occhio. Zelante, rispose l'uomo. Se-
ria. Esageratamente corretta.
C'erano registri su cui venivano annotati i nomi degli studenti notevoli.
Il mio ci figura pi volte. Per esempio, detengo il titolo del maggior nume-
ro di punizioni ricevute in un anno. Duecentosettantuno. Conoscevo la
Cella Buia meglio della mia stessa stanza. Fui anche accusata di aver se-
dotto un sacerdote in visita. E prima che tu me lo chieda, s, ero colpevole.
Ma il sacerdote giur il contrario, per proteggermi. Fu scomunicato. Pi
tardi, venni a sapere che si era ucciso. Se avessi ancora posseduto un mar-
gine di innocenza, l'avrei perso allora.
Lui le si mise di fronte, mentre i Nerek li superavano spingendo il primo
carro. La donna fu costretta a guardarlo. Dopo un attimo di esitazione, gli
rivolse un sorriso amaro. Ti ho scioccato, Hull Beddict?
Mi si  rotto il ghiaccio sotto i piedi.
Un lampo di rabbia, poi la donna vide l'autoironia nella sua confessione.
Non nasciamo innocenti, solo non misurati.
E, probabilmente, non misurabili.
Almeno per qualche anno. Finch il "fuori" non si impone al "dentro":
allora comincia una guerra brutale. E non nasciamo conoscendo la com-
passione, malgrado gli occhioni spalancati e i modi dolci.
E tu hai riconosciuto presto la tua guerra.
Seren scroll le spalle. Il mio nemico non era l'autorit, anche se cos
pareva. Era l'infanzia stessa. Le aspettative mitigate degli adulti, la propen-
sione a perdonare. Mi dava la nausea...
Perch era ingiusto.
Il senso dell'ingiustizia di un bambino  sempre egoistico, Hull. Non
potevo ingannare me stessa sulla natura della mia indignazione. Perch
parliamo di questo?
Sono domande che avevo dimenticato di farti, allora. Credo di essere
stato bambino io stesso a quei tempi. Tutto "dentro" e niente "fuori".
Lei alz le sopracciglia, ma non replic.
Hull cap comunque. Forse hai ragione. In certe cose, almeno. Ma non
quando si tratta degli Edur.
Il secondo carro li super rumorosamente. Seren scrut l'uomo davanti a
s. Ne sei tanto sicuro? obiett. Perch io ti vedo spinto dai tuoi stessi
bisogni. Gli Edur sono la spada, ma la mano  la tua, Hull. Dov' la com-
passione in questo?
Ti sbagli, Seren. Io intendo essere la spada.
Lei sent un brivido gelido nelle ossa. In che senso?
Ma Hull scosse la testa. Non posso fidarmi di te, Seren. Come tutti gli
altri, dovrai aspettare. Una cosa soltanto: non intralciarmi il cammino, te
ne prego.
Non posso fidarmi di te. Parole che le arrivavano dritte all'anima. Per,
la questione della fiducia si poneva da entrambe le parti del sentiero, no?
Il terzo carro si ferm accanto a loro. La tenda sul finestrino si scost;
apparve il viso malsano di Buruk. E questa sarebbe la guida? Chi segna la
pista? Siamo destinati a vagare sperduti? Non ditemi che siete ridiventati
amanti! Seren, hai l'aria tormentata. Tale  la maledizione dell'amore; oh,
il mio cuore piange per te!
Smettila, Buruk, ribatt la donna. Si asciug il volto dalla pioggia e,
ignorando Hull, imbocc il sentiero. I Nerek si scostarono ai lati per la-
sciarla passare.
La pista nella foresta era fiancheggiata da alberi di Legnonero, piantati
per affermare il possesso di quelle terre da parte degli Edur. La corteccia
scabra e scura era stata distorta in immagini da incubo e caratteri arcani
dagli spettri-ombra aggrappati a ogni solco e crepa di quella superficie ru-
gosa. Spettri che ora emergevano alla vista per guardare Seren e coloro che
la seguivano.
Sembravano in numero maggiore del solito. Scivolavano irrequieti come
foschia fra gli enormi tronchi. A ventine, poi a centinaia, affollarono en-
trambi i lati della pista. Seren rallent il passo.
Sentiva i Nerek dietro di lei, gemiti sommessi, il cigolio dei carri che
rallentavano, poi si fermavano.
Hull la raggiunse. Hanno raccolto un esercito, mormor.
Il suo tono era carico di cupa soddisfazione.
Sono davvero gli antenati degli Edur?
Lui le scocc un'occhiata febbrile. Ma certo. Che altro potrebbero esse-
re?
La donna si riscosse. Fa' andare avanti i Nerek, Hull. Ti ascolteranno.
Ci restano solo due giorni... Ammutol.
Perch sulla pista si ergeva una figura. Alta come un Edur, la pelle del
colore del lino sbiancato, il volto annerito da bande scure, come se dita
sporche di sangue avessero percorso le guance emaciate. Un'apparizione.
Gli occhi fiammeggiavano rossi in fondo a orbite profonde. Strisce di muf-
fa penzolavano dall'armatura marcescente. Due foderi, entrambi vuoti.
Ai piedi della figura sciamavano spettri, come in adorazione.
Una porta di carro scricchiol e Buruk usc barcollando, avvolto in una
coperta che strisci sul terreno, mentre il mercante si portava al fianco di
Seren. Tumulo e Radice! sibil. Le mattonelle non mentivano!
Seren fece un passo avanti.
Hull tese una mano. No...
Vuoi farci restare qui per sempre? sbott lei, liberandosi. Malgrado
l'audacia delle sue parole, era terrorizzata. Le apparizioni emergevano nei
racconti per bambini, nelle leggende e nelle voci febbrili che ogni tanto at-
traversavano la capitale. Vi aveva creduto a met, come a un'idea determi-
nata a manifestarsi. Un vago sussurro della storia che si levava come un
araldo, un ammonimento silenzioso. Un concetto tanto simbolico quanto
concreto.
E comunque, si era immaginata qualcosa di molto pi... etereo. Una fi-
gura indistinta, un volto composto di accenni, i lineamenti offuscati dallo
sbiadire dei loro contorni. Intravista a malapena nelle correnti del buio, per
un attimo, svanita l'attimo dopo.
Ma nell'alta apparizione in piedi davanti a lei c'era una palpabilit, una
dichiarazione di presenza fisica. I dettagli erano scolpiti nel viso lungo,
pallido; gli occhi piatti, velati la guardavano avvicinarsi con piena com-
prensione.
Come se si fosse appena liberato da uno dei tumuli in questa foresta. Ma
non ... non  un Edur.
Un drago, disse l'apparizione nella lingua dei Tiste, un tempo si tra-
scin lungo questa pista. Allora non c'era foresta; solo devastazione. San-
gue nella terra spezzata. Il drago, mortale, cre questa pista. Lo senti? Sot-
to di te, l'espansione della memoria che scosta le radici, che piega gli alberi
su entrambi i lati. Un drago. La figura si gir a guardare il sentiero alle
sue spalle. L'Edur... correva cieco, ignaro. Un simile di chi mi aveva tra-
dito. Eppure... un innocente. Si volse di nuovo verso di lei. Ma tu, mor-
tale, non sei affatto innocente, non  vero?
Seren, sorpresa, non rispose.
Dietro di lei, Hull Beddict parl. Di che cosa l'accusi, fantasma?
Di mille, mille e mille malefatte. Lei. Tu. Quelli della vostra razza. Gli
dei non sono niente, i demoni meno che bambini, gli Ascendenti goffi
commedianti, in confronto a voi.  sempre cos, mi domando? La deprava-
zione prospera fra le pieghe del fiore, quando giunge la sua stagione. I se-
mi segreti del decadimento nascosti sotto lo splendore. Tutti noi, qui nella
vostra scia, non siamo niente.
Che cosa vuoi? domand Hull.
Gli spettri erano sgusciati via, tornando fra gli alberi. Ma una nuova ma-
rea era venuta a sciamare intorno ai logori stivali del fantasma. Topi, una
massa formicolante che si riversava su per la pista. I primi arrivarono a
scorrazzare fra i piedi di Seren. Un'onda marrone e grigia, in preda a un
movimento meccanico. Una moltitudine di piccole creature, governata da
un imperativo sconosciuto e inconoscibile. Da qui... a l.
C'era in loro qualcosa di terribile, di agghiacciante. Migliaia, decine di
migliaia... la pista era coperta di topi, a perdita d'occhio.
La terra fu distrutta... continu l'apparizione. Non un albero rimase
in piedi. C'erano solo cadaveri. E le piccole creature che di loro si nutriva-
no. La legione di Hood. La marea sordida della morte, che si levava coper-
ta di pelo. Sembra cos... scontato. Il non-morto si riscosse. Non voglio
niente da voi. I viaggi sono tutti cominciati. Pensate che il vostro sentiero
non abbia mai conosciuto impronte?
Non siamo tanto ciechi da credere una cosa simile, ribatt Seren. Lot-
t contro l'impulso di allontanare con un calcio i topi che le sciamavano in-
torno alle caviglie; temeva di precipitare nell'isteria. Se non vuoi - o non
puoi - ripulire questa pista, allora non ci rimane molta scelta...
L'apparizione inclin la testa. Vuoi infliggere innumerevoli piccole
morti? In nome di cosa? Della convenienza?
Non vedo fine a queste tue creature, fantasma.
Mie? Non sono mie, mortale. Appartengono semplicemente al mio
tempo. All'era della loro squallida supremazia su questa terra. Una molti-
tudine di tiranni a governare la cenere e la polvere che avevamo lasciato
nella nostra scia. Vedono nel mio spirito una promessa.
E noi dovremmo vedere la stessa cosa? ringhi Hull.
L'apparizione cominciava a sbiadire; i colori si offuscavano. Se cos vi
piace, arriv la risposta sommessa, in tono di scherno. Naturalmente,
forse lo spirito che vedono  il vostro, non il mio.
Il fantasma spar.
Su entrambi i lati della pista, i topi presero a ritrarsi verso la foresta, co-
me improvvisamente confusi, ciechi alla grande forza che li aveva rivendi-
cati. Si riversarono fra le ombre, le foglie e il legno marcio degli alberi ca-
duti. Da un momento all'altro, scomparvero.
Seren si gir verso Buruk il Pallido. Che cosa intendevi quando hai det-
to che le mattonelle non mentivano? Tumulo e Radice, sono mattonelle
nella Fortezza dell'Azath, no? Hai assistito a una lettura prima di comincia-
re questo viaggio. A Trate. Lo neghi, forse?
L'uomo evit il suo sguardo. Era pallido in volto. Le Fortezze si stanno
risvegliando, Acquitor. Tutte quante.
Chi era quello? domand Hull Beddict.
Non lo so. Buruk aggrott le sopracciglia, girandosi dall'altra parte.
Ha importanza? Il fango si agita e ne escono creature. La Settima Chiusu-
ra si avvicina, ma temo che non somiglier affatto a quello che ci hanno
insegnato. La nascita dell'impero, oh s, ma chi lo governer? La profezia 
pericolosamente vaga. La. pista  libera ora... andiamo avanti.
Risal sul suo carro.
Che senso dobbiamo dare a tutto questo? indag Hull.
Seren scroll le spalle. Le profezie sono come le stesse mattonelle,
Hull. Vedici quello che vuoi. Il terrore le aveva lasciato un gusto amaro
in gola e sentiva le membra deboli e tremanti. Improvvisamente stanca,
slacci l'elmo e se lo tolse. La pioggia fine le cadeva gelida sulla fronte.
Chiuse gli occhi.
Non posso salvarlo. Non posso salvare nessuno di noi.
Hull Beddict parl ai Nerek.
Sbattendo gli occhi Seren si riscosse. Leg l'elmo alla bisaccia.
Il viaggio riprese. Carri gementi, cigolanti, il fiato affannoso dei Nerek.
L'aria immobile e la foschia che l'attraversava come il respiro di un dio e-
sausto.
Due giorni. Poi sar finita.
Trenta passi pi avanti, invisibile a tutti loro, un gufo vol sul sentiero,
silenzioso sulle ali ampie, scure. Aveva sangue sugli artigli, sangue intorno
al becco.
Il bottino improvviso si accettava con disinvoltura. L'abbondanza non
era degna di celebrazioni. Il cacciatore conosceva solo la caccia, ed era in-
differente alla paura della preda. Indifferente, anche, al Corvo Bianco che
veleggiava nella sua scia.
La pira bruciava da un giorno e una notte; un capriccio del vento port i
rimasugli del fumo nel villaggio. Il mattino dopo, uscendo dal palazzo del
padre, Trull Sengar ne sent l'odore aspro nella foschia che pervadeva il
cortile.
Non gli piaceva il nuovo mondo che aveva trovato. Le rivelazioni non
potevano essere annullate. Ora condivideva dei segreti e la verit era che
ne avrebbe fatto volentieri a meno. Volti un tempo familiari erano cambia-
ti. Che cosa sapevano? Quant'era vasto e insidioso l'inganno? Quanti guer-
rieri Hannan Mosag aveva attratto nella rete delle sue ambizioni? Fino a
che punto le donne si erano organizzate contro il Re Stregone?
Nessuna parola sull'argomento era intercorsa fra i fratelli, non dal mo-
mento della conversazione nella fossa, quando il teschio schiacciato del
drago era stato l'unico testimone di quello che i pi avrebbero chiamato
tradimento. Erano in corso i preparativi per il viaggio imminente. Non ci
sarebbero stati schiavi ad accompagnarli. Hannan Mosag aveva mandato
spettri nei villaggi prima delle distese di ghiaccio; li aspettavano provviste
che avrebbero alleviato il bisogno di portare carichi pesanti, per la maggior
parte del tragitto.
Un carro trainato da una mezza dozzina di schiavi aveva attraversato il
ponte; trasportava armi forgiate di fresco. Lance dalla punta di ferro si er-
gevano legate in fasci. Un rivestimento di rame proteggeva le aste per met
della lunghezza. Si vedevano anche spade dall'elsa a croce, con i loro fode-
ri di pelle conciata. Falcetti per disarcionare i cavalieri, mazzi di lunghe
frecce. Asce da lancio, l'arma preferita degli Arapay. Ampie sciabole, nello
stile dei Merude.
Dalle fucine usciva di nuovo il clangore della guerra.
Trull vide Fear e Rhulad andare al carro, seguiti da altri schiavi. Fear
cominci a impartire ordini per l'immagazzinamento delle armi.
Rhulad guard Trull avvicinarsi. Hai bisogno di altre lance, fratello?
chiese.
No, Rhulad. Vedo armi Arapay e Merude qui. E Beneda e Den-
Ratha...
Tutte le trib, s. Cos accade in ogni fucina, in ogni villaggio. Una
condivisione di abilit.
Trull lanci un'occhiata a Fear. Tu che ne pensi, fratello? Addestrerai i
guerrieri Hiroth a usare nuovi armi?
Ho insegnato come difendersene, Trull.  intenzione del Re Stregone
creare un vero esercito, come quelli dei Letherii. Per questo ci vorranno
unit specializzate. Fear scrut Trull per un attimo, prima di aggiungere:
Io sono Maestro delle Armi per gli Hiroth e ora, per ordine del Re Stre-
gone, per tutte le trib.
Tu guiderai quest'esercito?
Se dovesse venire la guerra, s, lo guider in battaglia.
Cos i Sengar vengono onorati, comment Rhulad, l'espressione neu-
tra, il tono privo di inflessioni.
Cos noi siamo ricompensati.
Binadas  tornato all'alba, dichiar Fear. Oggi si riposer. Poi parti-
remo.
Trull annu.
Sta arrivando una carovana mercantile Letherii, annunci Rhulad.
Binadas li ha incontrati sulla pista. L'Acquitor  Seren Pedac. E con loro
c' Hull Beddict.
Hull Beddict, la Sentinella che aveva tradito i Nerek, i Tarthenal e i Fa-
raed. Che cosa voleva? Non tutti i Letherii erano uguali, Trull lo sapeva. I
pareri contrastanti cantavano con il cozzo delle spade. I tradimenti abbon-
davano nella folla rapace delle grandi citt e anche, se le voci erano vere,
nel palazzo dello stesso re. Il mercante aveva l'incarico di riferire le parole
di chiunque l'avesse comprato; mentre Seren Pedac, nel ruolo di Acquitor,
non avrebbe n espresso la propria opinione n interferito con gli scopi al-
trui. Poich Trull non era stato presente nel villaggio durante le altre visite
di lei, non poteva saperne di pi. Ma Hull, l'antica Sentinella... si diceva
che fosse immune dalla corruzione, come solo un uomo un tempo tradito
poteva esserlo.
In silenzio, Trull guard gli schiavi tirar gi le armi dal carro e portarle
all'armeria.
Persino i suoi fratelli sembravano in qualche modo... diversi. Come se
fra loro fossero tese ombre, invisibili a tutti, che facevano vibrare il vento
di trepidazione. C'era dell'oscurit, allora, nel sangue di fratelli. Niente di
tutto questo avrebbe aiutato il viaggio che stava per cominciare.
Sono sempre stato quello che si preoccupa. Non vedo troppo, vedo solo
le cose sbagliate. E cos il problema  mio, dentro di me. Devo ricordar-
mene. Come con le mie illazioni su Rhulad e Mayen. I pensieri sbagliati
sono i pi... instancabili.
Binadas dice che Buruk trasporta ferro Letherii, riprese Rhulad, inter-
rompendo le fantasticherie di Trull. Ci torner utile. Lo sa Dapple, i Le-
therii sono dei veri sciocchi...
Non  vero, ribatt Fear. Sono indifferenti. Non vedono alcuna con-
traddizione nel venderci ferro, e farci la guerra un attimo dopo.
N nel raccogliere foche zannute, aggiunse Trull, annuendo. Sono
una nazione di diecimila mani avide, e nessuno pu dire quali siano since-
re, quali appartengano a chi detiene il potere.
Il Re Ezgara Diskanar non  come Hannan Mosag, osserv Fear.
Non governa il suo popolo con assoluto...
Trull lanci un'occhiata al fratello, la cui voce andava spegnendosi.
Fear si gir dall'altra parte. Mayen  nostra ospite stasera, concluse.
Forse nostra madre vi chieder di partecipare alla preparazione della ce-
na.
E cos faremo, rispose Rhulad, incrociando lo sguardo di Trull per un
attimo prima di riportare l'attenzione sugli schiavi.
Il potere assoluto... no, quello l'abbiamo eliminato, no? E in verit, forse
non era mai esistito. Le donne, dopo tutto...
Nel palazzo, gli altri schiavi correvano indaffarati qua e l quando Udi-
naas entr, dirigendosi al suo giaciglio. Poich quella notte sarebbe stato di
servizio, gli era permesso un breve periodo di riposo. Vide Uruth in piedi
vicino al focolare centrale, ma nella confusione riusc a sgusciar via senza
essere visto, uno dei tanti schiavi nell'ombra.
Non aveva dimenticato le affermazioni della Strega Piumata, che gli
stringevano la gola a ogni respiro. Se gli Edur avessero scoperto la verit
che gli scorreva nelle vene, l'avrebbero ucciso. Sapeva di doversi nascon-
dere, ma non sapeva come.
Si sedette sulla stuoia. Fu investito dai suoni e dagli odori delle stanze
vicine. Sdraiandosi sulla schiena, chiuse gli occhi.
Quella notte avrebbe lavorato al fianco della Strega Piumata, che l'aveva
visitato quella volta, nel suo sogno. Per il resto, non aveva avuto occasione
di parlarle. N, sospettava, era probabile che lei avviasse una conversazio-
ne. Al di l della sconvenienza legata alla differenza sociale, aveva visto in
lui il sangue del Wyval, o cos aveva detto nel sogno. Ma forse non era af-
fatto lei. Solo un'invenzione della mia mente, una scultura di polvere. Se
fosse stato possibile, invito o meno, le avrebbe parlato.
Tappeti erano stati portati fuori e posati su tralicci. Il battito delle mazze
usate dagli schiavi per farne uscire la polvere era simile a un distante rom-
bo di tuono.
Per un attimo, si domand vagamente dove fosse andato lo spettro-
ombra, poi fu sopraffatto dal sonno.
Era privo di forma, un incorporeo fascio di sensi. Nel ghiaccio. Un
mondo blu, cupo, percorso da strisce verdi. La patina di polvere e terriccio,
l'odore del freddo. Gemiti lontani, fiumi solidi che scorrevano l'uno contro
l'altro. Cerchi di luce solare che trasmettevano calore nelle profondit, do-
ve si accumul, finch uno scoppio fragoroso non scosse il mondo.
Udinaas percorreva questo paesaggio ghiacciato, che per tutti gli occhi
nel mondo al di l era immobile, senza tempo. E niente delle pressioni, dei
pesi e delle forze veniva rivelato, fino al momento dell'esplosione finale,
quando le cose si ruppero.
C'erano sagome nel ghiaccio. Corpi prelevati dal terreno molto pi in
basso e bloccati in pose scomode. Scarnificati, gli occhi semiaperti. Fiori
di sangue sospesi in nuvole statiche intorno alle ferite. Rivoli di bile ed e-
scrementi. Udinaas si ritrov ad attraversare scene di massacri. Tiste Edur
e loro simili dalla pelle pi scura. Rettili enormi, alcuni con lame al posto
delle zampe. Troppo numerosi per essere contati.
Arriv in un luogo in cui i corpi dei rettili formavano una massa quasi
compatta. Mentre vi scorreva in mezzo, l'uomo si ritrasse d'un tratto. Un
torrente verticale d'acqua si levava nel ghiaccio davanti a lui, al di sopra
dei corpi ammucchiati. L'acqua era rosa, rigata di fango, e saliva pulsando,
come alimentata da un cuore sotterraneo.
E quell'acqua era veleno.
Ora Udinaas fuggiva attraverso il ghiaccio, sbattendo contro i corpi, duri
come la roccia. Fin in distese percorse di crepe, prive di cadaveri. Scivol
gi per canali solidi. Correva sempre pi veloce, inghiottito dal buio.
Creature massicce, dal pelo marrone, intrappolate in posizione eretta,
con piante verdi nella bocca. Mandrie tenute sospese sopra la terra nera.
Zanne d'avorio e occhi scintillanti. Zolle d'erba sradicata. Sagome lunghe -
lupi grigi, dalle spalle larghe - colte nell'atto di slanciarsi, accanto a un'e-
norme bestia cornuta. Quella era un'altra scena di massacro, vite rubate
nell'istante di un mutamento catastrofico; il mondo rovesciato su un fianco,
l'irrompere dei mari, il freddo pungente che tagliava la carne fino all'osso.
Il mondo... il mondo stesso tradisce. Che l'Errante ci prenda, come pu
essere?
Udinaas aveva conosciuto molti per cui la certezza era un dio, l'unico
dio, quali che fossero i suoi lineamenti. E aveva visto il modo in cui tale
fede creava un mondo semplice, in cui tutto era divisibile dal coltello affi-
lato del freddo giudizio, che rendeva impossibile qualunque riparazione.
Aveva visto una simile certezza, senza mai condividerla.
Ma era sempre stato dell'idea che il mondo stesso fosse... indiscutibile.
Non statico - mai statico - ma comprensibile. A volte, era indubbiamente
crudele, e letale... ma le difficolt erano quasi sempre prevedibili. Creature
congelate a met del balzo. Congelate mentre erano ritte in piedi, l'erba che
penzolava dalla bocca. Questo era incomprensibile. Magia. Per forza. E
comunque, il potere sembrava inimmaginabile, perch era assodato che il
mondo e ci che ci viveva possedessero una resistenza naturale alla magia.
Era chiaro, altrimenti i maghi e gli dei avrebbero mutato, e probabilmente
distrutto, l'equilibrio di tutte le cose gi da molto tempo. Per cui, la terra
aveva resistito. Le bestie che l'abitavano avevano resistito. Il flusso dell'a-
ria e dell'acqua, le piante che crescevano, gli insetti che ronzavano, tutti
avevano resistito.
Invano.
Poi, nelle profondit, una sagoma. Appollaiata sulla roccia, una torre di
pietra. Una ferita lunga e stretta indicava un'entrata. Udinaas attravers il
ghiaccio massiccio alla sua volta.
Fu oltre il portale.
Qualcosa si infranse. Nuovamente consapevole del proprio corpo, cadde
in ginocchio. La pietra era abbastanza fredda da strappargli la pelle dalle
ginocchia e dal palmo delle mani. Si tir in piedi barcollando, e colp con
la spalla qualcosa che vacill per l'urto.
L'aria gelida lo accecava, gli straziava i polmoni. Attraverso lacrime di
ghiaccio vide, nel mezzo di un chiarore azzurrognolo, un'alta figura. La
pelle simile alla pergamena sbiancata, gli arti esageratamente lunghi, con
troppe articolazioni. Occhi neri, freddi, un'espressione di debole sorpresa
sui lineamenti stretti, angolosi. Gli abiti consistevano di un'imbracatura di
cinghie di cuoio e nient'altro. Niente armi. Un uomo, ma tutt'altro che un
uomo.
E poi Udinaas vide, sparsi sul pavimento intorno alla figura, cadaveri
contorti nello spasimo della morte. Zannuti, la pelle verdastra. Un uomo,
una donna, due bambini. I loro corpi erano stati spezzati; l'estremit di ossa
infrante sporgeva dalla carne. La loro posizione indicava che era stato
l'uomo dalla pelle bianca a ucciderli.
Udinaas era scosso da un tremito incontrollabile; aveva mani e piedi in-
torpiditi. Wither? Spettro-ombra? Sei con me?
Silenzio.
Il cuore prese a martellargli in petto. Quello non sembrava un sogno: era
troppo reale. Non si sentiva a cavallo di due realt, confortato dal mormo-
rio di un corpo sdraiato sul suo giaciglio in un palazzo Edur.
Era proprio l, e stava morendo congelato.
Qui. Nelle profondit di ghiaccio, questo mondo di segreti dove il tempo
si  fermato.
Si gir a studiare l'entrata.
E solo allora not le impronte lasciate sulle piastrelle coperte di gelo.
Impronte di piedi nudi di bambino, che portavano fuori.
Oltre il portale non si vedeva ghiaccio. Solo argento opaco, come se una
tenda fosse caduta sull'entrata.
Udinaas, che stava perdendo la sensibilit agli arti, ripercorse le impron-
te, fino alle spalle della figura eretta, e vide che l'uomo aveva la nuca
schiacciata e aperta, la pelle e i capelli ancora attaccati alla calotta cranica
che penzolava gi sul collo. Forse un pugno aveva colpito la testa, attra-
versando la materia grigia del cervello.
Il danno sembrava inspiegabilmente recente.
Piccole impronte indicavano che il bambino si trovava dietro alla figu-
ra... anzi, vi era apparso dietro, dal momento che non ce n'erano altre. Era
apparso... per fare cosa? Infilare la mano nel cranio di un morto? Eppure
la figura era alta come un Edur; il bambino avrebbe dovuto arrampicarsi.
Sent i pensieri rallentare. Provava un piacevole languore nella contem-
plazione di quell'orrido mistero. E si stava addormentando, il che lo diver-
tiva. Un sogno che lo faceva addormentare. Un sogno che mi uccider.
Avrebbero trovato un corpo congelato sul giaciglio? L'avrebbero conside-
rato un presagio?
Oh be', segui le impronte... in quel mondo d'argento. Che altro poteva
fare?
Con un'ultima occhiata a quella statica scena di antico omicidio e recen-
te profanazione, Udinaas si avvi barcollando all'entrata.
L'argento lo inghiott; rumori arrivavano da ogni lato. Una battaglia.
Grida. Il clangore delle armi. Ma Udinaas non vedeva niente. Un'ondata di
calore lo colp da sinistra, portando con s una cacofonia di strida disuma-
ne.
Perse il contatto con il terreno sotto i piedi; i suoni si indebolirono, ritra-
endosi velocemente verso il basso. Venti ululavano; Udinaas cap di stare
volando, sostenuto da ali coriacee. Altri suoi simili veleggiavano sulle cor-
renti vorticose: ora li vedeva emergeva dalla nube. Corpi grossi come buoi,
coperti di scaglie grigie; colli muscolosi, mani e piedi artigliati. Teste o-
blunghe, mascelle che rivelavano file di denti acuminati, infossati in palli-
de gengive. Occhi color dell'argilla, con fessure verticali per pupille.
Locqui Wyval. Questo  il nostro nome. Progenie dello Starvald Deme-
lain, gli squallidi figli che nessuno vuole rivendicare come propri. Siamo
come mosche che invadono un banchetto marcescente, un regno dopo l'al-
tro. D'isthal Wyvalla, Enkar'al, Trol, siamo una pestilenza di demoni in
mille pantheon.
Esultanza selvaggia. C'erano altre cose oltre all'amore su cui prosperare.
Una violenta folata d'aria spinse da parte lui e i suoi simili. Si levarono
grida bestiali, mentre qualcosa emergeva alla vista.
Eleint! Soletaken, ma... oh! Tanto sangue draconiano. La creatura del
Tiam.
Scaglie candide, il rosso delle ferite sparso sul corpo come pittura opaca,
mostruosamente grande, il drago che i Wyval avevano scelto di seguire
apparve al loro fianco.
E Udinaas ne conosceva il nome.
Silchas Ruin. Il Tiste Andii che si nutriva nella scia del fratello... si nu-
triva di sangue Tiam, e beveva a fondo. Molto pi a fondo di Anomander
Rake. Oscurit e caos. Avrebbe accettato il peso della divinit... se gli fos-
se stata offerta la possibilit.
Udinaas ora sapeva a cosa stava per assistere. La mutazione sulla collina
l in basso. Il tradimento. L'uccisione dell'onore da parte dell'Ombra nella
rottura dei voti. Un coltello nel dorso e le grida dei Wyval l nei cieli turbi-
nosi sopra il campo di battaglia. Lo spettro-ombra aveva detto la verit.
L'eredit di quell'atto rimaneva nel brutale assoggettamento degli spiriti
Tiste Andii operato dagli Edur. La fede si dimostrava una menzogna, e
nell'ignoranza si trovava la debolezza. L'orgoglio degli Edur si ergeva sulle
sabbie mobili.
Silchas Ruin. A quei tempi le armi possedevano un potere terrificante,
ma le sue erano state infrante. Dal grido di morte di una Matrona K'Chain
Che'Malle.
La luce argentea tremol. Un risucchio, e Udinaas si ritrov sdraiato sul
suo giaciglio nel palazzo dei Sengar.
Pelle era stata strappata dai palmi, dalle ginocchia. Il gelo, sciogliendosi,
gli aveva inzuppato gli abiti.
Ho cercato di seguirti, ma non ci sono riuscito. Sei andato lontano,
mormor una voce dall'ombra.
Wither. Udinaas si mise su un fianco. Il luogo del vostro massacro,
disse con un filo di voce. Sono stato l. Che cosa vuoi da me?
Che cosa vogliono tutti, schiavo? La fuga. Dal passato, dal loro passa-
to. Ti guider sul sentiero. Il sangue del Wyval ti protegger...
Contro gli Edur?
Lascia a me la minaccia degli Edur. Ora preparati. Stanotte ti aspetta-
no dei compiti.
Un sonno che l'aveva lasciato dolorante, esausto. Con una smorfia, Udi-
naas si tir in piedi.
Con due delle sue schiave scelte, Mayen varc la soglia, fermandosi do-
po due passi nella stanza principale. Era magra come un fuscello, la sfuma-
tura della pelle pi scura di quella dei pi. Occhi grigi incorniciati da lun-
ghi capelli castani, in cui luccicavano perle di onice. Una tunica tradiziona-
le di pelle di foca argento e un'ampia cintura di conchiglie perlacee. Ai
polsi e alle caviglie, bracciali di avorio di balena.
Trull Sengar vedeva nei suoi occhi la suprema consapevolezza della
propria bellezza; nello sguardo sotto le palpebre pesanti c'era una specie di
oscurit, come se la donna non fosse avversa all'usare quella bellezza per
raggiungere il dominio, e con esso una libert, potenzialmente pericolosa,
in cui indulgere ai suoi desideri.
C'erano piaceri e desideri che non avevano a che fare con la virt, ma
solo con la depravazione. Per, ancora una volta, Trull fu colpito dal dub-
bio mentre guardava la madre mettersi davanti a Mayen per esprimere il
benvenuto della casa. Forse, ancora una volta, il suo sguardo era inquinato
da ombre da lui stesso gettate.
Appoggiandosi al muro con la schiena, lanci un'occhiata a Fear. Orgo-
glio incerto. Nell'espressione del fratello c'era anche inquietudine, ma po-
teva essere dovuta a qualunque cosa: il viaggio che avrebbero intrapreso
l'indomani, lo stesso futuro del suo popolo. Appena dietro di lui, stava
Rhulad, che divorava Mayen con gli occhi, come se la sua sola presenza
soddisfacesse i suoi appetiti pi crudeli.
Mayen teneva lo sguardo fisso su Uruth.
Assorbe. Richiama su di s le ondate di attenzione, e se ne nutre. Che il
Crepuscolo mi protegga, sono forse pazzo perch simili pensieri si riversi-
no dai recessi oscuri del mio animo?
L'accoglienza formale era terminata. Uruth si fece da parte, e Mayen
procedette verso il tavolo di Legnonero su cui era gi stato disposto il pri-
mo piatto. Si sarebbe seduta all'estremit pi vicina, con Tomad di fronte a
lei, alla testa del tavolo. Alla sua sinistra, Fear, alla sua destra, Uruth. Bi-
nadas accanto a Uruth e Trull accanto a Fear. Rhulad era alla destra di Bi-
nadas.
Mayen, esord Tomad, dopo che si fu seduta, benvenuta nel focolare
dei Sengar. Mi addolora che questa sera sia anche, per un certo tempo, l'ul-
tima in cui tutti i miei figli saranno presenti. Intraprendono un viaggio per
il Re Stregone, e io prego che tornino sani e salvi.
Mi risulta che le distese di ghiaccio non pongano seri rischi per i guer-
rieri degli Edur, replic Mayen. Eppure vedo cupezza e timore nei tuoi
occhi, Tomad Sengar.
Ansie di un vecchio padre, disse Tomad, con un debole sorriso.
Nient'altro.
Gli Arapay raramente si avventurano nelle distese di ghiaccio, per pau-
ra delle presenze soprannaturali, dichiar Rhulad. Inoltre, il ghiaccio
pu accecare, e il freddo pu rubare la vita come lo sgorgare del sangue da
una ferita invisibile. Si mormora che ci siano anche delle bestie...
Mio fratello, Mayen, cerca la gloria altisonante nell'ignoto, intervenne
Fear, cosicch tu possa guardarci tutti con stupore e reverenza.
Temo che mi abbia infuso soltanto terrore, osserv lei. E ora mi pre-
occupo per il vostro destino.
Siamo all'altezza di tutto ci che pu attaccarci, si affrett a precisare
Rhulad.
A parte la lingua di uno sciocco senza-sangue che parla al vento.
I calici di vino furono riempiti di nuovo, e dopo qualche attimo Uruth
parl. Quando non si sa ci che si cerca, la prudenza  la migliore arma-
tura. Si gir verso Binadas. Tu solo fra noi ti sei avventurato oltre i con-
fini orientali del territorio Arapay. Che pericoli presentano le distese di
ghiaccio?
Binadas aggrott le sopracciglia. Magia antica, madre. Ma sembra pro-
pensa a sonnecchiare. Riflett per un po'. Una trib di cacciatori che vi-
vono sul ghiaccio... ma ho visto solo impronte. Secondo gli Arapay, cac-
ciano di notte.
Cacciano cosa? indag Trull.
Il fratello scroll le spalle.
Saremo in sei, prosegu Rhulad, con Theradas e Midik Buhn, e tutti
possono testimoniare dell'abilit di Theradas. Per quanto senza-sangue,
aggiunse, Midik mi sta quasi alla pari con la spada. Hannan Mosag ha
scelto bene, optando per i figli guerrieri di Tomad Sengar.
Quest'ultima affermazione rimase sospesa nell'aria, come ricolma di tan-
ti significati possibili, ognuno dei quali puntava in una direzione diversa.
Tale era il veleno del sospetto. Le donne avevano le loro credenze, Trull lo
sapeva bene, e ora probabilmente pensavano ai sei guerrieri in questione
chiedendosi quali fossero le motivazioni di Hannan Mosag, le sue ragioni
per scegliere proprio quegli uomini. E anche Fear avrebbe ruminato, sa-
pendo ci che sapeva... come tutti noi Sengar sappiamo, ora.
Trull percep l'incertezza e cominci a interrogarsi. Fear, dopo tutto, era
Maestro delle Armi di tutte le trib, e aveva ricevuto il compito di riorga-
nizzare la struttura militare Edur. Da Maestro delle Armi a Maestro della
Guerra. Sembrava avventato mettere a repentaglio la sua vita a questo mo-
do. E Binadas era considerato dai pi uno dei maghi pi formidabili delle
trib unite. Insieme, Fear e Binadas erano stati cruciali durante le campa-
gne di conquista, mentre Theradas Buhn non aveva eguali nel condurre in-
cursioni dal mare. Gli unici membri sacrificabili di questa spedizione sia-
mo io, Rhulad e Midik. Si trattava, quindi, di una questione di fiducia?
Che cos'era precisamente questo dono che dovevano recuperare?
Ultimamente ci sono stati eventi poco ortodossi, riprese Mayen, con
un'occhiata a Uruth.
Trull colse l'espressione corrucciata del padre, ma Mayen doveva aver
visto acquiescenza nell'espressione di Uruth, perch continu: Spiriti per-
correvano l'oscurit la notte della veglia. Intrisi di un influsso sgradevole,
hanno invaso i nostri luoghi sacri... gli spettri-ombra sono fuggiti al loro
arrivo.
Non ho mai sentito cose simili, sentenzi Tomad.
Uruth tese il calice del vino, per farlo riempire da uno schiavo. Eppure
sono note, marito mio. Hannan Mosag e i suoi K'risnan hanno smosso om-
bre profonde. La marea del cambiamento si sta levando... e presto, temo, ci
spazzer via.
Ma siamo noi a cavalcare quella marea, ribatt Tomad, incupendosi in
volto. Una cosa  mettere in discussione la sconfitta, ma ora tu metti in
discussione la vittoria, moglie.
Parlo solo del Gran Concilio che  prossimo. I nostri figli non ci hanno
forse riferito delle creature evocate dalle profondit, che hanno rubato l'a-
nima ai cacciatori di foche Letherii? Quando quelle navi entreranno nel
porto di Trate, come credi che reagiranno i Letherii? Abbiamo cominciato
la danza della guerra.
Se cos fosse, la rimbecc Tomad, non avrebbe molto senso trattare
con loro.
Tranne, intervenne Trull, ricordando le parole del padre al suo ritorno
dai letti Calach, per prenderne la misura.
 stata presa molto tempo fa, disse Fear. I Letherii cercheranno di
farci quello che hanno fatto ai Nerek e ai Tarthenal. La maggior parte non
vede nessun errore o pecca morale nelle loro azioni passate. Gli altri non
riescono o non sono disposti a mettere in discussione i metodi, solo l'ese-
cuzione; cos sono destinati a ripetere gli orrori, e a vedere il risultato -
quale che sia la sua natura - come l'ennesima riprova di principi fermamen-
te sostenuti. E se anche il sangue dovesse scorrere in un fiume accanto a
loro, non faranno che rimuginare sui dettagli. Non  possibile cambiare le
credenze fondamentali di popoli simili, poich essi si rifiutano di ascolta-
re.
Allora ci sar la guerra, mormor Trull.
C' sempre guerra, fratello, decret Fear. Fedi, spade e parole: la sto-
ria risuona del loro cozzo interminabile.
E dello schiocco delle ossa che si spezzano, aggiunse Rhulad, con il
sorriso di chi ha un segreto.
Superbia sciocca, che non sfugg a Tomad. L'uomo si pieg in avanti.
Rhulad Sengar, parli come un anziano cieco con un sacco pieno di spettri.
Sono tentato di trascinarti sul tavolo e stringerti la gola fino a farti sparire
quell'aria gongolante dalla faccia.
Trull sent il sudore pizzicarlo sotto i vestiti. Vide il fratello sbiancare in
volto. Oh, padre, infliggi una ferita pi profonda di quanto non avresti
mai potuto immaginare. Volgendo lo sguardo verso Mayen, fu stupefatto
di vedere qualcosa di avido nei suoi occhi, una malizia, un piacere a mala-
pena controllato.
Non sono tanto giovane, rispose Rhulad con voce stridente, n tu
tanto vecchio perch queste parole passino ignorate....
Tomad picchi il pugno sul tavolo, provocando un tintinnio di calici e
piatti. Allora parla da uomo, Rhulad! Comunica a tutti noi questa terribile
conoscenza che da una settimana pervade ogni tuo gesto. O vorresti aprire
morbide cosce con i tuoi modi femminei? Credi di essere il primo giovane
guerriero che cerca di camminare in armonia con le donne? La compren-
sione, figlio, non  un buon sentiero verso il desiderio...
Rhulad balz in piedi, il viso distorto dalla rabbia. E che donnaccia
vorresti farmi portare a letto, padre? A chi sono stato promesso? E a nome
di chi? Mi tieni al guinzaglio in questo villaggio e poi mi deridi quando
lotto per liberarmi. Fulmin gli altri con lo sguardo, posando infine gli
occhi su Trull. Quando la guerra comincer, Hannan Mosag annuncer un
sacrificio. Dovr farlo. Una gola sar squarciata perch il sangue si riversi
sulla prua della nave di testa. Sceglier me, non  vero?
Rhulad, replic Trull, non ho sentito nulla del genere....
Lo far! Dovr giacere con tre figlie! Sheltatha Lore, Sukul Ankhadu e
Menandore!
Un piatto scivol dalle mani di uno schiavo e s'incrin sul tavolo, spar-
gendo il pesce che vi era contenuto. Mentre il Letherii tendeva le braccia
per contenere l'incidente, Uruth lo afferr per i polsi. Li torse violentemen-
te, per rivelare i palmi.
La carne era rossa, viva, crepata, e trasudava liquido.
Che hai, Udinaas? l'interrog Uruth. Si alz, tirandolo verso di s.
Sono caduto... ansim il Letherii.
E fai colare il sangue delle tue ferite nel nostro cibo? Sei impazzito?
Padrona! chiam un secondo schiavo, avvicinandosi. L'ho visto en-
trare prima... e non aveva nessuna ferita, lo giuro!
 quello che ha lottato contro il Wyval, grid un terzo, arretrando in
preda a un terrore improvviso.
Udinaas  posseduto! esclam il secondo.
Silenzio! Uruth pos una mano contro la fronte di Udinaas e spinse
forte. L'uomo emise un grugnito di dolore.
La magia avvilupp lo schiavo. Fu scosso dagli spasmi; poi scivol, i-
nerte, ai piedi di Uruth.
Non c' niente dentro di lui, annunci la donna, ritirando la mano tre-
mante.
Strega Piumata, bada allo schiavo di Uruth, ordin Mayen.
La giovane Letherii balz in avanti. Un altro schiavo apparve per aiutar-
la a trascinare via l'uomo privo di conoscenza.
Non vedo nessuna offesa nel comportamento dello schiavo, dichiar
Mayen. Aveva delle ferite,  vero, ma le copriva con del tessuto. Sollev
il piatto, rivelando il lino sbiancato che Udinaas aveva tenuto contro le
mani.
Uruth grugn, sedendosi lentamente. Comunque, avrebbe dovuto in-
formarmi. E per questa trascuratezza sar punito.
Hai appena violentato la sua mente, ribatt Mayen. Non  sufficien-
te?
Silenzio.
Che le Figlie ci prendano, il prossimo anno dovrebbe dimostrarsi inte-
ressante. Un anno, come richiesto dalla tradizione, e poi Fear e Mayen sa-
rebbero andati ad abitare in una casa tutta loro.
Uruth fulmin la giovane con lo sguardo poi, con sorpresa di Trull, an-
nu. Benissimo, Mayen. Sei mia ospite stasera, per cui obbedir ai tuoi
desideri.
Rhulad, che era rimasto in piedi fino a quel momento, torn lentamente
a sedere.
Rhulad, riprese Tomad, non mi risulta che esista l'intenzione di ri-
prendere l'antico sacrificio di sangue per annunciare una guerra. Hannan
Mosag non gioca con la vita dei suoi guerrieri, nemmeno di quelli ancora
senza-sangue. Non capisco come tu abbia potuto immaginare che ti aspet-
tasse un destino simile. Forse, aggiunse, il viaggio che stai per intra-
prendere ti dar l'opportunit di diventare un guerriero di sangue, e cos di
stare con orgoglio al fianco dei tuoi fratelli. Prego perch cos avvenga.
Questo augurio di gloria era una chiara apertura nei confronti di Rhulad,
che dimostr un'inconsueta saggezza nell'accettarla con un semplice cenno
del capo.
N Udinaas n la Strega Piumata tornarono, ma gli schiavi rimasti basta-
rono a servire il resto del pasto.
E Trull, ancora, non poteva vantare alcuna comprensione di Mayen, la
promessa sposa di Fear.
Uno schiaffo pungente gli fece aprire gli occhi.
Vide il viso della Strega Piumata aleggiare sopra il suo, un viso pieno di
rabbia. Maledetto sciocco! sibil la donna.
Battendo le palpebre, Udinaas si guard intorno. Erano nella nicchia del
suo giaciglio. Al di l del telo penzolante, i sommessi rumori del pasto e
della conversazione.
Udinaas sorrise.
La Strega Piumata aggrott le sopracciglia. Lei...
Lo so, l'interruppe l'uomo. E non ha trovato niente.
La vide sgranare i begli occhi.  vero, allora?
Deve esserlo.
Stai mentendo, Udinaas. Il Wyval si  nascosto. In qualche modo, da
qualche parte, si  nascosto da Uruth.
Perch ne sei cos certa, Strega Piumata?
Lei si appoggi improvvisamente al muro. Non ha importanza...
Hai fatto dei sogni, vero?
La donna sussult, distogliendo lo sguardo. Tu sei il figlio di un Debi-
tore. Non sei niente per me.
E tu sei tutto per me, Strega Piumata.
Non fare l'idiota, Udinaas! Tanto vale che sposi un topo di fogna! Ora
sta' zitto, devo pensare.
Lui si tir lentamente a sedere, riavvicinando il viso al suo. Non occor-
re, replic. Poich mi fido di te, ti spiegher. Ha guardato davvero molto
a fondo, ma il Wyval se n'era andato. Sarebbe stato diverso se Uruth aves-
se cercato nella mia ombra.
La donna batt le palpebre in un lampo di comprensione. Non pu es-
sere, mormor, scuotendo la testa. Tu sei un Letherii. Gli spettri servono
solo gli Edur...
Gli spettri si inginocchiano perch devono. Sono schiavi degli Edur
tanto quanto noi, Strega Piumata. Ho trovato un alleato...
A che scopo, Udinaas?
Lui fece un altro sorriso, molto pi cupo. Uno scopo che capisco molto
bene, Strega Piumata. Il ripagare i debiti. Fino in fondo.
...
.
...
LIBRO SECONDO.
.
PRUE DEL GIORNO.
.
Veniamo aggrappati al tempo
della nostra giovinezza
trascinati sulle pietre di questa strada
logorati e appesantiti
dai vostri desideri.
E zoccoli non ferrati risuonano sotto le ossa
per ricordarci ogni
fatidico attacco
sulle colline che avete cosparso
di semi gelati
in questa terra morta.
Inghiottendo il terreno
e mordendo il freno
ci arrampichiamo nel cielo, cos soli
nei nostri modi inquieti,
un dimenarsi di membra
e le stelle di ferro esplodono dai vostri piedi
sfidando l'urgenza
avvertendoci del vostro morso selvaggio.
Destrieri (Figli a Padri)
Fisher kel Tath
...
.
...
CAPITOLO SEI.
.
L'Errante piega il destino,
Un'armatura invisibile
Si leva a smussare la lama
Su un campo improvvisamente
Invaso dalla battaglia, e la folla
Pigia cieca, gli occhi cavati
Dalla difficolt di queste circostanze
Dove cupi giullari danzano su mattonelle
E il caso cavalca una lancia
Di rosso bronzo
A infilzare mondi come crani
L'uno sopra l'altro
Finch i mari si riversano
A ispessire mani rivestite di metallo
Questo dunque  l'Errante
Che guida ogni destino
Senza sbagliare
Verso il petto degli uomini.
La Lettura delle Mattonelle
Ceda Ankaran Qan (1059esimo anno del Sonno di Burn
La Torre di Tarancede si trovava sul lato meridionale del porto di Trate.
Ricavata dal basalto grezzo, priva di bellezza o di eleganza, si innalzava
come un braccio nodoso per sette piani da un'isola artificiale di rocce fra-
stagliate. Cavalloni la battevano su tutti i lati, gettando spuma nell'aria.
Non c'erano n finestre n porte, ma una serie di lucide piastre di ossidiana
circondava il livello pi alto, ognuna alta come un uomo e quasi altrettanto
larga.
Lungo le terre di confine c'erano nove torri simili, ma Tarancede era l'u-
nica a ergersi sui tumultuosi mari del nord.
Il bagliore del sole picchiava vivido contro le piastre di ossidiana, sopra
un porto gi inghiottito dalla fine del giorno. Una decina di pescatori ca-
valcavano le acque mosse oltre la baia, costeggiando la zona delle secche a
sud. Erano molto al di fuori delle rotte marine e probabilmente incuranti
delle tre navi che apparvero a nord, puntando dritte verso il porto a vele
spiegate, nell'aria affollata di gabbiani stridenti.
Si avvicinarono, e una chiatta pilota and loro incontro dal molo princi-
pale.
Le tre navi si riflettevano nelle piastre di ossidiana della torre, scivolan-
do dall'una all'altra in strane onde; i gabbiani erano strisce bianche, indefi-
nite all'intorno.
I remi della chiatta invertirono di scatto la direzione, allontanando l'im-
barcazione.
Figure sciamavano intorno al sartiame della nave di testa. Il vento co-
stante che aveva sostenuto le vele cadde, come un respiro cessato all'im-
provviso, e la tela si sgonfi. Le sagome che aleggiavano sopra il ponte, di
forma solo vagamente umana, sembrarono sgusciar via, come bandiere ne-
re, nell'ombra che si incupiva. I gabbiani si scostarono dal loro cammino
con grida acute.
Dalla chiatta cominci a suonare una campana di allarme. Il suono non
era regolare, ma discordante, una cacofonia dettata dal panico.
Nessun marinaio, passato, presente o futuro, avrebbe mai sottovalutato
le fameliche profondit del mare. Spiriti antichi cavalcavano le correnti
dell'oscurit molto lontane dalla luce del sole, agitando il fango che in-
ghiottiva la storia sotto infiniti strati di indifferente silenzio. Il loro potere
era immenso, i loro appetiti insaziabili. Tutto ci che scendeva dal lumino-
so mondo al di sopra finiva nel loro abbraccio.
La superficie del mare, come tutti i marinai sapevano, era effimera.
Schizzi pittoreschi in un quadro che cambiava di continuo, e le vite erano
solo scintille, spente con facilit dalle forze demoniache che potevano risa-
lire dal fondo, scuotere la forma bestiale e cos sconvolgere il mondo.
I riti propiziatori erano preghiere per chiedere di passare inosservati, di
sfuggire alla cattura. Sangue davanti alla prua, delfini che danzavano a
dritta e uno sputo per richiamare i venti favorevoli. La mano sinistra stro-
fina, la destra asciuga. Stracci sbiancati dal sole legati alla catena dell'an-
cora. Una miriade di gesti, consacrati dalla tradizione, destinati ad assicu-
rare una navigazione tranquilla.
Nessuno cercava di evocare gli spiriti arcani delle valli che, sepolte sotto
l'acqua, non conoscevano luce. Non erano creature che si potessero legare,
o con cui si potesse contrattare. I loro cuori battevano in armonia coi cicli
della luna, la loro voce era la tempesta che si scatenava, le loro ali poteva-
no spiegarsi da un orizzonte all'altro, in pareti d'acqua torreggianti, venate
di bianco, che spazzavano ogni cosa sul loro cammino.
Sotto le onde del porto di Trate, con tre navi riverse sul dorso a mo' di
pinne, lo spirito legato risal su fredde correnti verso la costa. Le ultime
lance di luce solare gli trafiggevano la carne, e l'alleviamento della pres-
sione massiccia lo faceva crescere in grandezza: premeva le acque pi cal-
de della baia contro le spiagge rocciose sul davanti e sui lati, cosicch i pe-
sci e i crostacei delle secche furono rigettati dalle onde in brandelli di car-
ne e frammenti di guscio, regalando un improvviso, cruento banchetto ai
gabbiani e ai granchi di terra.
Lo spirito sollev le navi, ora correndo precipitoso su un unico cavallone
che si gonfi torreggiante verso la costa. Le banchine, che fino a quel mo-
mento erano state affollate di spettatori silenziosi, diventarono uno sciame
di sagome in fuga; le strade verso l'entroterra si riempirono del calpestio di
masse di umanit pigiate fino al soffocamento.
L'onda si avvicin poi, all'improvviso, ricadde. Gli scafi tremarono ru-
morosamente, pali si ruppero con uno schiocco e, sulla terza imbarcazione,
l'albero maestro esplose in una nube di schegge di legno. Ondeggiando in
mezzo ai detriti, le navi si infilarono fra i moli.
In risposta alla pressione che lo risucchiava all'interno, lo spirito si ritir
dalla baia, lasciando un'assoluta devastazione nella sua scia.
La prima nave scivol contro un molo, fermandosi delicatamente. Le
frecce candide dei gabbiani piombarono sul ponte: cominciava finalmente
il pasto. La Torre di Tarancede aveva assistito a tutto; malgrado il calar
della luce, le piastre levigate vicino al pinnacolo avevano assorbito ogni
dettaglio dell'evento.
E, in una stanza sotto il vecchio palazzo nella citt di Letheras, nel lon-
tano sudest, il Ceda Kuru Qan guardava. Davanti a s, aveva una mattonel-
la corrispondente alle piastre della torre sopra il porto di Trate; lo stregone
fiss l'enorme nuvola nera che aveva riempito la baia e cominciava ora a
ritirarsi lentamente, batt le palpebre per liberare gli occhi dal sudore e si
costrinse a riportare lo sguardo sulle tre navi oscillanti contro i moli.
I gabbiani e l'oscurit che si infittiva nascondevano gran parte della sce-
na, a parte i corpi distorti ammassati sul ponte, e gli ultimi spettri guizzan-
ti.
Ma Kuru Qan aveva visto abbastanza.
Cinque ali per l'Eterno Domicilio, delle quali solo tre completate. Ognu-
na di queste ultime consisteva di ampi corridoi con soffitti a volta rivestiti
di foglia d'oro. Fra elaborati archi rampanti su entrambi i lati, c'erano en-
trate che conducevano a camere adibite a uffici e abitazioni del personale
amministrativo e di manutenzione della Casa Reale. Verso il centro, le
stanze adiacenti avrebbero ospitato corpi di guardia, armerie e botole verso
passaggi privati, sotterranei, che circondavano l'intero palazzo al cuore
dell'Eterno Domicilio.
Al momento, tuttavia, quei passaggi erano invasi da acqua fangosa, alta
fino al petto, nella quale ratti nuotavano senza uno scopo particolare, tran-
ne, forse, il piacere. In piedi su un pianerottolo a tre gradini dall'allaga-
mento, Brys Beddict guardava le teste ritte muoversi avanti e indietro nel-
l'ombra. Accanto a lui, c'era un ingegnere di palazzo coperto di fango sec-
co.
Le pompe sono praticamente inutili, diceva questi. Abbiamo provato
con i tubi grandi, con i tubi piccoli, nessuna differenza. Non appena il ri-
succhio diventava abbastanza potente, entrava un ratto, o dieci, ostruendo
tutto. Per di pi, le infiltrazioni non accennano a diminuire, anche se gli
ingegneri idraulici giurano ancora che siamo sopra la falda freatica.
Sono sicuro che il Ceda vi conceder che un mago si unisca alla vostra
squadra.
Sarebbe un grosso aiuto, Finadd. Ci basta tenere a bada l'allagamento
per un po', cos possiamo portar fuori l'acqua coi secchi e gli acchiapparatti
possono scendere a catturare i topi. Ieri notte abbiamo perso Ormly, il mi-
glior acchiapparatti del palazzo. Probabilmente  annegato; quell'idiota
non sapeva nuotare. Se l'Errante vuole, forse troveremo soltanto poco pi
che ossa. I ratti sanno quando si imbattono in un acchiapparatti.
Questi tunnel sono essenziali per garantire l'incolumit del re...
Be', se sono allagati, nessuno tenter di usarli...
Non parlo di sicari che potrebbero entrare, interruppe Brys. Sono sta-
ti creati per permettere il rapido passaggio delle guardie a qualunque area
sovrastante venga invasa.
S, s, la mia era solo una battuta, Finadd. Naturalmente, potreste sce-
gliere veloci nuotatori per guardie... va bene, non importa. Trovate un ma-
go che venga a dirci cosa succede e blocchi l'ingresso dell'acqua e noi ci
occuperemo del resto.
Immagino, riprese Brys, che questo non indichi un cedimento.
Come nelle altre ali? No, niente sta affondando... ce ne saremmo accor-
ti. Comunque, corre voce che quelle ali saranno riesaminate. Ultimamente,
una nuova societ di costruzioni si  messa a lavorare nelle vicinanze;
qualche sciocco ha comprato la terra circostante. Si mormora che abbiano
trovato il modo di sostenere gli edifici.
Davvero? Non ho sentito niente al riguardo.
Certo le corporazioni non sono troppo felici, perch questi nuovi venuti
ingaggiano gli Indesiderati, gli scontenti finiti sulla Lista. Li pagano meno
della tariffa usuale, il che  l'unica cosa a loro vantaggio. Finch continua-
no con questa politica, le corporazioni non possono obbligarli a chiudere.
L'ingegnere scroll le spalle; cominci a staccarsi dagli avambracci pezzi
di argilla indurita, sussultando per il dolore dei peli tirati. Naturalmente,
se gli architetti reali decidono che il metodo di Bugg funziona, allora il re-
gistro dei collaboratori andr alle stelle.
Brys spost lentamente lo sguardo dai ratti all'ingegnere. Bugg?
Maledizione, mi serve un bagno. Guardate le mie unghie. S, Bugg Co-
struzioni. Con quel nome, ci deve essere un Bugg, no?
Un'esclamazione da un operaio sul gradino pi basso, poi un grido.
L'uomo si arrampic sul pianerottolo in preda al panico, poi si volt e indi-
c col dito.
Una massa di ratti, larga quasi quanto il tunnel, era emersa alla vista.
Muovendosi come una zattera, scivol nella chiazza di luce della lanterna
verso le scale. Al centro - e la rivelazione strapp un altro grido all'operaio
e un'imprecazione all'ingegnere - galleggiava una testa umana. Capelli
d'argento con una sfumatura giallastra, un viso pallido, solcato da rughe,
con una fronte ampia, alta, sopra occhi vicini, sgranati.
Altri ratti si allontanarono quando la zattera arriv a colpire il gradino
pi basso.
Che l'Errante ci prenda,  Ormly! ansim l'operaio.
Gli occhi sbatterono e la testa si alz; i ratti pi vicini si raccolsero sulle
spalle, gocciolando acqua luccicante. In nome della Fortezza, chi altri po-
trebbe essere? sbott l'apparizione, interrompendosi a sputare un grumo
di muco nell'acqua turbinosa. Vi piacciono i miei trofei? chiese, alzando
le braccia da sotto il mantello di ratti. Maledettamente pesanti quando so-
no bagnati, per.
Pensavamo fossi morto, borbott l'ingegnere, in un tono che lasciava
trasparire la sua preferenza per quell'ipotesi.
Tu lo pensavi. Tu pensi in continuazione, non  vero, Grum? Forse
questo, probabilmente quello, potrebbe essere, dovrebbe essere... ah! Pensi
che questi ratti mi abbiano fatto paura? Pensi che sarei dovuto annegare?
Per la fossa accogliente della Fortezza, io sono un acchiapparatti, e non
uno qualunque. Mi conoscono bene. Ogni ratto in questa dannata citt co-
nosce Ormly l'Acchiapparatti! Chi  costui?
Il Finadd Brys Beddict, si present il Campione del Re. Hai ammas-
sato una collezione impressionante di trofei, Acchiapparatti.
Gli occhi dell'uomo luccicarono. Proprio cos.  meglio quando galleg-
gia, per. In questo momento,  maledettamente pesante.
Esci da l, sugger Brys. Ingegner Grum, credo che Ormly l'Acchiap-
paratti si meriti un bel pasto, vino in abbondanza e una notte di riposo.
S, signore.
Riferir la vostra richiesta al Ceda.
Grazie.
Brys li lasci sul pianerottolo. Sembrava sempre pi improbabile che
l'Eterno Domicilio sarebbe stato pronto per la nascita dell'Ottava Era.
Fra il popolo, l'entusiasmo per la celebrazione imminente era tutt'altro
che forte. Le storie potevano riferire profezie sull'impero glorioso destinato
a risorgere nello spazio di meno di un anno ma, in verit, in quel periodo
c'era ben poco che sostenesse l'idea di un rinascimento, economico o mili-
tare. Serpeggiava anzi un certo disagio, incentrato sull'imminente incontro
con le trib dei Tiste Edur. Rischio e opportunit: le due cose erano sino-
nimi per i Letherii. Per, la guerra non era mai piacevole, anche se fino a
quel momento la sua conclusione era sempre stata soddisfacente. Il rischio
portava all'opportunit, con poca considerazione per gli sconfitti.
Certo, le trib Edur ora erano unite. Tuttavia, altre alleanze simili si era-
no formate in passato per contrastare le ambizioni Letherii, e non una si
era dimostrata immune alle strategie di divisione. L'oro comprava il tradi-
mento una volta dopo l'altra. Le alleanze crollavano e il nemico era an-
nientato. Qual era la probabilit che stavolta le cose andassero diversamen-
te?
Brys si interrog sull'implicita passivit della propria gente. Era certo di
leggere correttamente il sentimento generale. I nervi erano tesi, ma solo
leggermente. I mercati restavano forti. E le brame insensate, quotidiane, di
un popolo per cui il possesso era tutto, continuavano immutate.
All'interno del palazzo, per, le emozioni erano pi variegate. Secondo
le divinazioni del Ceda, era in arrivo per Lether un mutamento fondamen-
tale. Kuru Qan parlava in modo confuso, contorto, di una sorta di Ascen-
sione. Una trasformazione... da re a imperatore, anche se restava da vede-
re come tale progresso si sarebbe manifestato. L'annessione dei Tiste Edur
e delle loro ricche terre avrebbe scatenato un nuovo vigore, una corsa fre-
netica al profitto. La vittoria avrebbe determinato la conferma della virtuo-
sit di Lether e dei suoi modi.
Uscendo dalla Seconda Ala, Brys scese verso il Canale Stretto. Era tarda
mattinata, quasi mezzogiorno. Quel giorno si era esercitato duellando con
altre guardie di palazzo fuori servizio nel recinto dietro la caserma, poi a-
veva fatto colazione in un ristorante lungo il Canale di Quillas, grato di
quel breve momento di solitudine, anche se la sua separazione dal palazzo
- permessa solo dal fatto che il re stava visitando le stanze della Prima
Concubina e non ne sarebbe emerso fino a met pomeriggio - era control-
lata da un guinzaglio invisibile che si era stretto sempre pi, finch non si
era sentito in obbligo di riprendere il suo ruolo visitando l'Eterno Domici-
lio e verificandone il progresso. E ora stava tornando al vecchio palazzo
che trov, superando la porta principale per entrare nella Grande Sala, in
preda al tumulto.
Con il cuore che gli martellava in petto, Brys si rivolse alla guardia pi
vicina. Caporale, cos' successo?
Il soldato salut. Non so bene, Finadd. Notizie da Trate, pare. Gli Edur
hanno massacrato alcuni marinai Letherii. Con la magia pi cattiva.
E il re?
Ha convocato un consiglio fra due campane.
Grazie, caporale.
Si diresse verso le camere interne. In mezzo ai servitori e ai messaggeri
che correvano lungo il corridoio centrale, vide il Cancelliere Triban Gnol
in piedi fra una manciata di seguaci, con i quali intratteneva una conversa-
zione sussurrata ma vivace. L'uomo fece guizzare gli occhi scuri verso il
Campione, ma le sue labbra non smisero di muoversi. Dietro il cancelliere
c'era il Consorte della Regina, Turudal Brizad, che stava appoggiato alla
parete con noncuranza, un debole sorriso di scherno sul viso dai lineamenti
quasi femminei.
Brys ne era sempre stranamente disturbato, e per ragioni completamente
estranee al suo singolare ruolo di consorte di Janall. Con la sua presenza
silenziosa, frequentava spesso le riunioni incentrate sulle questioni di stato
pi delicate, sempre vigile malgrado la sua studiata indifferenza. Ed era
ben noto che non condivideva il letto solo con la regina, quantunque, a
corte, non si fosse certi se Janall stessa lo sapesse. Fra i suoi amanti, corre-
va voce, c'era il Cancelliere Triban Gnol.
Un nido ben poco ordinato, a ben vedere.
La porta dell'ufficio del Primo Eunuco era chiusa e difesa da due dei Ru-
lith di Nifadas, guardiani eunuchi, alti, completamente privi del normale
grasso corporeo. Una pesante striscia di kohl rigava loro gli occhi e pittura
rossa allargava le bocche in una perpetua smorfia di scontento. Come uni-
che armi, avevano un paio di pugnali ricurvi infilati sotto le braccia incro-
ciate; se portavano un'armatura, era ben nascosta sotto lunghe camicie di
seta cremisi e pantaloni ocra. Erano a piedi nudi.
Entrambi annuirono e si scostarono per far passare Brys.
Tirando la cordicella intrecciata, questi sent la campanella risuonare de-
bolmente nella camera al di l.
La porta si apr.
Nifadas era solo, in piedi dietro la sua scrivania, il cui piano era affollato
di pergamene e mappe arrotolate. Le spalle rivolte alla stanza, sembrava
intento a fissare una parete. Campione del Re. Vi aspettavo.
Mi sembrava di dover fare visita a voi innanzitutto, Primo Eunuco.
Benissimo. Dopo qualche attimo di silenzio, l'uomo disse: Ci sono
credenze che costituiscono la religione ufficiale di una nazione, ma quelle
credenze e quella religione sono in realt poco pi che sottilissime lamine
d'oro appiccicate a ossa molto pi antiche. Nessuna nazione  unica, o spe-
ciale; o meglio, non dovrebbe esserlo, per il suo stesso bene.  molto peri-
coloso voler asserire la propria completa purezza, di sangue o di origini.
Pochi saranno disposti a riconoscerlo, ma Lether  molto pi ricco grazie
alle minoranze che lo divorano, a condizione che la digestione rimanga e-
ternamente incompleta.
Per, Finadd, vi confesso una certa ignoranza. Il palazzo isola coloro
che vi sono intrappolati, e le sue radici offrono scarso nutrimento. Vorrei
conoscere le credenze private della gente. Brys riflett per un momento,
poi chiese: Potete essere pi preciso, Primo Eunuco?.
Nifadas continuava a girargli le spalle. I mari. Gli abitanti del profon-
do. Demoni e vecchi dei, Brys.
I Tiste Edur chiamano le acque scure il Regno di Galain, che si dice
appartenga a loro simili i quali hanno l'Oscurit per dimora. I Tarthenal, ho
sentito, considerano i mari un'unica bestia con innumerevoli membra,
comprese quelle che si insinuano nell'entroterra, come i fiumi e i torrenti. I
Nerek li temono come il loro aldil, un luogo dove l'annegamento  eterno,
ed  il destino che attende traditori e assassini.
E i Letherii?
Brys scroll le spalle. Kuru Qan ne sa pi di me al riguardo, Primo Eu-
nuco. I marinai temono ma non venerano. Fanno sacrifici nella speranza di
non essere notati. Sui mari gli arroganti soffrono, mentre solo i docili so-
pravvivono, anche se si dice che, se si esagera in umilt, la fame l sotto
diventa irritata e sprezzante. Correnti e maree rivelano il disegno da segui-
re, il che spiega in parte la miriade di superstizioni e rituali richiesti a colo-
ro che intendono viaggiare per mare.
E questa... fame l sotto... non ha posto fra le Fortezze?
Non che io sappia, Primo Eunuco.
Finalmente, Nifadas si volt, guardando Brys con gli occhi socchiusi.
Non vi sembra strano, Finadd Beddict? Lether nacque da coloni che ven-
nero qui dal Primo Impero. Il Primo Impero fu poi distrutto, il paradiso ri-
dotto a un deserto senza vita. Eppure fu nel Primo Impero che furono ini-
zialmente scoperte le Fortezze. Vero, la Fortezza Vuota fu una manifesta-
zione successiva, almeno per quanto ci riguardava. Per cui dobbiamo im-
maginare che credenze ancora pi antiche sopravvissero e furono portate
in questa nuova terra tanti millenni fa? O, al contrario, ogni terra - con i
mari adiacenti - evoca una serie di credenze indigene? Se  cos, allora
l'argomento che afferma la presenza di divinit materiali, innegabili, riceve
grande sostegno.
Ma comunque, ribatt Brys, non c' prova che tali divinit si interes-
sino lontanamente delle questioni mortali. Non credo che i marinai consi-
derino la fame di cui ho parlato come un dio. Piuttosto come un demone,
direi.
Rispondere a ci che risposta non ha, un bisogno del quale soffriamo
tutti. Nifadas sospir. Finadd, i cacciatori di foche indipendenti sono
stati tutti uccisi. Tre delle loro navi sono sopravvissute al viaggio di ritorno
verso Trate, affollate di spettri Edur, ma portate su mari che erano pi che
mari. Un demone, come quello su cui giurano i marinai... ma anche molto
di pi, o cos crede il nostro Ceda. Conoscete le credenze Faraed? La loro
 una tradizione orale e, se l'elenco delle generazioni  esatto e non un me-
ro artificio poetico, la tradizione  veramente antica. I miti della creazione
Faraed si incentrano sugli dei Antichi. Ognuno con un nome, ognuno sotto
un certo influsso, un pantheon disomogeneo di personalit del tutto malsa-
ne. A ogni modo, fra di loro c' l'Antico Signore dei Mari, l'Abitante del
Fondo. Si chiama Mael. Inoltre, Mael spicca nelle pi vecchie storie Fara-
ed. Un tempo camminava su questa terra, Finadd, come presenza fisica, in
seguito alla morte di un'Era.
Un'Era? Che tipo di Era?
Un tempo precedente ai Faraed, penso. Ci sono... contraddizioni e punti
oscuri.
Il Ceda Kuru Qan crede che il demone che ha portato le navi fosse que-
sto Mael?
Se lo era, allora Mael ha subito un forte degrado. Quasi irriflessivo, un
vortice gonfio di emozioni selvagge. Ma comunque potente.
Per i Tiste Edur lo hanno incatenato?
Nifadas alz le sopracciglia sottili. Se si apre un sentiero in una foresta,
ogni bestia lo user.  controllo questo? In un certo senso, forse.
Hannan Mosag voleva affermare la propria autorit.
Certo, Finadd, e l'ha fatto. Ma si tratta di una vera affermazione o di
ingannevole spacconeria?
Brys scosse la testa. Non aveva risposte da offrire.
Nifadas si gir di nuovo dall'altra parte. Il re ha giudicato la questione
di sufficiente importanza. Il Ceda sta preparando i... mezzi. Tuttavia, avete
il diritto di ricevere una richiesta piuttosto che un ordine.
Cos' che mi viene chiesto di fare, Primo Eunuco?
Una debole scrollata di spalle. Risvegliare un dio Antico.
La struttura  in preda a un grande flusso.  importante? Credo di no.
Il Ceda Kuru Qan spinse le lenti legate col ferro su per il dorso del naso,
fissando Brys. Questo  un viaggio della mente, Campione del Re ma, in
verit, il rischio per te  lo stesso che se viaggiassi nell'aldil. Se viene uc-
cisa la tua mente, non c' pi ritorno. Ma si tratta di un caso di estrema ne-
cessit, ahim: il re vuole che tu proceda.
Non immaginavo che non ci sarebbe stato pericolo, Ceda. Ditemi, le
mie abilit marziali serviranno?
Non si sa. Ma sei giovane, resistente e perspicace. Kuru Qan si gir a
studiare il piano di lavoro alle sue spalle, ingombro di oggetti. Un grande
flusso, ahim. Che lascia un'unica scelta. Tese una mano a prendere un
calice. Una pausa, un'occhiata dubbiosa al contenuto, poi una cauta sorsa-
ta. Ah! Come sospettavo. Il flusso nella struttura  dovuto interamente al
latte cagliato. Brys Beddict, sei pronto?
Il Campione del Re scroll le spalle.
Kuru Qan annu. Volevo farti bere questo.
Il latte cagliato non mi far del male, replic Brys, prendendolo dalle
mani del Ceda. Lo butt gi rapidamente, posando il calice d'argento sul
tavolo. Quanto tempo?
Per cosa?
Prima che la pozione faccia effetto.
Quale pozione? Vieni con me. Useremo la Stanza delle Mattonelle per
questo viaggio.
Brys segu il vecchio mago fuori dalla stanza. Arrivato alla porta, si gir
a lanciare un'occhiata al calice. La mistura aveva sapore di agrumi e latte
di capra acido; gi la sentiva ribollire minacciosamente nello stomaco.
Allora devo presumere di aver bevuto quella roba per niente.
Uno spuntino. Uno dei miei esperimenti. Speravo che ti sarebbe piaciu-
ta, ma a giudicare dal tuo pallore sembrerebbe di no.
Temo che abbiate ragione.
Ah, be', se si dimostra ostile te ne libererai sicuramente.
Mi consola saperlo, Ceda.
Il resto del viaggio verso le profondit del palazzo fu fortunatamente
privo di eventi. Il Ceda Kuru Qan condusse Brys nell'ampia camera in cui
si trovavano le mattonelle delle Fortezze. In quest'impresa, Campione del
Re, useremo una mattonella dei Fulcra. Dolmen.
Percorsero la stretta passerella fino al disco centrale. Le mattonelle mas-
sicce si estendevano su tutti i lati sotto di loro.
Il tumulto nello stomaco di Brys si era un po' placato. L'uomo aspett
che il Ceda parlasse.
Alcune cose sono importanti. Altre no. Eppure, tutte rivendicano l'at-
tenzione dei mortali. Sta a noi restare sempre attenti, e cos acquisire la
saggezza nel vaglio delle possibilit.  un nostro comune difetto, Brys, il
fatto di essere guidati dall'indifferenza per le eventualit. Ci compiacciamo
del presente, rimandando l'esame del futuro.
Le vecchie storie risalenti al Primo Impero raccontano difetti simili.
Ricchi porti presso le foci dei fiumi abbandonati dopo tre secoli, per l'ac-
cumulo di fango causato dall'abbattimento delle foreste e metodi di irriga-
zione mal concepiti. Porti che, se dovessi visitare ora le loro rovine, trove-
resti a una lega o pi all'interno della costa attuale. La terra striscia fino al
mare;  sempre stato cos. Ma quello che noi umani facciamo pu accelera-
re grandemente il processo.
 importante? Solo in parte, lo ammetto. Come devo per forza ammet-
tere molte cose. Ci sono progressi naturali che, svelati, si dimostrano pro-
fondamente esemplari della pura ampiezza dell'antichit. Anche andando
al di l del tempo dell'esistenza umana, questo mondo  molto, molto vec-
chio, Brys Beddict. Kuru Qan fece un gesto.
Abbassando lo sguardo sul punto da lui indicato, Brys vide la mattonella
del Dolmen. L'immagine incisa e dipinta rappresentava un unico monolite
inclinato, semisepolto nell'argilla inerte. Alle spalle, un cielo uniforme-
mente incolore.
Persino i mari nascono per poi morire, un giorno, prosegu Kuru Qan.
Eppure la terra si aggrappa alla sua memoria, e tutto ci che ha sopporta-
to  scolpito sul suo viso. E per contrappunto, nell'abisso dell'oceano pi
profondo troverai le tracce di quando esso si ergeva sopra le onde. E que-
sta conoscenza che useremo, Brys.
Nifadas  stato piuttosto vago riguardo al mio compito, Ceda. Devo ri-
svegliare Mael, presumibilmente per informare il dio Antico che  vittima
di una manipolazione. Ma io non sono un suo adoratore, n esiste un solo
Letherii che potrebbe affermare di esserlo... perch Mael dovrebbe ascol-
tarmi?
Non ne ho idea, Brys. Dovrai improvvisare.
E se questo dio  veramente e assolutamente caduto, fino a essere ridot-
to a poco pi di una bestia irriflessiva, cosa succeder?
Kuru Qan batt le palpebre dietro le lenti, ma rimase muto.
Brys, a disagio, spost il peso da una gamba all'altra. Se sar solo la
mia mente a compiere il viaggio, come apparir a me stesso? Potr portare
armi?
Come manifesterai le tue difese sta a te deciderlo, Finadd. Prevedo che
ti troverai come sei adesso. Dotato di armi e armatura. E pieno di orgoglio,
naturalmente, ma questo non ha importanza. Cominciamo?
Benissimo.
Avanzando di un passo, Kuru Qan afferr Brys per l'imbracatura delle
armi. Uno strattone sorprendentemente potente lo tir in avanti, a capofitto
oltre il bordo del disco. Cacciando un grido d'allarme, il Campione sferz
l'aria con le braccia, poi precipit gi verso la mattonella del Dolmen.
Anche nella pi nobile delle iniziative, di tanto in tanto si incespica.
Bugg, gli occhi vacui, il viso privo di espressione, fissava Tehol senza
parlare.
Inoltre, tutto sommato,  solo un piccolo difetto. Quanto a me, be', sono
abbastanza contento. Davvero. La tua  la delusione perfettamente com-
prensibile e, direi, la leggera incrinatura della sicurezza, che conseguono a
un'impresa mal concepita. Ma il risultato  buono, te lo assicuro. Per pro-
varlo, Tehol gir lentamente su se stesso, davanti al servo. Visto? Le
gambe sono della stessa lunghezza. Rimarr al caldo, per quanto fredde
diventino le notti. Certo, qui non abbiamo notti fredde. Afoso  il massimo
cui possiamo aspirare, ma cos' un po' di sudore fra... uhm... le gambe?
Quella sfumatura di grigio e quel tono di giallo sono la peggior combi-
nazione che abbia mai tentato, padrone, disse Bugg. Mi viene la nausea
solo a guardarti.
Ma questo cos'ha a che vedere con i pantaloni?
Molto poco, lo ammetto. A preoccuparmi sono i principi, naturalmen-
te.
Nulla da obiettare a questo. Ora, dimmi com' andata la giornata, e in
fretta. Ho un appuntamento a mezzanotte con una morta.
La portata della tua disperazione, padrone, non cessa mai di sbalordir-
mi.
Il nostro strozzino preferito si  suicidato come previsto?
Certo.
Si  impiccato senza intoppi?
S, ma poi il fuoco ha invaso tragicamente la sua dimora.
E si sa niente della reazione del Finadd Eberict al riguardo?
 decisamente triste, padrone.
Ma non indebitamente sospettoso?
Chi pu dirlo? I suoi agenti hanno svolto indagini, ma pi direttamente
legate alla ricerca di un nascondiglio segreto di vincite, nel tentativo di re-
cuperare la perdita. Tuttavia, non  emersa nessuna fortuna.
 meglio che non lo faccia. Eberict deve inghiottire la perdita intera-
mente; anche se in realt non si tratta di una perdita, solo di un mancato
aumento di patrimonio. I suoi investimenti primari rimangono intatti, dopo
tutto. Ora, bando alle ciance, Bugg. Devo riflettere. Tehol si tir su i pan-
taloni, sussultando davanti al cipiglio improvviso di Bugg. Sto perdendo
peso, borbott, poi cominci a camminare avanti e indietro.
Quattro passi lo portarono sull'orlo del tetto. Si gir a guardare Bugg.
Cos'hai addosso?
 l'ultima moda fra muratori e simili.
Gli Eletti Impolverati.
Esatto.
Un'ampia cintura di cuoio piena di ganci e di borse.
Bugg annu.
Presumibilmente, continu Tehol, in quei ganci e borse dovrebbero
esserci attrezzi e strumenti. Cose che pu usare un muratore.
Be', io gestisco la societ. Non uso quella roba.
Ma hai bisogno della cintura.
Per farmi prendere sul serio, s, padrone.
Oh s, e questo  importante, no? Debitamente segnata nelle spese, pre-
sumo?
Naturalmente. Insieme al cappello di legno.
Vuoi dire uno di quegli affari rossi, a forma di ciotola?
Proprio cos.
E perch non lo porti ora?
Ora non sto lavorando. Non come unico proprietario della Bugg Co-
struzioni, almeno.
Ma hai la cintura.
 confortante, padrone. Dev'essere questo che si prova indossando un
cinturone per la spada. C' qualcosa di immediatamente rassicurante nel-
l'avere un peso intorno ai fianchi.
Come se stessi eternamente duellando con i tuoi materiali.
Certo, padrone. Hai finito di riflettere?
S.
Bene. Bugg si slacci la cintura, lasciandola cadere sul tetto. Mi fa i
fianchi storti; cammino male.
Che ne dici di un t alle erbe?
Mi piacerebbe molto.
Ottimo.
Si fissarono per un momento, poi Bugg annu, dirigendosi alla scala.
Non appena il servo gli gir le spalle, Tehol si tir ancora su i pantaloni.
Lanciando un'occhiata alla cintura, esit, poi scosse la testa. Sarebbe pre-
suntuoso da parte mia.
Bugg scese, scomparendo alla vista. Tehol and al suo letto, sdraiandosi
sulla struttura cigolante. Fiss le stelle offuscate. Si avvicinava un festival,
stavolta dedicato all'Errante, quell'eternamente misterioso fornitore di cir-
costanze fatidiche e impulsi avventati. O qualcosa di simile; Tehol non sa-
peva mai con certezza. Le Fortezze e la loro moltitudine di abitanti erano
state inventate come comodi capri espiatori per praticamente ogni cosa, o
cos sospettava. A quanto pareva, evadere la responsabilit era una tenden-
za della specie umana.
A ogni modo, ci sarebbe stata un'ampia celebrazione. Una celebrazione
di qualcosa, o forse niente, ma che avrebbe sicuramente comportato tutto.
Scommesse frenetiche agli Annegamenti Speciali, in cui i pi famigerati
criminali avrebbero tentato di nuotare come cigni. Coloro che amavano
farsi vedere avrebbero fatto in modo di raggiungere il loro scopo. Lo spet-
tacolo era un investimento in legittima indolenza, e l'indolenza era indizio
di ricchezza. E nel frattempo, guardie confinate in propriet vuote avrebbe-
ro bofonchiato e sonnecchiato ai loro posti.
Uno strascichio dal buio alla sua destra. Tehol aguzz la vista. Sei in
anticipo.
Shurq Elalle si avvicin. Hai detto mezzanotte.
Alla quale mancano almeno due campane.
Davvero? Oh.
Tehol si tir a sedere. Be', ora sei qui. Non ha senso mandarti via. Per,
non faremo visita a Selush fino al rintocco della mezzanotte.
Potremmo andare prima.
Potremmo, ma preferirei non allarmarla. Dopo tutto, ha detto che a-
vrebbe avuto bisogno di molto materiale.
Che cosa mi rende peggiore di qualunque altro cadavere?
Gli altri cadaveri non oppongono resistenza, tanto per cominciare.
La non-morta si avvicin ancora. Perch dovrei oppormi al suo opera-
to? Non deve semplicemente farmi bella?
Certo. Stavo solo facendo conversazione. E come stai ultimamente,
Shurq Elalle?
Come sempre.
Come sempre. E cio?
Sono stata meglio. Per, molti considerano la stabilit una virt. Quei
pantaloni sono straordinari.
Concordo. Ahim, non rispecchiano il gusto di tutti...
Io non ho gusto.
Ah. Ed  una conseguenza dell'essere morta, o una confessione pi ge-
nerica?
Gli occhi vacui, senza vita, che finora avevano evitato il contatto diretto,
si fissarono su Tehol. Stavo pensando... la notte del Festival dell'Errante.
Tehol sorrise. Mi hai anticipato, Shurq.
Ci sono sedici guardie in servizio continuo, e altre otto che dormono o
scommettono nella caserma che comunica con il fabbricato principale della
propriet tramite un'unica passerella coperta, lunga sedici passi. Tutte le
porte esterne sono sbarrate. Quattro guardie stazionano di vedetta a ogni
angolo del tetto, e reti di difese magiche coprono ogni finestra. I muri della
propriet sono alti due volte un uomo.
Formidabile.
L'alzata di spalle di Shurq provoc uno schiocco di cuoio bagnato, ma
non era chiaro se provenisse dai vestiti o da qualche altra parte.
Bugg riapparve; con una mano si reggeva alla scala, con l'altra reggeva
un vassoio ricavato dal coperchio di una cassa. Sul vassoio c'erano due
tazze di terracotta, dal contenuto fumante. Alz lo sguardo e, vedendo i
due, si ferm costernato. Le mie scuse. Saluti, Shurq Elalle. Vorresti del
t?
Non dire assurdit.
Ah, s. Una domanda indelicata. Ti chiedo perdono. Bugg avanz con
il vassoio.
Tehol prese la sua tazza, annusando guardingo. Poi guard il servo ag-
grottando la fronte.
Questi scroll le spalle. Non abbiamo erbe, padrone. Ho dovuto im-
provvisare.
Con che cosa? Pelle di pecora?
Bugg inarc le sopracciglia. Ci sei andato molto vicino. Mi era avanza-
ta della lana.
Gialla o grigia?
Grigia.
Be', allora va bene. Tehol prese un sorso. Un gusto morbido.
Non mi stupisce.
Non ci stiamo avvelenando, vero?
Solo leggermente, padrone.
A volte, intervenne Shurq Elalle, mi dispiace essere morta. Ma non
ora.
I due la guardarono con aria interrogativa, bevendo il t.
In circostanze ideali, continu la donna, mi schiarirei la gola per co-
prire questo momento di imbarazzo. Ma non riesco a provare pi imbaraz-
zo di quanto non provi normalmente. In secondo luogo, schiarirmi la gola
ha conseguenze spiacevoli.
Ah, ma Selush ha inventato una pompa, annunci Tehol. L'operazio-
ne non sar, uhm, per i deboli di stomaco. Per, presto profumerai di ro-
sa.
E come ci riuscir?
Con le rose, immagino.
Shurq alz un sopracciglio sottile. Dovr essere imbottita di fiori sec-
chi?
Be', non dappertutto, naturalmente.
Una domanda pratica, Tehol Beddict. Come far ad agire furtivamente
se emetto frusci e crepitii a ogni passo che faccio?
Ottima domanda. Ti suggerisco di dirlo a Selush.
Insieme a tutto il resto, parrebbe. Devo riprendere la descrizione della
propriet della potenziale vittima? Presumo che il tuo servo sia fidato.
Straordinariamente fidato, replic Tehol. Ti prego, continua.
Il Finadd Gerun Eberict sar presente agli Annegamenti Speciali e, alla
fine, ospite a un evento organizzato da Turudal Brizad...
Il Primo Consorte della Regina?
S. Una volta l'ho derubato.
Davvero! E cosa gli hai preso?
La sua verginit. Eravamo molto giovani... almeno, lui lo era. Accadde
molto prima che danzasse a palazzo, attirando l'interesse della regina.
Che storia interessante! Eri il suo vero amore, se posso fare una do-
manda cos personale?
Turudal prova amore solo per se stesso. Come ho detto, lui era giovane
e io pi vecchia. Naturalmente, ora  pi vecchio di me. Fatto curioso. Un
po', almeno. A ogni modo, anche allora non scarseggiavano gli uomini e le
donne che gli correvano dietro. Immagino credesse che la conquista fosse
sua; forse lo crede ancora. Il furto perfetto si ha quando la vittima rimane
beatamente ignara di essere stata derubata.
Credo, osserv Bugg, che Turudal Brizad non si sia pentito di essersi
arreso.
Non cambia il fatto. Dopo un attimo di silenzio, Shurq Elalle aggiun-
se: Non c' niente a questo mondo che non si possa rubare.
E con questo pensiero a turbinarci nello stomaco come lanolina, con-
cluse Tehol, posando la tazza, tu e io dovremmo fare una passeggiata,
Shurq.
Quanto ci vuole per arrivare da Selush?
Possiamo allungare il cammino. Grazie, caro Bugg, per il rinfresco de-
liziosamente unico. Da' una ripulita in giro, eh?
Se avr il tempo.
Shurq esit. Devo calarmi gi per il muro e seguirti senza farmi vede-
re?
Tehol aggrott le sopracciglia. Solo se proprio devi. Potresti conquista-
re l'anonimato semplicemente tirandoti su il cappuccio.
D'accordo. Ti incontrer in strada, in modo da non essere vista uscire
da una casa in cui non sono mai entrata.
C' ancora chi mi spia?
Probabilmente no, ma meglio essere cauti.
Benissimo. Ci vediamo fra un momento, allora.
Tehol scese la scala. La stanza sottostante puzzava di sudore di pecora, e
dal focolare emanava un calore violento. Usc rapidamente, gir a destra
anzich a sinistra e arriv a quella che era stata una specie di scuderia al-
l'aperto, ora ingombra di rifiuti e materiali da costruzione abbandonati. Vi
si affacciavano entrate rivestite di mattoni o porte prive di catenaccio.
Shurq Elalle emerse dall'ombra, il cappuccio calato sul viso. Parlami di
questa Selush.
Cominciarono a camminare in fila indiana lungo una viuzza, verso la
strada al di l. Una vecchia socia di Bugg. Gli imbalsamatori e gli altri
maneggiatori di morti sono una specie di famiglia allargata, pare. Si scam-
biano continuamente tecniche e parti del corpo.  un'arte vera e propria, a
quanto capisco. Una miriade di particolari permette di svelare la storia di
un cadavere, di leggerla come una pergamena.
A che pro redigere una lista di problemi quando il soggetto  gi mor-
to?
Curiosit morbosa, immagino. O morbosit curiosa.
Vuoi fare lo spiritoso?
Niente affatto, Shurq Elalle. Ho preso sul serio i tuoi avvertimenti al ri-
guardo.
Tu, Tehol Beddict, sei un vero pericolo per me. Eppure mi attrai, come
se fossi nettare bianco intellettuale. Sono assetata della tensione creata dal
mio sforzo per non provare troppo divertimento.
Be', se Selush riesce nel suo intento, il rischio legato al riso sparir, e
potrai spanciarti senza timore.
Anche quando ero viva, non mi sono mai spanciata. N mi aspetto di
farlo da morta. Ma quello che suggerisci porta alla... delusione. La libera-
zione dalla tensione, lo spegnimento delle scintille. Ora ho paura di diven-
tare depressa.
Il rischio di ottenere ci che desideri, disse Tehol annuendo, mentre
raggiungevano il Canale della Trincea e cominciavano a costeggiare il suo
corso fetido. Ti capisco, Shurq Elalle.  una triste conseguenza del suc-
cesso.
Dimmi cosa sai della vecchia torre nel terreno proibito dietro il palaz-
zo.
Non molto, tranne che la tua compagna non-morta risiede nelle vici-
nanze. La bambina.
S. Le ho dato il nome di Kettle.
Attraversiamo qui. Tehol indic un ponte pedonale. Significa qual-
cosa per te?
 difficile rispondere. Forse. E forse salter fuori che significa qualcosa
per noi tutti, Tehol Beddict.
Ah. E posso essere d'aiuto nella questione?
La tua offerta mi sorprende.
Tento di mantenermi sempre sorprendente, Shurq Elalle.
Sto cercando di scoprire la sua... storia. Credo che sia importante. La
vecchia torre sembra infestata, in qualche modo, e l'infestazione  in con-
tatto con Kettle. Esprime un bisogno disperato.
Di che cosa?
Carne umana.
Oh, caspita.
A ogni modo,  per questo che Gerun Eberict sta perdendo le spie che
manda alle tue calcagna.
Tehol si ferm. Come sarebbe?
Kettle le uccide.
La ripida parete di roccia nera si innalzava fino alla luce. Le correnti
percorrevano la facciata scabra con ferocia incessante; ogni cosa che vi si
aggrappava per trarre sostentamento da quel torrente vorticoso era tozza,
rivestita da un guscio duro, e ostinata. Dalla base della parete della trincea
partivano vaste distese pianeggianti, levigate fino alla roccia. Enormi isole
di detriti, creati e ammassati da pressioni inimmaginabili, strisciavano lun-
go la superficie, come leviatani migranti nel flusso dell'acqua scura.
Brys guard la massa pi vicina superarlo. Sapeva di assistere a spetta-
coli cui nessun mortale aveva mai assistito, laddove gli occhi naturali a-
vrebbero visto soltanto oscurit, e le pressioni avrebbero ucciso da tempo
la carne corporea discesa dalla lontana superficie. Eppure era l, tanto rea-
le, concreto per i propri sensi quanto lo era stato nel palazzo. Vestito, av-
volto nell'armatura, la spada appesa al fianco. Sentiva l'acqua gelida e il
suo torrente selvaggio in modo vago, remoto, ma le correnti non potevano
minacciare il suo equilibrio, non potevano scalzargli i piedi da terra. N il
freddo gli rubava la forza dalle membra.
Inspir. L'aria era umida e fresca; la stessa, cap, della sotterranea Stanza
delle Mattonelle.
L'idea gli calm il cuore, diminu il suo disorientamento.
Un dio abita in questo luogo. Sembrava adatto allo scopo. Primitivo,
ricco di estremi, un regno di violenza bruta e immense, contrastanti forze
di natura.
Arriv un'altra massa di detriti, e Brys vide, in mezzo a rami pallidi,
scheletrici e a quelli che sembravano fasci di corda, pezzi di metallo ap-
piattiti dai cui bordi sporgevano bianchi viticci. Per l'Errante, quel metallo
 armatura, e quei viticci sono...
Il cumulo pass oltre. Dietro, Brys vide qualcosa. Sagome verticali, im-
mobili, che si levavano come blocchi dalla pianura.
Vi and incontro.
Dolmen.
Non riusciva a capire. Sembrava impossibile che la pianura davanti a lui
avesse un tempo conosciuto l'aria, la luce del sole, i venti asciutti.
E poi vide che le pietre torreggianti erano della stessa roccia della pianu-
ra, anzi ne erano parte, e si ergevano come spuntoni solidi. Avvicinandosi,
si accorse che la superficie era incisa con una rete di geroglifici legati fra
loro.
Sei dolmen in tutto, a formare una fila che si dipartiva in diagonale dal-
l'angolo della parete della trincea.
Si ferm davanti al primo.
I geroglifici disegnavano un reticolo argenteo sulla pietra nera; sulla su-
perficie irregolare sotto i simboli vide il contorno di una figura. Molteplici
membra, la testa piccola e tozza, una fronte massiccia che sporgeva su u-
n'unica orbita oculare. La bocca chiusa, larga, era una fila spinosa di vitic-
ci, all'estremit di ognuno dei quali c'erano zanne lunghe, sottili. Sei brac-
cia segmentate, e due -o forse quattro - gambe, appena accennate nelle on-
dulazioni della pietra.
I geroglifici avvolgevano la figura; Brys sospettava che costituissero una
specie di prigione, una barriera che impediva alla creatura di emergere.
L'argento sembrava scorrere nei solchi incisi.
Brys aggir il dolmen e vide altre forme su ogni lato, nessuna uguale;
una moltitudine di bestie demoniache, da incubo. Dopo averle studiate per
un po', pass alla pietra successiva. E ne trov altre.
Il quarto dolmen era diverso. Su un lato, i geroglifici si erano aperti, l'ar-
gento era scivolato via, e al posto di una figura c'era un avvallamento, cor-
rispondente a una creatura tarchiata, massiccia, con tentacoli serpeggianti a
mo' di membra.
Quell'assenza silenziosa era raggelante. Qualcosa era fuggito e, secondo
Brys, non si trattava di un dio.
Mael, dove sei? Questi sono i tuoi servi?
O i tuoi trofei?
Alz lo sguardo sull'avvallamento. L'assenza era pi imponente di ci
che si ergeva davanti a lui. La sua anima mormorava... abbandono. Mael
se n'era andato. Quel mondo era stato lasciato alle correnti scure e alle
masse di detriti.
Sei venuto a prenderne un altro?
Brys si gir di scatto. A dieci passi di distanza, c'era una figura avvolta
in un'armatura. Ferro nero patinato, punteggiato di chiodi, coperti di verde-
rame. Un grosso elmo, con paraguance lunghi fino alla mascella, rinforzato
lungo il dorso del naso e fino al mento. Le sottili fessure per gli occhi era-
no racchiuse in una griglia che si estendeva sotto i paraguance, poggiando
rigida su spalle e corazza. Cirripedi incrostavano le articolazioni di braccia
e gambe, e viticci di piante dai colori vivaci penzolanti dall'armatura ve-
leggiavano nella corrente. Guanti formati da piastre sovrapposte di argento
lucido reggevano una spada dalla lama larga quanto erano lunghe le mani
di Brys. La punta dell'arma poggiava sulla roccia. Dalle mani rivestite di
metallo, vide il Campione, scorreva sangue.
Il Letherii estrasse la propria spada. D'Un tratto, le correnti turbinose lo
colpirono, come se fosse scomparso ci che fino ad allora l'aveva reso
immune alle offese di quel mondo misterioso. A ogni ondata, la lama gli
ruotava nella mano. Per contrastare un'arma come quella del guerriero, a-
vrebbe avuto bisogno di velocit, che gli consentisse di usare l'evasione
come tattica primaria. L'acciaio Letherii della spada non si sarebbe rotto
durante un combattimento, ma le sue braccia forse s.
E ora, le correnti attaccavano la spada nella sua mano. Non aveva spe-
ranza di opporsi a quella creatura.
Il guerriero aveva parlato in una lingua ignota a Brys, eppure questi ave-
va capito. Venuto a prenderne un altro? Non sono qui per liberare questi
demoni dalle loro gabbie magiche...
L'apparizione avanz. Demoni? Qui non ci sono demoni. Solo dei.
Credi che la rete di parole sia una prigione?
Non so cosa pensare. Non conosco le parole scritte...
Il potere  ricordo. Il potere  evocazione... un dio muore quando di-
venta senza nome. Cos Mael offr questo dono, questo santuario. Privati
dei loro nomi, gli dei svaniscono. Il crimine commesso qui  impossibile
da misurare. La cancellazione dei nomi, il legame di un nuovo nome, la
creazione di uno schiavo. Impossibile da misurare, mortale. Per questo so-
no stato creato, per proteggere coloro che restano.  il mio compito. La
spada si sollev; il guerriero fece un altro passo avanti.
Alcuni combattenti infliggevano una ferita invisibile, prima ancora che
venissero sfoderate le armi. In loro, aleggiava come una penombra la pro-
messa della mortalit, che spillava il sangue, indeboliva volont e forze.
Brys si era gi trovato davanti a uomini e donne con questo innato talento;
e aveva sempre risposto con il... divertimento.
Il guardiano davanti a lui prometteva tale mortalit con intensit palpabi-
le.
Un altro passo pesante. Una forza pari a quella delle acque vorticose.
Improvvisamente, Brys cap. E sorrise.
Il mulinello violento cess. Velocit e agilit tornarono di colpo.
La spada enorme sferz l'aria orizzontalmente. Brys balz indietro; la
punta della sua arma schizz in avanti, contro l'unico obiettivo alla sua
portata.
L'acciaio Letherii entr profondamente fra le piastre d'argento del guan-
to sinistro.
Dietro di loro, esplose un dolmen; lo scoppio riverber nella roccia ai lo-
ro piedi. Il guerriero barcoll, poi cal la spada in un fendente. Brys si get-
t all'indietro, rotol su un fianco, e si mise in posizione accucciata.
La spada dell'avversario si era conficcata nel basalto per un quarto della
lunghezza. Ed era bloccata.
Brys si avvicin di corsa al guerriero. Piantando la gamba sinistra alle
sue spalle, appoggi entrambe le mani contro il petto ricoperto dall'armatu-
ra e spinse.
La manovra fall, perch il guardiano si tenne ritto afferrandosi alla pro-
pria spada.
Brys si gir, assestando una gomitata sul viso coperto dal ferro, che si
rovesci all'indietro. Il dolore gli esplose nel braccio, facendolo vacillare;
la mano sinistra prese la spada dalla destra che perdeva rapidamente sensi-
bilit.
Il guerriero tir la propria spada, che per non si mosse.
Brys balz ancora in avanti, colpendo con lo stivale sinistro il lato della
gamba pi vicina dell'avversario, una spanna sopra la caviglia.
Ferro vecchio si ruppe; schioccarono ossa.
Il guerriero cadde su quel lato, ma si mantenne parzialmente ritto ap-
poggiandosi alla spada prigioniera.
Brys indietreggi velocemente. Basta. Non ho alcun desiderio di ucci-
dere altri dei.
Il viso avvolto nell'armatura si alz a guardarlo. Sono sconfitto. Ab-
biamo fallito.
Il Letherii studi il guerriero per un lungo momento, poi parl. Il san-
gue che ti scorre dalle mani... appartiene agli dei superstiti che ci sono
qui?
Ora  diminuito.
Possono guarirti?
No. Non ci  rimasto niente.
Perch il sangue cola? Che cosa succede quando finisce?
 potere. Ruba il coraggio... ma contro di te ha fallito. Si pensava che il
sangue dei nemici uccisi avrebbe... ma non ha pi importanza.
E Mael? Non puoi ricevere aiuto da lui?
Non visita questo luogo da migliaia di anni.
Brys aggrott le sopracciglia. Kuru Qan gli aveva detto di seguire l'istin-
to. Non gli piaceva quello che era successo l. Vorrei aiutarti. Vorrei darti
il mio sangue.
Il guerriero rimase muto a lungo. Non sai quello che offri, mortale,
disse infine.
Be', non intendo morire. Intendo sopravvivere all'impresa. Ma sar suf-
ficiente?
Il sangue di un nemico morto o morente ha potere. Ma esso  minusco-
lo in confronto al potere di un mortale in vita. Te lo ripeto, non sai quello
che offri.
E ho anche altro in mente, Guardiano. Posso avvicinarmi?
Siamo impotenti di fronte a te.
La tua spada non andr da nessuna parte, anche con il mio aiuto. Vorrei
darti la mia. Non pu essere spezzata, o cos mi dicono. E, in verit, non
ho mai visto l'acciaio Letherii rompersi. La tua arma  efficace solo se
l'avversario  invaso dal timore, che lo rende lento e goffo.
Cos parrebbe.
Brys fu soddisfatto del tono asciutto di quell'affermazione. Anche se
l'ammissione del fallimento era stata priva di autocompatimento, non gli
era piaciuto sentirla. Offr il pomo della sua spada al guerriero. Tieni.
Se stacco le mani cadr.
Una basta.
Il guardiano prese la spada. Per l'Abisso, non pesa niente!
La forgiatura  un'arte segreta, nota solo alla mia gente. Non ti delude-
r.
Tratti tutti i tuoi nemici sconfitti in questo modo?
No, solo quelli cui non avevo intenzione di fare del male.
Dimmi, mortale, sei considerato un abile spadaccino nel tuo mondo?
Passabile. Brys si tolse il guanto di cuoio dalla mano destra, ed estras-
se il pugnale. Questo braccio  ancora intorpidito...
Mi fa piacere. E vorrei poter dire lo stesso della mia faccia...
Brys si tagli il palmo; guard il sangue fiorire e fluire con la corrente.
Mise la mano sulla sinistra del guerriero, ancora chiusa intorno all'impu-
gnatura della spada conficcata nel basalto. Sent il suo sangue attirato fra le
piastre d'argento.
La mano del guerriero si gir ad afferrare la sua in una morsa dura come
la pietra. Un irrigidimento di muscoli, e il guardiano cominci a raddriz-
zarsi.
Abbassando lo sguardo, Brys vide che la gamba rotta guariva in spasmi
dolorosi, acquistando solidit sotto il peso dell'uomo massiccio.
Fu invaso da una debolezza improvvisa.
Lasciami la mano, ordin il guerriero, o morirai.
Brys annu e liber la mano, barcollando all'indietro.
Vivrai?
Lo spero, ansim il Letherii, in preda alle vertigini. Ora, prima che
me ne vada, dimmi i loro nomi.
Cosa?
Ho buona memoria, Guardiano. Finch rimarr in vita, nessuno sar
pi ridotto in schiavit. E anche dopo, far in modo che quei nomi non
vengano dimenticati...
Noi siamo dei Antichi, mortale. Rischi...
Ti sei guadagnato la tua pace, per quanto mi riguarda. Contro i Tiste
Edur - quelli che sono venuti prima a incatenare uno dei tuoi simili - la
prossima volta sarai pronto. La mia vita pu contribuire alla tua forza, e
spero che sar sufficiente a farti resistere.
Il guardiano si erse in tutta la sua altezza. Lo sar, mortale. Il tuo sacri-
ficio non verr dimenticato...
I nomi! Mi sento... svanire...
Parole gli riempirono la mente, una valanga di nomi, ognuno dei quali
gli marchiava a fuoco la memoria. Grid per il terrore dell'assalto, per gli
innumerevoli strati di dolore, di sogni, di vite e di morti; di regni inimma-
ginabili, di civilt ridotte in rovina, e poi in polvere.
Storie. Cos tante storie... ah, Errante...
Che l'Errante ci salvi, che cosa hai fattoi
Brys si ritrov sdraiato sulla schiena, su un pavimento duro, smaltato.
Battendo le palpebre, vide il volto avvizzito di Kuru Qan chino su di lui.
Non sono riuscito a trovare Mael, annunci il Campione del Re. Si
sentiva incredibilmente debole, a malapena in grado di portare una mano al
viso.
Non hai quasi pi sangue in corpo, Finadd. Raccontami cos' succes-
so.
Le Fortezze mi hanno abbandonato, storie senza fine... Ho scoperto co-
s'hanno fatto i Tiste Edur, Ceda. Un dio Antico, privato dei suoi nomi, le-
gato da uno nuovo. Ora serve gli Edur.
Kuru Qan strinse gli occhi dietro le spesse lenti. Privato dei suoi nomi.
Importante? Forse.  possibile trovare uno di quei nomi? Servir a liberar-
lo dalla stretta di Hannan Mosag?
Brys chiuse gli occhi. Fra tutti i nomi ora racchiusi dentro di lui... qual-
cuno degli altri dei era stato a conoscenza dell'identit del suo simile?
Forse lo possiedo, Ceda, ma trovarlo richieder tempo.
Sei tornato con dei segreti, Finadd Brys Beddict.
E una manciata scarsa di risposte.
Il Ceda si raddrizz. Hai bisogno di tempo per riprenderti, mio giovane
amico. Cibo e vino, in quantit. Riesci ad alzarti?
Ci prover...
L'umile servitore Bugg attravers l'oscurit dell'Ultimo Viottolo di
Sherp, cos chiamato perch il povero Sherp vi era morto qualche decennio
prima. Era stato una caratteristica del quartiere, ricord Bugg. Vecchio,
mezzo cieco, borbottava all'infinito di un misterioso altare incrinato andato
perso da molto tempo nell'argilla sotto le strade. O, pi precisamente, sotto
quel particolare viottolo.
Il suo corpo era stato trovato raggomitolato in un cerchio graffiato nel
suolo, in mezzo alla spazzatura e a una mezza dozzina di ratti dal collo
spezzato. Per quanto strana fosse la faccenda, pochi erano stati tanto carita-
tevoli o curiosi da cercare spiegazioni. Dopo tutto, la gente moriva conti-
nuamente nelle strade e nei vicoli.
Anche dopo tutti quegli anni, Bugg aveva nostalgia del vecchio Sherp,
ma certe cose non si potevano cambiare.
Era stato svegliato dal tintinnare della stuoia di canne che ora serviva da
porta per la modesta residenza di Tehol. Una bambina sudicia era venuta a
portare un messaggio urgente; ora trotterellava qualche passo avanti a lui,
girandosi indietro di tanto in tanto per assicurarsi di essere seguita.
Alla fine dell'Ultimo Viottolo di Sherp, un altro vicolo lo incrociava
perpendicolarmente; a sinistra conduceva a una fossa nota come il Calca-
gno dell'Errante, che era diventata una discarica; a destra terminava dopo
quindici passi in una casa in rovina, dal tetto quasi interamente crollato.
La bambina port Bugg a quella rovina.
Una camera era rimasta intatta, abbastanza alta perch vi si potesse stare
in piedi, e l ora abitava una famiglia. Nerek. Sei bambini e una donna an-
ziana scesi dal nord dopo che i genitori erano morti di Febbre della Tre-
gua: un'ingiustizia priva di senso, perch la Febbre della Tregua veniva fa-
cilmente curata da qualunque guaritore Letherii ricevesse abbastanza dena-
ro.
Bugg non li conosceva, ma ne aveva sentito parlare e loro, a loro volta,
dovevano aver sentito dei servizi che era pronto a offrire, in certe circo-
stanze, gratuitamente.
Una piccola mano si tese a chiudersi intorno alla sua; la bambina lo gui-
d dall'entrata in un corridoio dove fu costretto a procedere accovacciato
sotto il soffitto inclinato. Dopo tre passi, spunt il vano di una porta e, al di
l, una stanza affollata.
Odore di morte.
Mormorii di saluto e teste chinate. Entrando, Bugg pos gli occhi sulla
sagoma immobile che giaceva su una coperta insanguinata al centro della
stanza. L'osserv per un attimo, poi alz lo sguardo a cercare quello della
ragazza pi grande, di dieci o undici anni... a meno che non fosse pi vec-
chia, ma dal corpo menomato dalla malnutrizione, o pi giovane, ma in-
vecchiata prematuramente d'aspetto per lo stesso motivo. Occhi grandi, du-
ri incrociarono i suoi.
Dove l'hai trovata?
 tornata a casa, rispose la ragazza, con voce incolore.
Bugg guard di nuovo la nonna morta. Da quanto lontano?
Dalla Rotonda Sepolta, ha detto.
Allora ha parlato prima che la vita l'abbandonasse. Bugg aveva i mu-
scoli della mascella scossi dagli spasmi. La Rotonda Sepolta era distante
due, trecento passi. Una volont straordinaria doveva aver spinto la donna
a fare tutta quella strada con due ferite di spada mortali nel petto. Aveva
una grande urgenza, credo.
Di dirci chi l'ha uccisa, s.
Senza sparire e basta, come fanno molti nullatenenti, suscitando lo spet-
tro dell'abbandono... una cicatrice di cui questi bambini possono fare a
meno.
Chi  stato, allora?
Stava attraversando la rotonda, e si  ritrovata sulla strada di un corteo.
Sette uomini e il loro padrone, tutti armati. Il padrone gridava infuriato,
perch tutte le sue spie erano scomparse. Nostra nonna ha chiesto del dena-
ro. Il padrone  andato fuori di s dalla rabbia e ha ordinato alle guardie di
ucciderla, e cos hanno fatto.
E si conosce l'identit di questo padrone?
Troverai il suo viso sui dock freschi di conio.
Ab.
Bugg si inginocchi accanto alla vecchia. Pos una mano sulla fronte
fredda, rugosa, e cerc i resti della sua vita. Urusan del Clan noto come il
Gufo. La sua forza nasceva dall'amore. Per i suoi nipoti. Se n' andata, ma
non  andata lontano. Alzando la testa, incontr lo sguardo di tutti e sei i
bambini. Odo lo spostamento di grosse pietre, il cedimento cigolante di
un portale chiuso da molto tempo. C' argilla fredda, ma non ne  stata av-
volta. Tir un respiro profondo. Preparer questo corpo per l'interramen-
to Nerek...
Vorremmo avere la tua benedizione, annunci la ragazza.
Bugg alz le sopracciglia. La mia? Non sono Nerek, e nemmeno sacer-
dote...
Vorremmo la tua benedizione.
Il servitore esit, poi emise un sospiro. Come desiderate. Ma ditemi,
come farete a vivere adesso?
Come in risposta, ci fu un trambusto presso la porta d'ingresso, poi una
figura enorme entr pesantemente nella stanzetta, e sembr riempirla del
tutto. Un uomo giovane, la cui stazza e i cui lineamenti indicavano sangue
Tarthenal e Nerek insieme. Piccoli occhi fissarono il cadavere di Urusan; il
volto s'incup.
E questo chi ? chiese Bugg. Lo spostamento di grosse pietre... ora
questo... questo scostare di intere montagne. Cosa sta cominciando qui?
Nostro cugino, rispose la ragazza, guardando il giovane con occhi
spalancati, adoranti, pieni di supplica. Lavora al porto. Si chiama Unn.
Unn, questo  l'uomo conosciuto come Bugg. Un preparatore di morti.
La voce di Unn era cos sommessa che si sentiva a malapena. Chi  sta-
to?
Oh, Finadd Gerun Eberict, al tuo insensato banchetto di sngue parte-
ciper un ospite non invitato, e qualcosa mi dice che te ne pentirai.
Selush della Casa dei Miasmi era alta, formosa, ma la sua caratteristica
pi notevole erano i capelli. Ventisette trecce corte, nere, si irradiavano in
tutte le direzioni; e poich ognuna era avvolta intorno a una ramificazione
di corno, assumevano le forme pi strane. Aveva fra i trentacinque e i cin-
quant'anni; l'incertezza era il frutto del suo formidabile talento come occul-
tatrice di difetti. Occhi viola, prodotti da un inchiostro particolare ricavato
da vermi segmentati che vivevano sotto la sabbia delle spiagge dell'isola
meridionale, e labbra mantenute rosse e piene da un veleno di serpente
leggermente tossico che vi spalmava sopra ogni mattina.
In piedi davanti a Tehol e a Shurq Elalle sulla soglia della sua dimora
modesta, dal nome disgraziato, era avvolta in sete aderenti; e poich Tehol
si sentiva spinto, contro il proprio senso del pudore, a esaminare i capezzo-
li sotto la lucentezza dorata, pass un lungo momento prima che, alzando
lo sguardo, lui notasse l'allarme nei suoi occhi.
Siete in anticipo! Non vi aspettavo. Oh! Ora sono in preda al nervosi-
smo. Davvero, Tehol, avresti dovuto avere il buon senso di non farmi sor-
prese!  questa la donna morta?
Se non lo fossi, ribatt Shurq Elalle, sarei in guai ancora peggiori,
non credi?.
Selush si avvicin. Questa  l'imbalsamatura peggiore che abbia mai
visto.
Non sono stata imbalsamata.
Oh! Che offesa! Come sei morta?
Shurq alz un sopracciglio inerte. Toglimi una curiosit: con quale fre-
quenza i tuoi clienti rispondono a questa domanda?
Selush batt le palpebre. Entrate, se proprio dovete. Cos in anticipo!
Mia cara, osserv Tehol calmo, mancano pochi minuti alla campana
di mezzanotte.
Esatto! Vedete come mi avete messo in agitazione? Dentro, presto, de-
vo chiudere la porta. Ecco fatto! Oh, le strade buie mi fanno tanta paura.
Ora, dolcezza, fatti vedere pi da vicino. Il mio servo  stato insolitamente
reticente, temo. Si chin verso Shurq, fin quasi a toccarle le labbra con il
naso.
Tehol trasal, ma fortunatamente n l'una n l'altra donna se ne accorse.
Sei annegata.
Ma davvero?
Nel Canale di Quillas. Appena a valle del Macello di Windlow, l'ultimo
giorno di un mese estivo. Quale? Il Mese del Vagabondo? Oppure del Te-
stimone?
Del Traditore.
Oh! Windlow deve aver fatto affari particolarmente buoni quel mese,
allora. Dimmi, la gente urla quando ti vede?
A volte.
Succede anche a me.
Ricevi mai complimenti per i tuoi capelli? domand Shurq.
Mai.
Be',  stata una piacevole chiacchierata, intervenne Tehol. Ma, ahi-
m, non abbiamo tutta la notte...
S, invece, sciocco, lo rimbecc Selush.
Oh, bene. Scusate. A ogni modo, Shurq  stata vittima degli Annega-
menti e, si  scoperto, di una maledizione.
Non  sempre cos? Selush sospir, girandosi per andare al lungo ta-
volo appoggiato alla parete posteriore della stanza.
Tehol ha parlato di rose, riprese Shurq, seguendola.
Rose? Per carit, no. Cannella e patchouli, direi. Ma prima dobbiamo
fare qualcosa per tutta quella muffa, e il muschio nelle narici. E poi c' l'o-
otooloo...
Il che cosa? chiesero Shurq e Tehol all'unisono.
Vive nelle sorgenti calde dei Monti della Rosa Blu. Selush si volt a
guardare Shurq con le sopracciglia alzate. Un segreto noto alle donne. Mi
stupisce che tu non ne abbia mai sentito parlare.
A quanto pare, la mia istruzione  carente.
Be', un ootooloo  una creatura piccola, dal corpo molle, che si alimen-
ta attraverso una fenditura, una sorta di crepa sottile al posto della bocca.
Ha la pelle coperta di ciglia dotate della particolare qualit di trasmettere le
sensazioni. Queste ciglia possono radicarsi nella carne membranosa...
Aspetta un attimo, disse Tehol, inorridito, non starai suggerendo....
La maggior parte degli uomini non si accorge della sua presenza, ma
aumenta il piacere molte volte... o cos mi dicono. Non ne ho mai accolto
uno dentro, perch l'impianto di un ootooloo  permanente; ed esso ha bi-
sogno di, uhm, nutrimento costante.
Quante volte? domand Shurq, e Tehol percep l'allarme nella sua vo-
ce.
Tutti i giorni.
Ma i nervi di Shurq sono morti... come pu sentire quello che sente
quest'animale?
Non morti, Tehol Beddict, semplicemente non risvegliati. Inoltre, nel
giro di poco tempo, le ciglia dell'ootooloo le avranno permeato l'intero
corpo, e pi sano sar l'organismo, pi vigorosa e pi lucente sar la sua
carne!
Capisco. E il mio cervello? Le radici cresceranno anche l?
Be', non possiamo permetterlo, se non vuoi passare il resto della tua e-
sistenza in un bagno caldo con la bava alla bocca. No, ti infonderemo nel
cervello un veleno... non un vero veleno, ma l'essudato di una piccola crea-
tura che condivide quelle sorgenti calde con l'ootooloo. Tale essudato ri-
sulta sgradito all'ootooloo; non  meravigliosa la natura?
Gli occhi velati, Bugg entr barcollando nella casa del padrone. Manca-
va meno di una campana all'alba. Si sentiva prosciugato, pi dalla benedi-
zione data che dalla preparazione del corpo della vecchia per la sepoltura.
Fatti due passi nella stanza, si ferm.
Seduta sul pavimento, appoggiata al muro di fronte a lui, c'era Shand.
Dov' il bastardo, Bugg?
Sta lavorando, anche se probabilmente non ci crederai. Stanotte non ho
dormito, e quindi non sono in grado di sostenere una conversazione...
E che me ne importa? Che genere di lavoro? Cosa sta facendo che va
fatto quando il resto del mondo dorme?
Shand, io...
Rispondimi!
Bugg and alla pentola posta su una griglia sopra il focolare ormai fred-
do. Intinse una tazza nel t tiepido. Dodici linee di investimento, simili a
torrenti invisibili sotto le fondamenta, che sono corrose ma ancora non
mostrano tremore. In ogni economia ci sono travi essenziali, Shand, sulle
quali poggia tutto il resto.
Non si possono fare affari nel cuore della notte.
Non gli affari cui alludi tu, no. Ma ci sono pericoli in tutto questo,
Shand. Minacce che vanno affrontate. E comunque, che ci fai fuori di notte
senza la tua guardia del corpo?
Ublala? Quel sempliciotto?  nel letto di Rissarh. O in quello di Hejun.
Non nel mio, non stanotte, almeno. Facciamo a turno.
Bugg la fiss nel buio. Bevve l'ultimo sorso di t e pos la tazza.
 tutto vero? chiese Shand dopo un attimo. Di quegli investimenti?
S.
Allora perch non ci dice queste cose?
Perch i vostri investimenti devono restare separati, slegati. Lo schema
non pu essere paragonabile. Per cui, seguite le sue istruzioni alla lettera.
Alla fine si chiarir tutto.
Detesto i geni.
Comprensibile. Ogni sua azione genera confusione apparente,  vero.
Ma ci si fa l'abitudine.
E come va la Bugg Costruzioni?
Abbastanza bene.
E che scopo avrebbe? Fare soldi?
No. L'intenzione  ottenere il contratto per l'Eterno Domicilio.
Shand sgran gli occhi. Perch?
Bugg sorrise.
Disinfezione, sbiancatura, levigatura, pettinatura. Oli profumati strofina-
ti su pelle e vestiti. Oli conservanti strofinati su tutto il resto. Lavaggio di
occhi, naso, orecchie e bocca. Poi fu il momento della pompa, arrivati al
quale Tehol usc a prendere una boccata d'aria.
Il cielo si accendeva a est; gli abitanti meno savi della citt gi si erano
alzati e si avventuravano per le strade. Carri cigolavano sui ciottoli. Da
qualche parte cant un gallo, ma il suo grido esuberante fu bruscamente in-
terrotto. Un cane abbai felicemente.
Passi si fermarono alla destra di Tehol. Sei ancora qui?
Ah, l'assistente di Selush. E come stai in questa grigia mattina, Padde-
runt?
Il vecchio aveva l'espressione perennemente inacidita, che davanti alla
cortese domanda di Tehol sembr implodere in un caos di rughe. Come
sto? Non dormo! Ecco come sto, maledetta serpe! Sono ancora l dentro? 
una causa persa, direi. Una causa persa. Proprio come te, Tehol Beddict.
Ho conosciuto tua madre... cosa direbbe se ti vedesse adesso?
Hai conosciuto il suo cadavere, vecchio idiota. Prima di allora non ti
avevamo mai incontrato.
Credi che non mi abbia detto comunque tutto di s? Credi che non sap-
pia vedere quello che c' da vedere? L'animo all'interno forgia la carne.
Oh, mi ha parlato, eccome.
Tehol alz le sopracciglia. L'animo all'interno forgia la carne? Fiss il
viso avvizzito puntato su di lui. Oh, per.
Lanciamo frecciate, eh? Vero,  quello che capita quando un uomo
perbene non pu dormire!
Una piccola pentola di terracotta si infranse sui ciottoli fra loro, e un gri-
do furibondo risuon da una finestra dell'edificio di fronte.
Bravo! esclam Padderunt, correndo in cerchio con una mano contro
la testa. Procuraci l'inimicizia dei vicini! Tu non vivi qui, vero?
Calmati, ribatt Tehol. Ti ho semplicemente chiesto come stavi que-
sta mattina, caso mai tu l'abbia dimenticato. La tua risposta doveva essere
altrettanto vaga e banale. Se avessi voluto un elenco dei tuoi mali... ma
non lo voglio. Chi lo vorrebbe? Mi aspettavo un'innocua cortesia, Padde-
runt. Non violente invettive.
Oh, davvero? Be', e come facevo a saperlo? Andiamo, c' un posto qua
vicino dove fanno fantastiche torte di cereali. E t alle foglie rosse che ri-
sveglia i morti.
I due si incamminarono.
Ci hai provato? indag Tehol.
Provato che cosa?
A risvegliare i morti con il t alle foglie rosse.
Avrebbe dovuto funzionare.
Ma non  stato cos.
Comunque, avrebbe dovuto. Quella roba ti fa battere il cuore due volte
pi veloce e vomitare tutto quello che hai nello stomaco.
Non vedo l'ora di assaggiarlo.
Finch non ti ci abitui. E anche un ottimo insetticida. Passalo sul pavi-
mento, e nelle fessure. Lo raccomando altamente.
I pi fumano le foglie rosse, non le bevono.
Barbari. Siamo arrivati. Paghi tu, no?
E con che cosa?
Allora andr sul conto di Selush, per cui dovrai pagare pi tardi.
Intesi.
Shurq Elalle era davanti al lungo specchio d'argento. Istintivamente, mi-
sur il valore di tutto quell'argento per un attimo, prima di concentrarsi fi-
nalmente sull'immagine riflessa. Una carnagione dal colorito sano, guance
soffuse di roseo vigore. I capelli, tagliati per la prima volta da anni, erano
puliti e profumavano di olio di patchouli. Il bianco degli occhi era limpido,
e le pupille irradiavano un umido bagliore.
Gli abiti stracciati di pelle e lino erano stati sostituiti da sete nere, sotto
una corta giacca di vitello, dello stesso colore. Un nuovo cinturone per le
armi, pantaloni conciati e alti stivali. Guanti di pelle aderenti. Sembro una
prostituta.
Ma non una qualunque, giusto? replic Selush.
Vero. Ti prender i soldi e poi ti far fuori. Ecco cosa sembro.
Ci sono molti uomini che sarebbero interessati.
A essere uccisi?
Certo. Per, mi risulta che non fosse quella la tua professione. Anche
se, immagino, potresti avere la tentazione di provare qualcosa di nuovo...
come sta l'ootooloo, a proposito?
Ha fame. Non posso nutrirlo con, uhm, qualcos'altro?
Gli occhi di Selush brillarono. Sperimentare, questo  lo spirito giu-
sto!
Certi commenti, riflett la non-morta, non meritavano risposta.
Shurq Elalle fece vibrare i muscoli che le avrebbero permesso di respira-
re; erano fuori allenamento da molto tempo, ed era strano avvertire la vaga
e remota sensazione dell'aria che le scivolava gi per la gola e le riempiva i
polmoni. Dopo la pompa, c'erano state le infusioni. Il fiato che espirava
odorava di mirra e cannella. Non c'era paragone con il fango di fiume.
Hai fatto un lavoro accettabile, dichiar.
Be',  un sollievo.  quasi l'alba, e sto morendo di fame. Vogliamo col-
laudare il tuo nuovo corpo, mia cara? Presumo che il mio assistente e Te-
hol siano nel locale qua vicino, a fare una bella colazione. Andiamo a rag-
giungerli.
Credevo di non dover mangiare n bere.
 cos, ma puoi lisciarti le penne e flirtare, no?
Shurq la fiss.
Selush sorrise. Poi, battendo le ciglia, si gir dall'altra parte. Dov' il
mio scialle?
Kuru Qan si era allontanato, tornando con due assistenti che avevano
portato Brys nelle stanze del Ceda, dove l'avevano posato su una panca, of-
frendogli vari cibi e bevande. Per, le forze tornavano lentamente e l'uomo
giaceva ancora supino, la testa poggiata su un cuscino, quando si apr la
porta ed entr il Primo Eunuco Nifadas.
Abbass su Brys un paio di occhi luccicanti. Campione del Re, state
abbastanza bene da incontrare il vostro re? Sar qui fra un attimo.
Brys si sforz di mettersi diritto.  un peccato. Per il momento non so-
no all'altezza delle mie responsabilit...
Non ha importanza, Finadd. Il re vuole solo assicurarsi che possiate ri-
prendervi dalla vostra impresa. Ezgara Diskanar  motivato da una genuina
preoccupazione. Vi prego, restate dove siete; non vi ho mai visto cos pal-
lido.
Qualcosa si  nutrito del suo sangue, spieg Kuru Qan, ma non vuole
dirmi che cosa.
Nifadas arricci le labbra. Non riesco a immaginare che un dio faccia
niente di simile.
Mael non c'era, Primo Eunuco, annunci Brys. I Tiste Edur hanno
trovato qualcos'altro, costringendolo al loro servizio.
Potete dirci di cosa si tratta?
Un dio dimenticato, ma  tutto quello che so. Non conosco la sua natu-
ra, n la piena portata del suo potere.  vecchio, pi vecchio dell'oceano
stesso. Qualunque cosa lo venerasse, non era umana.
Una voce risuon dalla soglia. Sono sempre imprudente con ci che mi
 prezioso, anche se finora l'Errante mi ha risparmiato le conseguenze peg-
giori, e per questo gli sono grato.
Kuru Qan e Nifadas si inchinarono profondamente quando Ezgara Di-
skanar entr nella stanza. Il re, che era nel sesto decennio di vita, conser-
vava lineamenti sorprendentemente giovanili. Era di altezza media, il fisi-
co asciutto; i suoi gesti rivelavano un'energia nervosa che sembrava in-
stancabile. Le ossa del viso erano sporgenti e alquanto asimmetriche, il ri-
sultato di un incidente vissuto nell'infanzia con un cavallo imbizzarrito. A
destra l'arcata orbitale e lo zigomo erano pi piatti e alti che a sinistra, il
che faceva sembrare l'occhio su quel lato pi grande e rotondo. Era un oc-
chio che funzionava male e aveva la tendenza a vagare autonomamente
quando Ezgara era stanco o irritato. I guaritori avrebbero potuto correggere
il danno, ma il re l'aveva proibito; anche da bambino era stato molto osti-
nato, e per nulla preoccupato dell'aspetto esteriore.
Una prova ulteriore stava nell'abbigliamento modesto, pi confacente a
un cittadino al mercato che a un sovrano.
Dalla sua posizione reclinata, Brys riusc a prodursi in un leggero inchi-
no. Le mie scuse, maest...
Non occorre, Finadd, lo interruppe Ezgara Diskanar, agitando una
mano. Anzi, sono io che devo scusarmi con voi. Compiti spiacevoli che
vi distolgono dalle vostre funzioni ufficiali. Ho gravemente abusato della
vostra lealt, mio giovane Campione. E avete sofferto per questo.
Guarir, sire, rispose Brys.
Ezgara sorrise, poi osserv gli altri occupanti della stanza. Be', questa 
una riunione strettamente privata, no? Dovremmo essere sollevati che la
mia carissima moglie giaccia in questo momento priva di coscienza sotto
un esausto consorte, per cui nemmeno le sue spie pi fidate oseranno di-
sturbarla per riferire di quest'incontro. Auspicabilmente, quando ci infine
accadr, sar di gran lunga troppo tardi.
Mio re, disse Nifadas, sar il primo a prendere congedo, se me lo
permetterete. L'ora della mia partenza dalla citt si avvicina rapidamente, e
i miei preparativi sono tutt'altro che terminati.
Il sorriso storto di Ezgara si allarg. Primo Eunuco, la vostra diligenza
in simili questioni  leggendaria, il che mi lascia scettico sulla vostra af-
fermazione. Tuttavia, avete il mio permesso, non foss'altro per assicurarvi
che le vostre spie sappiano con precisione quando le spie della regina fa-
ranno rapporto, cosicch possano riferire a voi e voi possiate riferire a me.
Anche se mi sfugge cosa dovrei poi fare dell'informazione, dal momento
che l'evento all'origine di questa catena di rapporti  semplicemente ci
che accade ora in questa stanza.
Nifadas s'inchin. Nessuno pu riposare in questa danza, sire, come
ben sapete.
Il sorriso del re divent teso. Certo, Primo Eunuco. Andate, quindi.
Brys guard Nifadas uscire. Non appena la porta si fu richiusa, il re si
volse verso Kuru Qan. Ceda, il Cancelliere continua a opporsi a che il Fi-
nadd Gerun Eberict accompagni la delegazione. I suoi argomenti sono per-
suasivi.
Teme per la vita di vostro figlio, maest.
Ezgara annu. E il controllo del Finadd si  talmente indebolito che po-
trebbe uccidere il mio erede?
Speriamo di no, sire.
Credete che mio figlio comprenda il rischio e quindi si comporter con
moderazione e decoro?
Il Principe Quillas  stato informato dei pericoli, sire, rispose pruden-
temente Kuru Qan. Ha riunito intorno a s le sue guardie del corpo pi fi-
date, al comando di Moroch Nevath.
Presumibilmente, Moroch si sente all'altezza del compito di proteggere
la vita del principe. Ezgara si gir a fissare Brys con sguardo indagatore.
Moroch possiede un'abilit straordinaria, sire, dichiar questi dopo un
attimo. E oserei dire che far circondare il principe da assaggiatori, e da
maghi capaci di una moltitudine di difese.
Su quest'ultimo punto posso testimoniare, annunci Kuru Qan. Molti
miei bravi studenti sono passati sotto il comando della regina.
Cos, concluse Ezgara Diskanar, cerchiamo l'equilibrio nella minac-
cia, contando sulla saggezza dei giocatori. Ma se una parte dovesse decide-
re di agire per prima, le cose precipiteranno rapidamente.
Vero, sire.
Finadd Brys Beddict, Moroch Nevath  in grado di consigliare il con-
trollo?
Credo di s, sire.
Rimane da vedere, prosegu Ezgara, se mio figlio sia in grado di ac-
cettare il consiglio.
N il Ceda n Brys fecero commenti.
Il re li scrut entrambi per un lungo momento, poi punt l'attenzione su
Brys. Aspetto con ansia il vostro ritorno ai doveri consueti, Campione, e
sono sollevato che vi stiate riprendendo dalle vostre avventure.
Ezgara Diskanar si avvi fuori dalla stanza. Sulla soglia, disse, senza
fermarsi n voltarsi: Gerun Eberict dovr ridurre il proprio entourage,
credo....
La porta fu chiusa da uno dei servi di Kuru Qan; i due uomini rimasero
soli. Il Ceda lanci uno sguardo a Brys, scuotendo le spalle.
Se il denaro fosse una virt immortale... azzard Brys.
Il nostro re sarebbe un dio, termin Kuru Qan, annuendo. E su que-
sto noi ora scommettiamo la nostra vita. Le lenti che gli coprivano gli oc-
chi scintillarono di luce riflessa. Osservazione curiosa da fare in questo
momento. Profondamente intuitiva, credo. Brys Beddict, mi dici qualcos'a-
ltro del tuo viaggio?
Solo che ho cercato di raddrizzare un torto e che, di conseguenza, i Ti-
ste Edur non potranno pi legare altri dei dimenticati.
Un'azione meritoria, allora.
Cos spero.
Che cosa dicono sempre le vecchie streghe al mercato? "La fine del
mondo si annuncia con una parola gentile."
Brys sussult.
Naturalmente, continu distrattamente il Ceda, lo usano solo come
scusa per essere scortesi con i vecchi invadenti.
Hanno un altro detto, Ceda, osserv Brys dopo un attimo. "La verit
si nasconde in abiti incolori."
Ma non le stesse streghe, no? Perch, altrimenti, sono tutte le pi gran-
di bugiarde che il mondo mortale conosca!
Brys sorrise della battuta. Ma avvertiva in bocca un sapore di ceneri, e si
ritrasse interiormente davanti ai primi sussurri del terrore.
...
.
...
CAPITOLO SETTE.
.
Voi non vedete altro che carne
nei fitti disegni
che punteggiano ogni danza
di motivi d'ascesa...
il rituale dei nostri giorni
la nostra vita ornata
di beni preziosi
come se stessimo pronti a partecipare
davanti a tavoli carichi di banchetti
e arazzi appesantiti
di semplici azioni
fossero tutto ci che ci chiama
e tutto ci che noi invochiamo
come farebbe la carne il cui sangue  pervaso
da qualcosa di diverso dal bisogno.
Ma la mia visione non  cos
privilegiata e quello che io vedo
sono le ossa in un movimento spettrale,
le ossa che sono
gli schiavi e intessono
il solido mondo sotto i vostri piedi
a ogni passo che fate.
Gli schiavi sottostanti.
.
Fisher kel Tath.
.
L'Acquitor Seren Pedac guardava i bambini Edur giocare in mezzo agli
alberi sacri. Le ombre guizzanti sulla nera corteccia dei tronchi circonda-
vano i bambini in un turbine caotico, cui questi sembravano completamen-
te indifferenti. Per qualche ragione indefinibile, la donna era inorridita dal-
l'accostamento.
Anni prima aveva visto giovani Nerek giocare fra le ossa sparpagliate
dei propri antenati, e la scena l'aveva lasciata pi scossa di qualunque
campo di battaglia avesse mai attraversato. Lo spettacolo di quel momento
le faceva la stessa impressione. Era l, nel villaggio del Re Stregone, e in
mezzo a persone, a figure in movimento, a voci che riecheggiavano nell'a-
ria intrisa di foschia, si sentiva sola e sperduta.
Circondava il boschetto sacro un'ampia pista, il fango coperto di strisce
di corteccia, lungo la quale poggiavano ceppi rozzamente intagliati in pan-
chine. A dieci passi alla sinistra di Seren c'era Hull Beddict: seduto con gli
avambracci sulle ginocchia, fissava il terreno con la testa fra le mani. Da
qualche tempo stava muto e immobile. La mondana banalit dello scambio
di saluti aveva smesso di risuonare fra loro, e nel reciproco silenzio aleg-
giava un debole sentore di tristezza.
I Tiste Edur ignoravano i due sconosciuti Letherii in mezzo a loro. Ave-
vano ricevuto alloggi, insieme a Buruk il Pallido. Il primo incontro con
Hannan Mosag sarebbe stato quella sera, ma la compagnia era l gi da
cinque giorni. Di norma, l'attesa era di un paio di giorni; era chiaro che il
Re Stregone stava mandando loro un messaggio con quel ritardo senza
precedenti.
Un avvertimento ancora pi cupo veniva dai molti Edur di altre trib ora
residenti nel villaggio. Seren aveva visto Arapay, Merude, Beneda e Sol-
lanta in mezzo ai nativi Hiroth. Mancavano i Den-Ratha, che, abitando nel-
le regioni pi settentrionali della nazione Edur, erano notoriamente rilut-
tanti a lasciare le loro terre; ma anche cos, l'unificazione delle trib non
avrebbe potuto essere resa pi evidente. Una verit conosciuta solo astrat-
tamente aveva ricevuto un'agghiacciante conferma. Le debolezze del pas-
sato, frutto delle divisioni, non esistevano pi. Tutto era cambiato.
I Nerek avevano parcheggiato i carri vicino alla residenza per gli ospiti e
ora vi stavano ammassati al centro, timorosi di avventurarsi nel villaggio. I
Tiste Edur erano soliti ignorare coloro che ritenevano inferiori; ci spaven-
tava i Nerek, come se il loro stesso esistere potesse essere danneggiato dal-
l'indifferenza degli Edur. Fin dal momento dell'arrivo erano sembrati av-
vizzire; ignoravano le esortazioni di Buruk, e si nutrivano a malapena. Se-
ren era andata a cercare Hull nella speranza di convincerlo a parlare con i
Nerek.
Quando l'aveva trovato, aveva cominciato a chiedersi se non fosse vitti-
ma della stessa snervante maledizione che aveva colpito i Nerek. Hull
Beddict sembrava vecchio, come se la fine del viaggio avesse comportato
un alto costo, e ora lo aspettassero pesi ancora pi grevi.
Distogliendo lo sguardo dai bambini che giocavano, Seren Pedac and
da Hull, seduto sul ceppo. Gli uomini erano rapidi e ostinati con le loro
barriere, ma lei ne aveva abbastanza. Quei Nerek moriranno di fame se
non intervieni.
Hull non diede segno di avere sentito.
D'accordo, sbott la donna. Che cos' un'altra manciata di morti Ne-
rek sulla tua coscienza?
Aveva voluto rabbia. Indignazione. Aveva voluto ferirlo, non foss'altro
che per confermare che aveva ancora sangue nelle vene. Ma alla sua pro-
vocazione, lui si limit a guardarla con un dolce sorriso. Seren Pedac, i
Nerek aspettano di essere accettati dai Tiste Edur, proprio come noi... an-
che se noi Letherii siamo molto meno sensibili al danno spirituale che gli
Edur vogliono infliggerci. Dopo tutto, abbiamo la pelle spessa...
Nata dalla nostra fissazione sul nostro cosiddetto infallibile destino,
rispose lei.
Una volta pensavo, spieg lui, abbandonando il sorriso, che lo spes-
sore della nostra... armatura fosse solo un'illusione. Arroganza e superbia
che nascondevano profonde insicurezze. Che vivevamo in una crisi perpe-
tua, dal momento che i destini autoimposti indossano mille maschere di cui
nemmeno una  della misura giusta....
E come potrebbero esserlo, Hull Beddict, quando sono modellate sulla
perfezione?
L'uomo scroll le spalle, abbassando lo sguardo sulle mani. Ma per
molti versi la nostra armatura  veramente spessa. Inattaccabile dalle sfu-
mature, cieca alle sottigliezze. Il che spiega perch tali sottigliezze ci ren-
dono sempre sospettosi, specie quelle mostrate dagli estranei, dagli scono-
sciuti.
Noi Letherii sappiamo tessere i nostri inganni, ribatt Seren. Tu ci
dipingi come goffi idioti...
Lo siamo, in tante cose, ribad lui. Oh, visualizziamo abbastanza
chiaramente i nostri scopi. Ma ignoriamo il fatto che ogni passo che fac-
ciamo verso di essi schiaccia qualcuno, da qualche parte.
Persino i nostri simili.
S,  vero. Hull si alz, e Seren Pedac fu colpita per l'ennesima volta
dalla sua stazza. Un uomo enorme, spezzato. Cercher di alleviare il tor-
mento dei Nerek. Ma la risposta sta nei Tiste Edur.
Benissimo. La donna fece un passo indietro, girandosi. I bambini con-
tinuavano a giocare in mezzo alle ombre sperdute. Ascolt Hull allonta-
narsi, finch lo scricchiolio dei mocassini sulle schegge di legno non si
dissolse.
Benissimo.
Torn al villaggio, sulla strada principale; percorse il ponte che condu-
ceva attraverso una porta aperta nel cortile interno dove avevano la loro re-
sidenza gli Hiroth di nascita nobile. Appena al di l, c'era il palazzo di
Hannan Mosag. Seren Pedac si ferm nell'ampio spiazzo, subito oltre la
palizzata. Non c'erano bambini in vista, solo schiavi intenti ai loro umili
compiti e mezza dozzina di guerrieri Edur che combattevano con un vasto
assortimento di armi. Nessuno degn di attenzione l'Acquitor, almeno este-
riormente, anche se la donna era certa che il suo arrivo fosse stato furtiva-
mente osservato, e che i suoi movimenti sarebbero stati seguiti.
Due schiavi Letherii trasportavano una rete gonfia di molluschi. Seren si
avvicin.
Vorrei parlare con una Matrona Edur.
Sta arrivando, rispose uno di loro, senza indicarla con la testa.
Seren si volt.
La donna Edur che camminava verso di lei era affiancata da attendenti.
Sembrava giovane ma, in verit, non c'era modo di saperlo con certezza.
Era attraente, ma la cosa non era di per s insolita. Indossava una lunga ve-
ste di lana blu notte; ricami di filo d'oro ornavano i polsini. I capelli casta-
ni, lunghi e diritti, erano sciolti.
Acquitor, indag in Edur, vi siete perduta?.
No, signora. Vorrei parlare con voi per conto dei Nerek.
Sopracciglia sottili si inarcarono sopra il viso a cuore. Con me?
Con un Edur, rispose Seren.
Ah. E che cosa vorreste dire?
Finch i Tiste Edur non daranno il benvenuto ufficiale ai Nerek, essi
non mangeranno, e il loro spirito soffrir. Vorrei chiedervi di mostrare loro
misericordia.
Sono sicura che si tratta solo di una svista, Acquitor. La vostra udienza
con il Re Stregone non  forse fissata per stasera?
S. Ma non c' garanzia che in quel momento saremo dichiarati ospiti,
no?
Vorreste un trattamento speciale?
Non per noi stessi. Per i Nerek.
La donna la scrut per un momento, poi chiese: Ditemi, per favore: chi
o cosa sono questi Nerek?.
Pass qualche istante, mentre Seren si sforzava di adattarsi a quell'im-
prevista ignoranza. Imprevista, si disse, ma non del tutto sorprendente...
semplicemente, la donna Edur non era andata oltre le proprie presunzioni.
A quanto pareva, i Letherii non erano soli nel loro egoismo. O nella loro
arroganza. Vi chiedo scusa, signora...
Mi chiamo Mayen.
Vi chiedo scusa, Mayen. I Nerek sono i servi di Buruk il Pallido. Il loro
status  simile a quello dei vostri schiavi. Appartengono a una trib che 
stata assimilata dai Letherii qualche tempo fa, e ora lavorano per ripagare
il loro debito.
Unirsi ai Letherii comporta un debito?
Seren strinse gli occhi. Non dirett... non esattamente, Mayen. Ci sono
state... circostanze uniche.
S, certo. Succede, no? La donna Edur si port un dito alle labbra, poi
sembr prendere una decisione. Portatemi dunque da questi Nerek, Ac-
quitor.
Come? Ora?
S, prima si risolleva il loro spirito e meglio . Oppure vi ho frainteso?
No.
Presumibilmente, la benedizione di qualunque Edur baster per questi
vostri poveri servi. N prevedo che influenzer i rapporti del Re Stregone
con voi; anzi, sono sicura che non lo far. Mayen si volse verso una delle
proprie schiave Letherii. Strega Piumata, per favore, informa Uruth Sen-
gar che arriver un po' in ritardo, ma assicurale che non dovr aspettare a
lungo.
La giovane s'inchin e corse verso un palazzo. Seren la fiss per un at-
timo. Mayen, se posso chiederlo, chi le ha dato quel nome?
Strega Piumata?  un nome Letherii, no? I Letherii nati come schiavi
fra di noi ricevono il nome dalla loro madre. O nonne, comunque si usi fra
la vostra gente. Non ci ho mai pensato granch. Perch?
Seren scroll le spalle.  un nome vecchio, ecco tutto. Non lo sento u-
sare da molto tempo, e comunque compare solo nelle storie.
Andiamo, Acquitor?
Seduto su un basso sgabello vicino all'entrata, Udinaas strappava le sca-
glie da pesci essiccati riposti in un cesto. Aveva le mani bagnate, rosse e
crepate dalla pasta di sale in cui erano stati conservati i pesci. Aveva assi-
stito all'arrivo dell'Acquitor e seguito la deviazione di Mayen; e ora la
Strega Piumata si avvicinava, con aria turbata.
Indebitato, sbott lei, Uruth  dentro?.
S, ma devi aspettare.
Perch?
Sta parlando con le vedove nobili. Sono l da un po' di tempo e no, non
so cosa le preoccupa.
E credi che lo avrei chiesto a te?
Come vanno i tuoi sogni, Strega Piumata?
La giovane impallid, guardandosi intorno come in cerca di un altro po-
sto in cui aspettare. Ma aveva cominciato a cadere una pioggia leggera, e
sotto il tetto sporgente del palazzo erano all'asciutto. Tu non sai niente dei
miei sogni, Indebitato.
Com' possibile? Vieni da me tutte le notti. Parliamo, io e te. Litighia-
mo. Tu mi chiedi risposte. Maledici l'espressione nei miei occhi. E, alla fi-
ne, fuggi.
Lei si rifiutava di incontrare il suo sguardo. Non puoi essere l; nella
mia mente, ribatt. Non significhi niente per me.
Noi siamo i caduti, Strega Piumata. Tu, io, i fantasmi. Tutti noi. Siamo
la polvere che turbina intorno alle caviglie dei conquistatori che cammina-
no verso la gloria. Col tempo, forse il loro eterno scalpiccio ci far levare a
soffocarli, ma  una misera vendetta, non credi?
Parli diversamente da una volta, Udinaas. Non so pi chi parla attraver-
so di te.
L'uomo abbass lo sguardo sulle mani sporche di scaglie. E come fac-
cio a risponderti? Sono lo stesso? Direi di no. Ma questo significa che i
cambiamenti non sono miei? Ho combattuto il Corvo Bianco per te, Strega
Piumata. Ti ho strappato dalla sua morsa, e ora non fai che maledirmi.
Credi che apprezzi il fatto di doverti la vita?
Udinaas sussult, poi riusc a sorridere. Alzando gli occhi, vide che la
giovane lo osservava, anche se subito lei distolse lo sguardo. Ah, ora ca-
pisco. Ti sei scoperta... indebitata. Nei miei confronti.
Ti sbagli, sibil lei. Uruth mi avrebbe salvato. Tu non hai fatto nien-
te, tranne che renderti ridicolo.
Uruth  arrivata troppo tardi, Strega Piumata. E continui a chiamarmi
Indebitato, come se dirlo abbastanza spesso eliminasse...
Sta' zitto! Non voglio avere niente a che fare con te!
Non hai scelta; ma se alzi ancora la voce entrambe le nostre teste si ri-
troveranno infilzate su una picca fuori dalle mura. Che cosa voleva l'Ac-
quitor da Mayen?
La giovane spost nervosamente il peso da una gamba all'altra, esit, poi
rispose: Un benvenuto per i Nerek. Stanno morendo.
Udinaas scosse la testa. Quel dono deve farlo il Re Stregone.
Sembra logico, eppure Mayen si  offerta al suo posto.
Lui sgran gli occhi. Davvero?  impazzita?
Zitto, idiota! La Strega Piumata si accovacci davanti a lui. Questo
matrimonio imminente le ha dato alla testa. Si crede una regina, ed  di-
ventata insopportabile. E ora intende benedire i Nerek...
Benedire?
S, cos ha detto. Credo che anche l'Acquitor sia rimasta sorpresa.
Era Seren Pedac, no?
La Strega Piumata annu.
Entrambi rimasero in silenzio per un po', poi Udinaas chiese: Che con-
seguenze avrebbe una tale benedizione, secondo te?.
Probabilmente nessuna. I Nerek sono un popolo spezzato. I loro dei so-
no morti, gli spiriti dei loro antenati sparpagliati. Oh, forse un paio di fan-
tasmi saranno attirati al terreno appena consacrato...
La benedizione di un Edur potrebbe fare questo? Consacrare il terre-
no?
Forse. Non lo so. Ma potrebbe esserci un legame. Di destini. Dipende
dalla purezza della stirpe di Mayen, da tutto ci che l'aspetta nella vita,
se... Con un gesto rabbioso, la Strega Piumata chiuse la bocca di scatto.
Se  vergine. Ma come pu essere in dubbio la cosai Non  ancora spo-
sata, e gli Edur non infrangono quelle regole. Non abbiamo parlato di
questo, tu e io, ingiunse Udinaas. Ti ho detto che dovevi aspettare, come
era mio dovere. Tu non avevi ragione di credere che il messaggio da parte
di Mayen fosse urgente. Siamo schiavi, Strega Piumata. Non abbiamo opi-
nioni personali, e degli Edur e dei loro costumi non sappiamo quasi nien-
te.
La giovane incroci finalmente il suo sguardo. S. Dopo un attimo,
osserv: Hannan Mosag incontra i Letherii stasera.
Lo so.
Buruk il Pallido. Seren Pedac. Hull Beddict.
Udinaas sorrise, ma il sorriso era privo di divertimento. Ai piedi di chi
vanno gettate le mattonelle, Strega Piumata?
Fra quei tre? Lo sa l'Errante, Udinaas. Come consapevole del proprio
ammorbidimento nei confronti dell'uomo, la giovane si raddrizz corru-
gando la fronte. Sar l, ad aspettare.
Intendi gettare le mattonelle stasera, non  vero?
Lei annu con un brusco cenno del capo, poi and all'angolo del palazzo,
al margine della pioggia che si infittiva.
Udinaas riprese a strappare le scaglie. Ripens alle parole pronunciate
prima. Caduti. Chi segue le nostre impronte, mi chiedo? Noi che siamo i
dimenticati, gli ignorati. Quando il sentiero  il fallimento, non viene mai
intrapreso volutamente. I caduti. Perch il mio cuore piange per loro?
Non loro ma noi, perch certo io vi appartengo. Schiavi, servi, contadini e
operai senza nome, i volti indistinti nella folla... solo una macchia sulla
memoria, uno strascichio di piedi lungo le vie laterali della storia.
Si pu fermarsi, si pu girarsi e costringere i propri occhi a penetrare il
buio? E vedere i caduti? Si possono mai vedere i caduti? E se s, che emo-
zione nasce in quel momento?
Lacrime gli rigavano le guance, cadevano sulle mani rovinate. Conosce-
va la risposta a quella domanda, una risposta simile a un coltello acumina-
to che penetra in profondit. La risposta era... il riconoscimento.
Mentre Mayen si allontanava, Hull Beddict si accost a Seren Pedac. Al-
le loro spalle, i Nerek discutevano nella loro lingua natia, con parole rapide
e dure, tese per l'incredulit. La pioggia sibilava nei fuochi da cucina.
Non avrebbe dovuto farlo, comment Hull.
No, assent Seren. Non avrebbe dovuto. Per, non so bene cosa sia
successo. Dopo tutto, erano solo parole. O no?
Non li ha dichiarati ospiti, Seren. Ha benedetto il loro arrivo.
L'Acquitor si gir a guardare i Nerek, aggrottando le sopracciglia davan-
ti ai loro volti arrossati, nervosi. Di che cosa parlano?
Usano il vecchio dialetto... ci sono parole mercantili che capisco, ma
molte altre che non conosco.
Non sapevo che i Nerek avessero due lingue.
Il loro nome figura negli annali dei Primi Approdi, spieg Hull. So-
no i popoli indigeni il cui territorio copriva l'intero sud. Ci furono Nerek
che videro avvicinarsi le prime navi. Nerek che accolsero i primi Letherii
che misero piede su questo continente. Nerek che commerciarono, inse-
gnarono ai colonizzatori come vivere in questa terra, diedero loro le medi-
cine contro le febbri del caldo. Sono qui da molto, molto tempo. Due lin-
gue? Mi sorprende che non siano mille.
Be', riprese Seren Pedac, almeno sono di nuovo animati. Mangeran-
no, obbediranno agli ordini di Buruk....
S. Ma avverto in loro un nuovo timore... non tale da renderli inerti, ma
fonte di pensieri inquieti. Sembra che nemmeno loro comprendano appie-
no il significato di quella benedizione.
Questa non  mai stata la loro terra, no?
Non lo so. Gli Edur certo sostengono di essere sempre stati qui, dal
momento in cui il ghiaccio si ritir per la prima volta dal mondo.
Oh s, me n'ero dimenticata. I loro strani miti della creazione. Lucertole
e draghi e ghiaccio, un re-dio tradito.
Dopo un attimo, lanciando un'occhiata all'uomo, Seren vide che egli la
fissava.
Cosa c', Hull?
Come fai a sapere queste cose? Ci sono voluti anni perch Binadas
Sengar mi cedesse quelle informazioni, come dono solenne in seguito al
nostro legame.
Seren batt le palpebre. Ne ho sentito parlare... da qualche parte. Cre-
do. Si asciug il viso dalla pioggia. Tutti hanno qualche sorta di mito
della creazione. Sciocchezze, di solito. Oppure veri ricordi tutti mischiati e
imbevuti di magia e miracoli.
Mi sorprende il tuo cinismo, Acquitor.
E cosa credono i Nerek?
Che nacquero tutti da un'unica madre, innumerevoli generazioni fa; una
madre che aveva rubato il fuoco e attraversava il tempo alla ricerca di ci
che potesse placare un bisogno che la consumava... anche se non riusc
mai a scoprire la natura di quel bisogno. Una volta, nel suo viaggio, accol-
se dentro di s un seme sacro e diede alla luce una figlia femmina. Ester-
namente, continu Hull, la bambina era ben poco diversa dalla madre,
perch il sacro era nascosto, e nascosto  ancora oggi. Dentro ai Nerek, che
sono i discendenti di quella bambina.
E con questo, i Nerek giustificano il loro strano patriarcato.
Forse, ammise Hull, anche se  la linea femminile a essere conside-
rata la pi pura.
E questa madre della prima madre ha un nome?
Ah, hai notato la confusione fra le due, come se fossero ruoli anzich
individui distinti. Vergine, madre e anziana, una progressione attraverso il
tempo...
Senza parlare della noia del duro lavoro di moglie. La saggezza si di-
spiega come un fiore in un cumulo di letame.
Lui la scrut ancora pi attentamente. A ogni modo,  nota con una se-
rie di nomi simili, che indicano variazioni di un'unica persona. Eres, N'e-
res, Eres'al.
 questo il fulcro del culto degli antenati Nerek?
Era, Seren Pedac. Dimentichi che l'intera loro cultura  ormai distrut-
ta.
Le culture possono morire, Hull, ma la gente continua a vivere, e den-
tro di s porta i semi della rinascita...
Un'illusione, Seren Pedac, ribatt lui. Qualunque cosa possa nascere
da una situazione simile  debole, contorto, una beffa.
Persino la pietra cambia. Niente pu restare immobile...
Eppure noi lo vorremmo. Oh, parliamo di progresso, ma ci che vera-
mente desideriamo  perpetuare il presente. Con i suoi eccessi apparente-
mente infiniti, i suoi appetiti voraci. Sempre le stesse regole, sempre lo
stesso gioco.
Seren Pedac scroll le spalle. Stavamo parlando dei Nerek. Una donna
nobile dei Tiste Edur Hiroth li ha benedetti...
Ancora prima che noi ricevessimo il nostro benvenuto ufficiale.
Lei alz le sopracciglia. Credi che questo sia un altro velato insulto ai
Letherii? Istigato dallo stesso Hannan Mosag? Hull, penso che stavolta ti
stia facendo trasportare dall'immaginazione.
Pensala come vuoi.
La donna si gir dall'altra parte. Vado a fare una passeggiata.
Uruth aveva intercettato Mayen presso il ponte. Il loro scambio di parole
era stato breve, senza drammi, almeno da quanto Udinaas aveva potuto ve-
dere, dal suo punto di osservazione davanti al palazzo. Dopo aver riferito il
messaggio della padrona, la Strega Piumata aveva seguito Uruth, aspettan-
do a qualche passo dalle due donne Edur, abbastanza vicino per poter sen-
tire ci che dicevano. Uruth e Mayen arrivarono fianco a fianco, con gli
schiavi al seguito.
Udendo una risata sommessa, Udinaas si irrigid; si pieg sullo sgabello.
Sta' zitto, Wither! sibil.
Ci sono regni, schiavo morto, bisbigli lo spettro, in cui i ricordi
forgiano l'oblio, facendo di ere lontane un mondo reale come questo. In
questo modo si sconfigge il tempo. Si sfida la morte. E a volte, Udinaas
l'Indebitato, un regno simile si avvicina. Si avvicina di molto.
Basta, ti supplico. Non mi interessano i tuoi stupidi indovinelli...
Vorresti vedere quello che vedo io? Adesso? Devo farti scivolare il ve-
lo dell'Ombra sugli occhi, rivelandoti un passato mai visto?
Non ora...
Troppo tardi.
Davanti agli occhi dello schiavo si dispiegarono piani sottili come ragna-
tele, e il villaggio circostante sembr indietreggiare, indistinto, incolore,
sotto l'assalto. Udinaas si sforz di concentrarsi. La radura era scomparsa,
sostituita da una foresta di alberi torreggianti, sul cui letto di muschio
scomposto cadeva una pioggia torrenziale. Il mare alla sua sinistra era
molto pi vicino. Onde grigie, violente battevano contro la roccia nera e
frastagliata della costa; schiuma esplodeva verso l'alto.
Udinaas si ritrasse davanti alla ferocia di quelle onde; all'improvviso, es-
se sparirono nell'oscurit, e un'altra scena si lev davanti agli occhi dello
schiavo. Il mare era scivolato sotto l'orizzonte occidentale, lasciandosi die-
tro roccia percorsa di solchi, circondata da scoscese rupi di ghiaccio. Nel-
l'aria fredda aleggiava il puzzo del decadimento.
Figure correvano accanto a Udinaas; indossavano pellicce, o forse erano
avvolte di pelo, a chiazze marroni, ocra e nere. Erano sorprendentemente
alte, i corpi sproporzionatamente grossi sotto le teste dal cranio piccolo e
la mascella pesante. Una esibiva una cintura di canne da cui pendevano
lontre morte, e tutte portavano rotoli di corda ricavata da erba intrecciata.
Erano mute, ma Udinaas percep il loro terrore, mentre fissavano qual-
cosa nel cielo settentrionale.
Stringendo gli occhi, vide cosa aveva catturato la loro attenzione.
Una montagna di pietra nera stava sospesa nell'aria, sopra bassi pendii
coperti di pezzi di ghiaccio. Si stava avvicinando, e Udinaas sent una cor-
rente malevola emanare da quell'immagine enorme, irreale; un'emozione
avvertita anche dalle creature all'intorno.
Guardarono ancora per un attimo, poi si dispersero, fuggendo oltre Udi-
naas. La scena cambi.
Roccia bucherellata, pietra polverizzata, nebbie turbinose. Apparvero
due figure alte, che ne trascinavano in mezzo a loro una terza: una donna,
morta o svenuta, i cui lunghi capelli castani, sciolti accarezzavano il terre-
no. Udinaas sussult nel riconoscere una delle prime due: l'armatura acce-
cante, gli stivali rivestiti di ferro, il mantello d'argento, il volto coperto dal-
l'elmo. Menandore. Sorella Alba. Cerc di fuggire - lei non poteva non ve-
derlo - ma si ritrov impietrito dov'era.
Riconobbe anche l'altra donna dalle statue timorosamente intagliate, la-
sciate semisepolte nel terriccio della foresta intorno al villaggio Hiroth. La
carnagione pezzata, grigia e nera, che rendeva il volto duro simile a una
maschera di guerra. Una corazza di ferro opaco. Protezioni per le braccia e
le gambe di cuoio e maglia, un mantello di pelle di foca lungo fino ai pie-
di, che si apriva alle sue spalle. Dapple, la sorella volubile. Sukul Ankba-
du.
E, a quel punto, seppe chi era la donna che trascinavano in mezzo a loro.
Crepuscolo, Sheltatha Lore. La figlia prediletta di Scabandari, la Protettri-
ce dei Tiste Edur.
Le due donne si fermarono, lasciando le braccia della terza, che cadde
inerte sulla roccia scabra. Due paia di grandi occhi cascanti Tiste fissarono
Udinaas.
Menandore fu la prima a parlare. Non mi aspettavo di trovarti qui.
Mentre Udinaas si sforzava di trovare una risposta, una voce maschile al
suo fianco chiese: Che cosa le avete fatto?.
Girandosi, lo schiavo vide un altro Tiste, in piedi vicino al suo sgabello.
Pi alto delle donne che gli stavano di fronte, indossava un'armatura smal-
tata di bianco, sporca di sangue, sfregiata dai colpi di spada. Un elmo rotto
era appeso al fianco sinistro. Aveva la pelle candida come l'avorio. Sangue
essiccato gli disegnava un fulmine contorto sul lato sinistro del viso. Il
fuoco gli aveva bruciato la maggior parte dei capelli; la testa rossa, crepa-
ta, trasudava umori.
Gettate sulla schiena aveva due spade gemelle nel fodero; impugnature e
pomi sporgevano dietro le ampie spalle.
Niente che non meritasse, rispose Menandore.
L'altra donna scopr i denti. Il nostro caro zio aveva ambizioni per que-
sta nostra preziosa cugina. Eppure  forse venuto quando lei ha gridato
nell'ora del bisogno?
L'uomo segnato dalla battaglia super lo schiavo, l'attenzione fissa sul
corpo di Sheltatha Lore. Che pasticcio terribile. Me ne voglio lavare le
mani completamente.
Ma non puoi, disse Menandore, con uno strano compiacimento. In
fin dei conti, siamo tutti avvelenati dal sangue della madre...
Sukul Ankhadu si gir di scatto verso la sorella. Le sue figlie hanno
subito di peggio del veleno! Non c' niente di paragonabile a questa frattu-
ra delle identit. Guardaci! Arpie crudeli... le teste vocianti di Tiam si sol-
levano ancora e ancora, generazione dopo generazione! Punt un dito
contro l'uomo Tiste. E tu, padre? Quell'incubo femmina veleggiava su ali
piumate dall'oscurit di un altro regno, le gambe aperte e invitanti, e non
eri forse il primo della fila? Il puro Osserc, Primo Figlio dell'Oscurit e
della Luce, cos prezioso! Eppure eri l, a mischiare il tuo sangue con quel-
la baldracca... dicci, l'hai proclamata tua sorella prima o dopo esserci anda-
to a letto?
Se la malignit delle sue parole aveva avuto qualche effetto, non ci fu
segno all'esterno. Osserc semplicemente sorrise, distogliendo lo sguardo.
Non dovresti parlare di tua madre a quel modo, Sukul. Dopo tutto,  mor-
ta dandoti alla luce...
 morta dando alla luce tutti noi! La mano alzata di Sukul Ankhadu si
chiuse in un pugno che sferz l'aria. Muore, e rinasce. Tiam e i suoi figli.
Tiam e i suoi amanti. Le sue mille morti, e tuttavia niente cambiai
E con chi hai litigato, Osserc? chiese Menandore, in tono calmo.
Osserc corrug la fronte. Anomander. Stavolta ha avuto la meglio su di
me. A ben pensarci, prosegu dopo un attimo, non mi sorprende. L'arma
della rabbia spesso si dimostra pi forte dell'armatura della fredda ragio-
ne. Scroll le spalle. Comunque, gli ho fatto perdere abbastanza tem-
po...
Da permettere la fuga di Scabandari? indag Menandore. Perch?
Simile tuo o no, si  rivelato per ci che  veramente: un assassino tradito-
re.
Osserc alz le sopracciglia in un'espressione ironica, guardando la donna
che giaceva incosciente in mezzo alle sue figlie. Allora, presumibilmente,
vostra cugina, che ha chiaramente sofferto per mano vostra, non  morta.
Allo stesso modo, potrei far presente che Scabandari non ha ucciso Silchas
Ruin...
Vero, sbott Sukul, molto peggio. A meno che tu non pensi che
mangiare fango per l'eternit sia un destino migliore.
Risparmiami l'indignazione, sospir Osserc. Come spesso fai notare,
cara figlia, il tradimento  la caratteristica pi preziosa della nostra fami-
glia allargata o, almeno, la pi popolare. A ogni modo, qui ho finito. Che
cosa avete intenzione di farle?
Pensiamo che Silchas potrebbe apprezzare la compagnia.
Osserc s'irrigid. Due Ascendenti draconiani nello stesso terreno? Met-
tete duramente alla prova la Casa dell'Azath, figlie.
Scabandari cercher di liberarla? domand Menandore.
Scabandari non  in condizione di liberare nessuno, rispose Osserc,
nemmeno se stesso.
Le due donne rimasero evidentemente stupefatte. Dopo un attimo, Me-
nandore chiese: E chi  riuscito a ridurlo in quello stato?.
L'uomo scroll le spalle. Ha importanza? Scabandari ha avuto la scioc-
ca superbia di credere che gli dei di questo mondo non avessero il potere di
contrastarlo. Si ferm a scrutare le figlie, poi aggiunse: Consideratelo un
avvertimento, mie care. I primi figli di Madre Oscurit furono generati
senza bisogno di alcun padre. E, malgrado ci che sostiene Anomander,
non erano Tiste Andii.
Non lo sapevamo, osserv Menandore.
Be', ora lo sapete. Andateci caute, figlie.
Udinaas guard la figura alta allontanarsi. Il respiro gli si ferm in gola
quando la vide diventare indistinta, dispiegandosi in una forma nuova. E-
norme, le scaglie oro e argento luccicanti sulle ali che si aprivano. Un'on-
data di potere, e il drago gigantesco si lev nell'aria.
Sukul Ankhadu e Menandore lo fissarono, finch non si ridusse a un tiz-
zone ardente nel cielo greve, e poi spar.
Sukul emise un grugnito, e disse: Mi stupisce che Anomander non l'ab-
bia ucciso.
Qualcosa li lega, sorella, qualcosa di cui n noi n nessun altro sappia-
mo niente. Ne sono certa.
Forse. O forse la faccenda  molto pi semplice.
Cio?
Vogliono che il gioco continui, rispose Sukul con un sorriso tirato. E
il piacere impallidirebbe se uno dovesse uccidere subito l'altro.
Menandore abbass lo sguardo sulla forma immobile di Sheltatha Lore.
Costei si  presa un amante fra gli dei di questo mondo, non  vero?
Per qualche tempo. Generando due figli orridi.
Orridi? Figlie, allora.
Sukul annu. E il loro padre se ne rese conto fin dall'inizio, perch die-
de loro nomi appropriati.
Oh? E che nomi erano, sorella?
Invidia e Ripicca.
Menandore sorrise. Questo dio... credo che mi piacerebbe incontrarlo
un giorno.
 possibile che si opporrebbe a ci che intendiamo fare con Sheltatha
Lore. Anzi,  possibile che ci stia cercando, in modo da impedire la nostra
vendetta. Per cui, come usa dire Osserc, dobbiamo affrettarci.
Udinaas vide le due donne dividersi, lasciando la cugina priva di co-
scienza dov'era.
Menandore fiss la sorella lontana. L'amante di Sheltatha. Quel dio...
come si chiama?
La risposta di Sukul sembr arrivare da una grande distanza. Draco-
nus.
Poi le due donne assunsero la forma di draghi, grandi quasi quanto Os-
serc. Uno screziato, uno di un fulgore abbagliante.
La creatura screziata spicc il volo, scivolando nell'aria fino ad aleggiare
sul corpo di Sheltatha Lore. Una zampa artigliata si abbass a raccoglierlo
nella sua morsa.
La bestia si innalz a raggiungere la sorella. E insieme virarono verso
sud.
La scena sbiad rapidamente davanti agli occhi dello schiavo.
E, ancora una volta, Udinaas si ritrov seduto fuori dal palazzo dei Sen-
gar; fra le mani rosse, crepate, teneva un pesce mezzo ripulito, il cui oc-
chio rivolto verso di lui lo guardava con un'inquietante espressione di
sciocca sorpresa. Lo stesso occhio che aveva visto, con variazioni minime,
per tutta la mattina e tutto il pomeriggio e che ora, mentre il crepuscolo gli
calava intorno, continuava a fissarlo, privo di vita. Come se ci che strin-
geva non fosse affatto un pesce.
Solo occhi. Occhi inerti, morti... Per anche i morti accusano.
Hai fatto abbastanza, schiavo.
Udinaas alz lo sguardo.
Uruth e Mayen gli stavano di fronte. Due donne Tiste, n l'una n l'altra
screziata, n l'una n l'altra fulgida. Solo deboli variazioni di uno stereoti-
po triste, banale.
Un passo dietro di loro, la Strega Piumata spiccava fra gli schiavi che le
accompagnavano. Grandi occhi pieni di avvertimenti febbrili, fissi sui
suoi.
Udinaas chin la testa davanti a Uruth. S, padrona.
Trova una pomata per quelle mani, ordin Uruth.
Grazie, padrona.
Il corteo lo super, entrando nel palazzo.
Udinaas abbass lo sguardo sul pesce. Studi l'occhio per un altro atti-
mo, poi lo cav con il pollice.
In piedi sulla spiaggia, Seren Pedac osservava il movimento incessante
dell'acqua, il modo in cui la pioggia battente trasformava la superficie del
mare in una pelle picchiettata, grigia e coperta di peluria sottile, che si gon-
fiava verso la riva per rompersi sibilando, in cupi frammenti, sulle rocce
levigate.
La notte era arrivata, sotto forma di ombre striscianti. Le ore buie aleg-
giavano su di loro, uno scialle di silenzio che si posava sul villaggio alle
sue spalle. La donna pensava agli schiavi Letherii.
Il suo popolo sembrava particolarmente adatto alla resa. La libert era un
altare che i supplici si sforzavano di raggiungere per tutta la vita, graffian-
do il pavimento liscio con le unghie finch il sangue non macchiava la pie-
tra lucente, impeccabile; ma, in verit, restava per sempre fuori dalla porta-
ta dei mortali. E, anche se ogni sacrificio era giustificato nel suo nome glo-
rioso, la bestemmia era un crimine superficiale. La libert non era un dio, e
se lo era, e se aveva un volto rivolto verso i suoi adoratori, la sua espres-
sione era beffarda. Le catene di uno schiavo rubavano qualcosa che egli
non aveva mai posseduto.
Gli schiavi Letherii in quel villaggio non avevano debiti da ripagare.
Soddisfacevano bisogni chiari, ed erano retribuiti con vitto e alloggio. Po-
tevano sposarsi. Generare figli che non avrebbero ereditato i debiti dei ge-
nitori. Le ore del giorno dedicate ai loro compiti non aumentavano, non
divoravano sempre pi tempo alla loro vita. A conti fatti, la perdita della
libert era quasi insignificante per quei suoi simili.
Una bambina chiamata Strega Piumata. Come se una strega del lontano
passato, vestita scomodamente, rigida, manierata, come sembrano tutte le
cose obsolete, fosse uscita dalle storie. Lettrice delle mattonelle scelta fin
dal grembo materno, che praticava la sua arte divinatoria al servizio della
comunit, invece che delle monete in una borsa di cuoio. Forse il nome
aveva perso il suo significato fra questi schiavi. Forse non c'erano pi mat-
tonelle antiche da trovare, e nemmeno notti solenni in cui i destini si radu-
navano in un sentiero percorso di crepe, con il loro agghiacciante mosaico
esposto davanti a tutti... e una donna-bambina dagli occhi semichiusi a so-
vrintendere al terribile rituale.
Sentendo uno scricchiolio di pietre vicino alla foce del fiume, Seren si
gir e vide uno schiavo piegato sull'acqua. L'uomo gett le mani nella cor-
rente limpida, fredda, come in cerca di assoluzione, o di una fuga nell'in-
torpidimento.
Curiosa, lo raggiunse.
Lo sguardo che lui le lanci era guardingo, diffidente. Acquitor, esor-
d, queste sono ore difficili per gli Edur. Meglio lasciare le parole non
dette.
Noi per non siamo Edur, replic lei. Non  vero?
L'uomo ritir le mani, e la donna vide che erano rosse e gonfie. Emur-
lahn sanguina dal suolo di queste terre, Acquitor.
Tuttavia, siamo Letherii.
Un sorriso ironico. Acquitor, io sono uno schiavo.
Ho riflettuto sulla cosa. La schiavit. E la libert dal debito. Cosa pensi
dello scambio?
L'uomo si accovacci, le mani gocciolanti; sembr studiare l'acqua tur-
binosa. La pioggia era cessata e foschia usciva dalla foresta. Il debito ri-
mane, Acquitor. Domina ogni schiavo Letherii fra gli Edur, ed  un debito
che non pu mai essere ripagato.
Lei lo fiss, scioccata. Ma  una follia!
Un altro sorriso. Questo  il metro con cui tutti noi veniamo misurati.
Perch pensavate che bastasse la schiavit a cambiarlo?
Seren rimase silenziosa per un po', osservando l'uomo sul bordo dell'ac-
qua. Per nulla brutto; eppure, ora che sapeva, poteva vedere il suo indebi-
tamento, il peso che gli gravava sulle spalle, e la verit che per lui, per o-
gni figlio che avrebbe potuto generare, non ci sarebbe stata assoluzione
dallo stigma. Era una verit brutale. Una verit... Letherii. C' una schia-
va, prosegu, di nome Strega Piumata.
Lui sembr sussultare. S, la nostra lettrice delle mattonelle.
Ah. Mi ero chiesta se fosse cos. Da quante generazioni la famiglia di
quella donna abita in schiavit fra gli Edur?
Da una ventina, forse.
Eppure il talento  rimasto? In questo mondo del Kurald Emurlahn? 
straordinario.
Davvero? Lo schiavo scroll le spalle, alzandosi. Quando voi e i vo-
stri compagni sarete ospiti di Hannan Mosag questa sera, la Strega Piumata
getter le mattonelle.
Seren Pedac fu attraversata da un brivido improvviso. Tir un respiro
profondo, che rilasci lentamente e pesantemente. C' del... rischio, in
una cosa simile.
Questo si sa, Acquitor.
S, capisco.
Devo tornare ai miei doveri, concluse lui, senza incontrare il suo
sguardo.
Certo. Spero che il mio averti trattenuto non ti provochi guai.
Lui sorrise di nuovo, ma non disse nulla.
Seren lo guard allontanarsi su per la costa.
Avvolto nel mantello impermeabile, Buruk il Pallido stava in piedi da-
vanti al fuoco Nerek. Poco distante, c'era Hull Beddict, incappucciato, riti-
rato in se stesso.
Andando al fianco di Buruk, Seren studi le fiamme esitanti da cui il
fumo si alzava per aleggiare in un velo sottile, immobile. Il freddo della
sera le era penetrato nelle ossa, irrigidendo i muscoli del collo. Il mal di te-
sta le montava dietro agli occhi.
Seren Pedac, sospir Buruk. Non mi sento bene.
Cos diceva anche la sua voce debole e tremante, pens la donna. Hai
corso a lungo, per una grande distanza, ribatt.
Solo per ritrovarmi fermo qui, davanti a un fuoco malaticcio. Non sono
cos sciocco d ignorare i miei crimini.
Hull grugn dietro di loro. I crimini sarebbero quelli gi commessi, o
quelli ancora da commettere, Buruk il Pallido?
La distinzione  priva di senso, rispose il mercante. Stasera, prose-
gu, raddrizzandosi, saremo ospiti di Hannan Mosag. Siete entrambi pron-
ti?.
La formalit, osserv Seren,  la parte meno importante di quest'in-
contro, Buruk. Il Re Stregone intende chiarire la sua posizione. Sentiremo
un avvertimento che dovremo riferire alla delegazione al suo arrivo.
Le intenzioni sono egualmente prive di importanza, Acquitor. Io sono
privo di aspettative, mentre uno di noi tre ne  evidentemente consumato.
Affermazioni provate e riprovate, cupi pronunciamenti, tutto ci avverr in
questa terribile visita. Buruk gir la testa a guardare Hull Beddict. Pensi
ancora come un bambino, vero? Statuine di terracotta immerse nella sabbia
fino alle caviglie, una qua, l'altra l. Una dice questo, l'altra dice quello,
poi arrivi tu a risistemarle a dovere. Scene dai contorni precisi, netti. Pove-
ro Hull Beddict: ha ricevuto un coltello nel cuore tanto di quel tempo fa
che tutti i giorni se lo rigira nel cuore per confermare che  ancora l.
Se vuoi vedermi come un bambino, ringhi l'omaccione, l'errore 
tuo, non mio, Buruk.
Un semplice, mite avvertimento, spieg il mercante, che non ti trovi
fra bambini.
Facendo loro cenno di seguirlo, Buruk si diresse verso la cittadella.
Adeguando il suo passo a quello di Hull - con il mercante poco avanti a
loro - Seren chiese: Hai mai incontrato questo Hannan Mosag?.
Sono gi stato ospite qui, Seren.
Del Re Stregone?
No, della famiglia Sengar.  vicina alla stirpe reale: il figlio maggiore,
Fear Sengar,  il Maresciallo di Guerra di Hannan Mosag; non  proprio il
titolo esatto, ma la traduzione si avvicina al concetto.
Seren riflett per un attimo, poi dichiar, aggrottando le sopracciglia:
Prevedi, allora, che ci saranno degli amici presenti stasera.
Lo pensavo, ma non accadr. Nel villaggio non c' nessuno dei Sengar,
a parte il patriarca Tomad e la moglie. I figli sono partiti.
Partiti? Per dove?
Hull scosse la testa. Non lo so. E... strano. Devo presumere che Fear e i
suoi fratelli torneranno in tempo per l'incontro sul trattato.
Il Re Stregone  a conoscenza dei legami di sangue che hai stretto con
Binadas Sengar?
Naturalmente.
Buruk il Pallido aveva raggiunto il ponte che portava al cortile interno.
La foschia si era infittita in nebbia, che oscurava il mondo intorno ai tre
Letherii. Non c'era nessun altro in vista, nessun suono oltre allo scricchio-
lio dei loro piedi sul sentiero di ciottoli. La mole massiccia della cittadella
si lev davanti a loro.
L'ampia entrata ad arco splendeva della luce delle fiamme.
Non ha guardie, mormor Seren.
Nessuna che si possa vedere, replic Hull Beddict.
Buruk sal i due bassi gradini fino al pianerottolo, si ferm per slacciare
le fibbie del mantello, poi entr. Seren e Hull lo seguirono un attimo dopo.
Il lungo atrio era praticamente vuoto. Il tavolo del pasto era una versione
molto pi piccola di quello che normalmente occupava il centro della stan-
za, com'era chiaro dai segni visibili sul grande tappeto che copriva il pa-
vimento di assi di legno. Quell'altro tavolo, vide Seren, stava appoggiato
alla parete di destra, rivestita di arazzi.
Il tavolo modesto era stato posto trasversalmente in fondo alla stanza; tre
sedie dall'alto schienale aspettavano i Letherii su un lato. Di fronte a loro
sedeva il Re Stregone, gi a buon punto della cena. Cinque guerrieri Edur
si ergevano, immobili, nell'ombra dietro a Hannan Mosag.
Devono essere i K'risnan. Maghi... sembrano giovani.
Il Re Stregone aspett che si fossero tolti gli indumenti indossati fuori,
poi li chiam con un gesto e disse, in un Letherii passabile: Unitevi a me,
vi prego. Detesto il cibo freddo, per questo sono qui, a riempirmi scorte-
semente la pancia.
Buruk il Pallido s'inchin profondamente e rispose: Non credevo che
fossimo in ritardo, sire....
Non lo siete, ma non mi importa molto delle formalit. Anzi, spesso la
pura cortesia mi esaspera. Perdonate l'impazienza di questo re.
L'appetito non tiene in gran conto le esigenze del decoro, sire, osserv
Buruk, avvicinandosi.
Ero sicuro che un Letherii avrebbe capito. Ora, il re si alz all'im-
provviso, facendo fermare i tre di scatto, dichiaro miei ospiti Buruk il
Pallido, l'Acquitor Seren Pedac e la Sentinella Hull Beddict. Sedetevi, vi
prego. Io divoro solo quello che i miei cuochi preparano per me.
La sua era una voce che si poteva ascoltare per ore di fila senza accor-
gersene, dimentichi delle difficolt. Seren comprese che Hannan Mosag
era un re molto pericoloso.
Buruk il Pallido prese la sedia centrale; Seren si accomod alla sua sini-
stra, Hull alla sua destra. Mentre occupavano le sedie di Legnonero, il Re
Stregone si rimise al suo posto, afferrando un calice. Vino di Trate, an-
nunci, in onore dei miei ospiti.
Ottenuto grazie a pacifici commerci, si spera, disse Buruk.
Ahim, temo di no, rivel Hannan Mosag, piantando, solo per un at-
timo, uno sguardo quasi diffidente negli occhi del mercante. Ma qui sia-
mo tutti individui dalla pelle dura, no?
Buruk prese il suo calice, bevendo un sorso di vino. Sembr riflettere,
poi sospir: Solo leggermente inasprito dalla provenienza, sire.
Il Re Stregone aggrott le sopracciglia. Credevo che fosse il suo gusto
normale.
Non mi sorprende, sire:  l'effetto dell'abitudine.
Il conforto della familiarit, Buruk il Pallido, si dimostra ancora una
volta un arbitro potente.
I Letherii spesso si stancano della familiarit, ahim, e di conseguenza
spesso la vedono come una diminuzione di qualit.
Questo  un concetto troppo complicato, Buruk, decret Hannan Mo-
sag. Non siamo ancora tanto ubriachi da danzare con le parole, a meno
che non abbiate gi alleviato la vostra sete nel vostro alloggio, nel qual ca-
so mi trovo in svantaggio.
Buruk allung la mano verso una fetta di pesce affumicato. Sono terri-
bilmente sobrio, temo. Se qualcuno  in svantaggio, siamo noi.
E perch mai?
Be', sire, ci onorate con vino sporco di sangue, un gesto apportatore di
profondo squilibrio. Inoltre, abbiamo saputo del massacro dei cacciatori di
foche Letherii. Il sangue  salito tanto da sommergerci.
A quanto pareva, Buruk il Pallido non era interessato agli scambi velati.
Una tattica curiosa, riflett Seren; una tattica che, sospettava, il Re Ezgara
Diskanar non avrebbe apprezzato in quella situazione.
Sono sicuro che le poche foche zannute superstiti sarebbero d'accordo,
coinvolte come sono state in quella terribile marea, osserv il Re Strego-
ne in tono meditabondo.
Ci  anche giunta voce, prosegu Buruk, del ritorno delle navi al por-
to di Trate. Le stive che avrebbero dovuto contenere il costoso raccolto e-
rano inspiegabilmente vuote.
Vuote? Che colpevole noncuranza.
Buruk si appoggi allo schienale, le mani strette intorno al calice, lo
sguardo fisso sul contenuto scuro.
Hull Beddict prese improvvisamente la parola. Re Stregone, personal-
mente non provo alcun dispiacere per l'esito di quello sfortunato evento. I
cacciatori avevano violato accordi stipulati da tempo, e meritavano il loro
destino.
Sentinella, lo rimbecc Hannan Mosag, in tono grave, dubito che i
loro parenti in lutto sarebbero d'accordo. Le vostre parole sono fredde. Mi
risulta che l'idea di debito sia una forza potente fra la vostra gente. Quei
disgraziati cacciatori erano probabilmente Indebitati, no? La loro dispera-
zione  stata sfruttata da padroni senza cuore, come voi vi siete appena di-
mostrato. Scrut i tre Letherii davanti a lui. Sono solo nel mio dolore?
Le potenziali conseguenze di quel massacro promettono altro dolore,
sire, dichiar Buruk il Pallido.
E ci  inevitabile, mercante?
Buruk batt le palpebre.
Lo , rispose Hull Beddict, sporgendosi in avanti. Re Stregone, vi
sono forse dubbi su chi dovrebbe essere colpito da quel dolore? Avete par-
lato di padroni crudeli e, s,  il loro sangue che avrebbe dovuto essere ver-
sato in questo caso. Per, sono padroni solo perch gli Indebitati li hanno
accettati come tali. Tale  il veleno dell'oro come unica misura del valore.
Quei cacciatori non sono meno colpevoli della loro disperazione, sire. So-
no tutti complici dello stesso gioco.
Hull Beddict, intervenne Buruk, parla solo per s.
Non parliamo tutti solo per noi stessi? chiese Hannan Mosag.
Per quanto auspicabile possa essere la cosa, sire, sarebbe una menzo-
gna sostenerlo... nel mio caso, nel vostro.
Il Re Stregone allontan il piatto, appoggiandosi allo schienale. E l'Ac-
quitor, allora? Non parla affatto. Occhi calmi, dolci si posarono su di lei.
Avete scortato questi uomini, Acquitor Seren Pedac.
S, sire. E il mio compito  terminato.
E col vostro silenzio cercate di assolvervi da tutto ci che risulter da
quest'incontro.
Tale  il ruolo dell'Acquitor, sire.
A differenza, per esempio, di quello della Sentinella.
Hull Beddict trasal, poi disse: Non sono pi Sentinella da molto tem-
po, sire.
Davvero? Allora perch siete qui, se posso chiederlo?
Si  offerto di accompagnarci, spieg Buruk. Non spettava a me re-
spingerlo.
Vero. Quella responsabilit, a quanto so, apparteneva all'Acquitor.
Hannan Mosag scrut Seren, in attesa.
Non mi sono sentita in obbligo di contrastare la decisione di Hull Bed-
dict di unirsi a noi, sire.
Gi, replic il Re Stregone. Non  curioso?
Seren sent il sudore pizzicarla sotto gli abiti umidi. Permettetemi di
correggermi, sire. Non credevo che avrei avuto successo, se avessi cercato
di contrastare Hull Beddict. E allora ho cercato di mantenere l'illusione
della mia autorit.
Il volto di Hannan Mosag si apr in un sorrso profondamente disarman-
te. Una risposta onesta. Brava, Acquitor. Ora potete andare.
Lei si alz tremante; s'inchin.  stato un piacere incontrarvi, Re Stre-
gone.
Anche per me, Acquitor. Vorrei parlarvi pi tardi.
Sono a vostra disposizione, sire.
Senza incontrare lo sguardo dei compagni Letherii, Seren aggir la se-
dia, e usc dalla stanza.
Il Re Stregone le aveva risparmiato il peso di assistere a tutto ci che sa-
rebbe accaduto quella notte fra lui, Hull e Buruk. A livello personale, la
cosa le bruciava, ma sapeva che lui le aveva, probabilmente, appena salva-
to la vita.
A ogni modo, tutto ci che doveva essere detto lo era stato. Si chiedeva
se Hull Beddict l'avesse capito. Buruk sicuramente s.
Siamo davvero gravemente squilibrati. Hannan Mosag, il Re Stregone,
vuole la pace.
La pioggia era tornata. Si strinse il mantello intorno alle spalle.
Povero Hull.
Qualcuno gli scivol al fianco. Girando la testa, Udinaas vide Hulad; il
viso familiare era pallido, inquieto e tirato. Stai bene?
Hulad scroll le spalle. Stavo pensando all'ultima volta che ha gettato
le mattonelle, Udinaas. Stasera ho i nervi a pezzi.
Udinaas rimase zitto. Era alquanto sorpreso di non provare sensazioni
simili. Era cambiato, questo era chiaro. La Strega Piumata, gli era giunta
voce, aveva subito l'urto dello scontento di Mayen. A quanto pareva, la
rabbia di Uruth per la benedizione impartita ai Nerek, per quanto espressa
brevemente e sommessamente, era stata intensa. Di conseguenza, Mayen
aveva fatto risuonare il frustino sul dorso della Strega Piumata.
Naturalmente, nei rapporti con gli schiavi, la giustizia era un concetto
privo di significato.
La guard portarsi al centro dello spiazzo. C'erano pi schiavi ad affolla-
re l'ampio fienile rispetto all'ultima volta; probabilmente, erano stati attirati
dalle storie che vi erano nate intorno. Uno spettacolo interessante quasi
quanto gli Annegamenti.
La Strega Piumata si sedette sul terreno compatto e tutti l'imitarono ra-
pidamente, muovendosi con un'alacrit che lei, con i suoi dolori e suoi li-
vidi, non poteva uguagliare. Udinaas vide con che fatica si muoveva, e si
chiese fino a che punto lo ritenesse responsabile della sua sofferenza. Ma-
yen non era una padrona pi severa degli altri Edur. Le percosse erano for-
tunatamente poco comuni; la maggior parte dei crimini gravi commessi
dagli schiavi era punita con la morte rapida. Se non si aveva intenzione di
uccidere uno schiavo, a che pro metterlo fuori uso?
Nell'ultima lettura, non si era arrivati nemmeno allo spargimento delle
mattonelle. L'arrivo improvviso del Wyval aveva strappato la Strega Piu-
mata dal regno delle Fortezze manifeste. Udinaas sent i primi fremiti di
eccitazione nel petto.
Cal il silenzio, mentre la Strega Piumata chiudeva gli occhi e abbassava
la testa; i capelli biondi le si chiusero sul viso come tende gemelle. Fu
scossa da un tremito, poi trasse un respiro profondo, ansimante; alz occhi
vacui, in cui, come oltre una nebbia che si diradava, cresceva lentamente la
macchia nera di un cielo notturno privo di stelle, seguita da spirali lumino-
se.
Gli Inizi l'invasero con la loro maschera di terrore, distorcendole i line-
amenti in una sagoma primitiva, agghiacciante. Udinaas sapeva che la gio-
vane fissava l'Abisso, sospesa nel vasto oblio di tutto ci che giaceva in
mezzo alle stelle. Non c'erano ancora Artefici, n i mondi che avrebbero
creato.
E ora i Fulcra. Fuoco, Dolmen e l'Errante. L'Errante, che d forma alle
Fortezze...
Camminate con me verso le Fortezze.
Gli schiavi Letherii rilasciarono i respiri a lungo trattenuti.
Siamo in piedi su Dolmen, e tutto  come dovrebbe. Ma la sua voce
era tesa. Vivere  fare la guerra all'Abisso. Nella nostra crescita troviamo
la conquista, nella nostra stagnazione ci ritroviamo sotto assedio, e nella
nostra morte le nostre ultime difese vengono attaccate. Queste sono le ve-
rit della Fortezza della Bestia. Lama e Nocche, la guerra che non pos-
siamo evitare. L'et ha rigato il volto dell'Antico, cavandogli gli occhi. 
sfregiato, rovinato dalla battaglia. Crone chioccia amaramente, scossa da
sogni di volo. Veggente muove la bocca ma non c' nessuno a sentire.
Sciamano tesse coi lamenti la trama dei morti in campi di ossa, ma non
crede a nessuno dei disegni che forgia da quei resti sparsi. Rintracciatore
cammina deciso, sicuro, per negare il suo sperduto vagare.
Ammutol.
Un borbottio si lev dalla folla. L'invito per le Fortezze era freddo.
Che l'Errante ci protegga, siamo nei guai. In guai terribili.
Pizzicando il braccio di Udinaas, Hulad indic la parete opposta, su cui
erano ammassate le ombre, fosche come acqua fangosa. La schiena rivolta
all'intonaco sporco, c'era una figura. L'Acquitor. Seren Pedac.
La Strega Piumata rimase in silenzio, e il disagio crebbe.
Alzandosi, Udinaas si fece strada tra la folla, ignorando le occhiatacce
degli altri schiavi. Arrivato alla parete, la costeggi fino ad affiancarsi al-
l'Acquitor.
Che cosa  andato storto? chiese la donna.
Non lo so...
La Strega Piumata ricominci a parlare. Il Trespolo di Osso ora si erge
come un trono che nessuno occuper, perch la sua forma  diventata osti-
le all'addomesticamento. La schiena del trono  curva, le costole piegate
verso il basso, le scapole strette e ripide. Le braccia, su cui dovrebbero ri-
posare quelle di un sovrano, si sono levate, in forma di viso di lupo, e nei
loro occhi arde una vita selvaggia. Fece una pausa, poi inton: La For-
tezza della Bestia ha trovato Sovrani Gemelli.
 impossibile, mormor Seren Pedac.
E davanti a noi ora... La Fortezza dell'Azath. Le sue pietre sanguinano.
La terra fuma e trema. Un grido muto, incessante scuote i rami degli anti-
chi alberi. L'Azath  sotto assedio.
Gli schiavi si mossero; voci si levarono a protestare.
La Fortezza di Ghiaccio! grid la Strega Piumata, la testa reclinata al-
l'indietro, i denti scoperti.
Cal di nuovo il silenzio; tutti gli occhi erano fissi su di lei.
Tomba lacerata! Cadaveri giacciono sparsi davanti alla soglia spezza-
ta. Urquall Jaghuthan taezmalas. Non sono qui per riparare il danno. Sono
dimenticati, e nemmeno il ghiaccio ricorda il peso del loro passaggio.
Che lingua era? domand Seren Pedac.
Jaghut, rispose Udinaas, e richiuse la bocca di scatto.
Chi sono gli Jaghut?
Lui scroll le spalle. I forgiatori del ghiaccio, Acquitor. Non ha impor-
tanza; se ne sono andati.
La donna l'afferr per il braccio, costringendolo a girarsi. Come fai a
saperlo?
La Fortezza del Drago, disse la Strega Piumata, la pelle luccicante di
sudore. Eleint Tiam purake setoram n'brael buras...
Parole draconiane, comment Udinaas, improvvisamente orgoglioso
della sua segreta conoscenza. "Figli della Madre Tiam persi in tutto ci
che hanno ceduto." Pi o meno. La poesia soffre nella traduzione...
Gli Eleint vorrebbero distruggere ogni cosa sulla loro strada per ven-
dicarsi, prosegu la Strega Piumata con voce aspra. Come tutti vedremo
nella lunga notte che ci aspetta. La Regina giace morta e potrebbe non al-
zarsi pi. Il Consorte si agita su un albero e mormora, folle, del momento
della sua liberazione. Il Vassallo  sperduto; trascina catene in un mondo
in cui camminare  sopportare, e fermarsi equivale a essere divorati. Il
Cavaliere percorre il suo sentiero segnato, e presto incrocer la spada
con la propria vendetta. Porta arde di un fuoco furibondo. Il Wyval...
La testa si rovesci all'indietro come colpita da una mano invisibile;
sangue schizz dalla bocca e dal naso. La giovane ansim, poi sorrise.
Locqui Wyval aspetta. La Signora e la Sorella danzano, ognuna sul pro-
prio lato del mondo. Anche Bevitore di Sangue aspetta, aspetta di essere
trovato. Modellatore di Sentieri ha la febbre in corpo e vacilla sull'orlo del
precipizio.
Cos le Fortezze, tranne una.
Qualcuno la fermi, sibil Seren Pedac, lasciando il braccio di Udina-
as.
E ora fu lui ad afferrarla, trattenendola. La donna lo fulmin con lo
sguardo, lottando per liberarsi.
Udinaas la tir a s. Questo non  il vostro mondo, Acquitor. Nessuno
vi ha invitato. Restate senza dire niente... oppure andatevene!
La Fortezza Vuota  diventata, il sorriso della Strega Piumata si allar-
g, davvero molto affollata. Attenti ai fratelli! Ascoltate! Il sangue intesse
una ragnatela che intrappoler il mondo intero! Nessuno sfuggir, nessu-
no trover rifugio!. La mano destra scatt in avanti, spargendo le matto-
nelle antiche sul pavimento. Dalle travi sopra le loro teste i piccioni emer-
sero dall'oscurit, con un caotico frullio di ali. Si misero a volare freneti-
camente in cerchio, provocando una pioggia di penne.
I Testimoni stanno immobili, come se fossero fatti di pietra! I loro volti
sono maschere d'orrore. Le Padrone danzano con desiderio represso.
Aveva gli occhi chiusi, eppure indic una mattonella dopo l'altra, procla-
mandone l'identit con voce stridente. I Vagabondi hanno infranto il
ghiaccio, il cui abbraccio mortale porta la fredda oscurit. I Camminatori
non possono fermarsi nel torrente che, sempre pi intenso, li porta sempre
pi avanti. I Salvatori...
Che cosa sta dicendo? chiese Seren Pedac. Li ha resi tutti plurali... i
giocatori nella Fortezza del Trono Vuoto... non ha senso...
... stanno l'uno di fronte all'altro, ed entrambi sono condannati; in un
riflesso spezzato, cos stanno i Traditori, e questo  quello che giace da-
vanti a noi, a noi tutti. Con le ultime parole, la voce si affievol; la testa
torn a piegarsi in avanti, il mento poggiato sul petto, il viso coperto dal
velo dei capelli.
I piccioni continuavano a volare veloci, l'unico rumore nell'enorme fieni-
le.
Concorrenti per il Trono Vuoto, mormor la Strega Piumata, in tono
greve di dolore. Sangue e follia...
Lentamente, Udinaas lasci andare Seren Pedac.
La donna non accenn a muoversi; era impietrita come tutti i presenti.
Udinaas grugn, divertito, e disse all'Acquitor: Ultimamente non dorme
bene, sapete.
Seren Pedac usc barcollante, sotto una massiccia cortina di pioggia. Un
diluvio scendeva sibilando sui ciottoli del sentiero; torrentelli rigavano la
sabbia, e la foresta al di l sembrava schiacciata da corde liquide. Dal fiu-
me e dal mare veniva un sussurro irato. Come se il mondo stesse crollando
sotto l'assalto dell'acqua proveniente dai ghiacciai.
Seren batt le palpebre per liberare gli occhi dalle fredde lacrime.
E ricord il gioco dei bambini Edur, il chiacchiericcio ignaro di mille
momenti fa, cos lontano nella mente da riecheggiare simile alla remini-
scenza di qualcun altro. Una reminiscenza di tempi viscidi, privi di forma.
Ricordi correvano, correvano verso il mare.
Come bambini in fuga.
...
.
...
CAPITOLO OTTO.
.
Dove sono i giorni che un tempo tenevamo
Sciolti nelle nostre mani sicure?
Quando questi torrenti turbinosi
Hanno scavato caverne senza fondo sotto i nostri piedi?
E come ha fatto questa scena a vacillare
E a spostarsi rendendo pericolanti le nostre abili menzogne
Nei luoghi dove i giovani si incontrano,
Nelle terre dei nostri fieri sogni?
Dove, fra tutti voi davanti a me,
Sono i volti che un tempo conoscevo?
.
Parole incise nel muro,
Campanile di K'rul, Darujhistan.
.
Nella battaglia in cui Theradas Buhn era diventato un guerriero di san-
gue, una sciabola Merude gli aveva aperto la guancia destra, rompendo
l'osso sotto l'occhio e tagliando la parte superiore della mascella. L'orribile
lesione aveva impiegato molto tempo a guarire. Il filo usato per ricucire lo
squarcio nella bocca aveva fatto suppurare la carne prima che i compagni
potessero riportare il guerriero a un accampamento Hiroth, dove un guari-
tore aveva fatto quel che poteva, eliminando l'infezione e saldando le ossa.
Il risultato erano una cicatrice lunga, storta e un avvallamento su quel lato
del viso, e un'espressione cupa negli occhi, indice di ferite che l'avrebbero
accompagnato per il resto della vita.
Seduto con gli altri a poca distanza dalla distesa di ghiaccio, Trull Sen-
gar guardava Theradas camminare avanti e indietro lungo il margine di
quel biancore; il mantello di volpe rossa sventolava nel vento a raffiche. Si
erano lasciati alle spalle le terre Arapay, e con esse la riluttante ospitalit
di quella soggiogata trib Edur. I guerrieri Hiroth erano soli, e davanti a
loro si stendeva un paesaggio candido.
Appariva senza vita, ma gli Arapay avevano parlato di cacciatori nottur-
ni, strani assassini avvolti in pellicce che emergevano dall'oscurit bran-
dendo lame seghettate di ferro nero. Prendevano parti del corpo a mo' di
trofei, al punto da lasciare torsi privi di arti e teste nella loro scia. Nessuno
era mai stato catturato, e i cadaveri di quelli che cadevano venivano sem-
pre trasportati altrove.
Per, tendevano ad attaccare solo coppie di cacciatori Edur. I gruppi pi
numerosi venivano generalmente lasciati in pace. Gli Arapay li chiamava-
no Jbeck, che significava, all'incirca, lupi eretti.
Sento occhi su di noi, annunci Theradas, con la sua voce profonda,
sommessa.
Fear Sengar scroll le spalle. Le distese di ghiaccio non sono cos prive
di vita come sembra. Lepri, volpi, gufi, lupi bianchi, orsi, aranag...
Gli Arapay hanno parlato di bestie enormi, intervenne Rhulad. Zan-
nute, dal pelo marrone... abbiamo visto l'avorio...
Avorio vecchio, Rhulad, ribatt Fear. Trovato nel ghiaccio. Proba-
bilmente queste bestie non esistono pi.
Gli Arapay sostengono il contrario.
Theradas grugn. E vivono nel timore delle distese di ghiaccio, Rhulad,
e cos le hanno riempite di bestie e demoni da incubo. Le cose stanno cos:
vedremo quel che vedremo. Avete terminato il vostro pasto? Stiamo per-
dendo ore di luce.
S, convenne Fear, dovremmo proseguire.
Rhulad e Midik Buhn si spostarono sui fianchi. Entrambi indossavano
pellicce d'orso nere, dal collo d'argento. Le mani, nei guanti rivestiti di pel-
liccia - dono degli Arapay - erano strette intorno alle lunghe lance che usa-
vano a mo' di bastoni, per saggiare a ogni passo la compattezza della neve.
Theradas assunse il ruolo di punta, quindici passi pi avanti, lasciando
Trull, Fear e Binadas a costituire il gruppo centrale, con il compito di tirare
le due slitte cariche di sacchi di cuoio pieni di provviste.
Si diceva che, pi addentro nelle distese, ci fosse acqua sotto il ghiaccio,
i resti salmastri di un mare interno, e caverne nascoste sotto sottili veli di
neve. Trappole sotto i loro piedi li costringevano a viaggiare lentamente.
Il vento li investiva, mordendo la pelle esposta; erano costretti a piegarsi
in avanti per sostenere le raffiche gelide.
Malgrado la pelliccia, Trull sent lo shock di quel freddo improvviso,
una forza meccanica, indifferente, eppure ansiosa di rubare. Gli invadeva
le vie aeree in un assalto intorpidente; e in quella corrente aleggiava un de-
bole odore di morte.
Gli Edur si avvolsero bende di lana intorno al viso, lasciando fessure
sottili per gli occhi. Abbandonata ben presto la conversazione, cammina-
rono in silenzio; lo scricchiolio dei mocassini rivestiti di pelliccia era attu-
tito, distante.
Il calore del sole e il volgere delle stagioni non potevano avere la meglio
in quel luogo. La neve e il ghiaccio che si levavano sulle ali del vento, bril-
lando sopra le loro teste, si facevano beffe del sole stesso con un gioco di
specchi; questo faceva sospettare a Trull che il vento soffiasse vicino al
terreno, mentre in alto i cristalli di ghiaccio restavano sospesi, immobili,
immuni al passaggio delle stagioni, degli anni.
Per un attimo, il guerriero gir la testa all'ins, chiedendosi se quel bal-
dacchino opaco, luccicante, contenesse i ricordi congelati del passato, mi-
nuscole immagini intrappolate in ogni cristallo, testimonianza di tutto ci
che era accaduto pi in basso. Una moltitudine di destini, forse risalenti al
tempo in cui, al posto del ghiaccio, c'era il mare. Creature sconosciute sol-
cavano forse le acque in misteriose canoe migliaia di anni prima? Sarebbe-
ro forse diventate, un giorno, i famigerati Jheck?
I Letherii parlavano di Fortezze, quello strano pantheon di elementi, e
fra queste c'era la Fortezza di Ghiaccio. Come se l'inverno nascesse dalla
magia, come se il ghiaccio e la neve fossero strumenti di distruzione inten-
zionale. Un germe di quell'idea era presente anche nelle leggende Edur.
Ghiaccio che calava a rubare la terra imbevuta di sangue Tiste; il furto bru-
tale di territori conquistati a fatica, commesso come atto di vendetta; o for-
se una sfida finale, il gelido fiorire di una maledizione scagliata con l'ulti-
mo respiro.
La sensazione era quella, vaga, di un'antica inimicizia. Il ghiaccio era un
ladro, di vita, di terra, della giusta ricompensa. Un'eterna prigione di morte
e di sangue. Per tutto questo, poteva attirarsi odio.
Proseguirono per tutto il giorno, avanzando lentamente ma costantemen-
te, per campi di schegge di ghiaccio verticali che in lontananza sembrava-
no bianche, ma da vicino rivelavano innumerevoli sfumature di verde, blu
e marrone. Attraversarono pianure di neve compatta, scolpita dal vento,
che formava onde dalla superficie liscia come sabbia. Strane linee di faglia
dove forze invisibili dagli opposti cammini avevano spinto una lastra di
ghiaccio contro l'altra, come se il mondo solido al di sotto fosse soggetto a
casuali migrazioni.
Verso il tardo pomeriggio, un grido di Theradas li ferm. Trull, che
camminava con gli occhi puntati a terra, alz lo sguardo e vide che il com-
pagno, in piedi davanti a qualcosa, li invitava ad avanzare con un gesto
della mano avvolta di pelliccia. Pochi attimi dopo, furono al suo fianco.
Un crepaccio, largo almeno quindici passi, attraversava il loro sentiero.
Le pareti di ghiaccio scoscese precipitavano nell'oscurit; dalle profondit
saliva uno strano odore.
Sale, decret Binadas dopo essersi tolto le bende dal viso. Pozze cre-
ate dalla marea.
Rhulad e Midik li raggiunsero. Sembra che si estenda fino all'orizzon-
te, disse Rhulad.
La frattura pare recente, osserv Binadas, accovacciandosi presso il
bordo. Come se la superficie si stesse restringendo.
Forse l'estate  riuscita a mutare queste distese in minima parte, riflet-
t Fear. Abbiamo superato faglie chiuse che potrebbero essere i resti di
simili ferite apertesi in passato.
Come facciamo a passare al di l? chiese Midik.
Potrei attirare ombre dal basso, sugger Binadas, poi scosse la testa.
Ma l'idea mi inquieta. Se all'interno ci sono spiriti, potrebbero rivelarsi
imprevedibili. Qui ci sono strati di magia, intessuti nella neve e nel ghiac-
cio, e sono ostili a Emurlahn.
Tirate fuori le funi, ordin Fear.
Si avvicina il crepuscolo.
Se  necessario ci accamperemo sul fondo.
Trull lanci un'occhiata a Fear. E se si chiude mentre siamo laggi?
Lo ritengo improbabile, rispose Fear. Inoltre, stanotte rimarremo in-
visibili, nascosti nelle profondit. Se davvero ci sono bestie in questa terra
- anche se non ne abbiamo ancora visto segni certi - allora preferirei sfrut-
tare ogni opportunit per evitarle.
Ciottoli bagnati scivolarono sotto i mocassini di Trull quando questi at-
terr, allontanandosi dalle funi. Si guard intorno, sorpreso dal debole
chiarore verde che soffondeva la scena. Erano davvero sul letto di un mare.
Il sale aveva corroso il ghiaccio sui bordi, creando vaste caverne irte di pi-
lastri lucenti. L'aria era fredda e puzzolente.
Midik e Rhulad avevano estratto da una bisaccia fasci di legna e allesti-
vano un fuoco da cucina. Binadas e Fear stavano caricando opportunamen-
te le slitte, in modo da tenere i sacchi con il cibo lontani dal terreno bagna-
to, e Theradas era andato a esplorare le caverne.
Trull and a una pozza poco profonda, accovacciandosi sul bordo. L'ac-
qua salmastra pullulava di gamberetti piccoli, neri. Cirripedi affollavano la
superficie.
Il ghiaccio sta morendo.
A quelle parole, pronunciate da Fear alle sue spalle, Trull si alz, giran-
dosi verso il fratello. Cosa te lo fa dire?
Il sale gli mangia la carne. Siamo, credo, nella regione pi bassa del-
l'antico letto del mare. Dove si raccolse l'ultima acqua rimasta, che poi e-
vapor lentamente. Quelle colonne di sale sono tutto ci che resta. Se l'in-
tero bacino fosse simile a questo luogo, allora il baldacchino di ghiaccio
sarebbe crollato...
Forse  cos, sugger Binadas, raggiungendoli. A cicli, distribuiti su
migliaia di anni. Crolla, e poi il sale ricomincia il suo lavoro.
Trull punt gli occhi negli anfratti oscuri. Non riesco a credere che quei
pilastri possano sostenere tutto questo ghiaccio. Ci deve essere un ciclo di
crollo, come dice Binadas. I suoi occhi colsero un movimento; emerse
Theradas con la spada sguainata.
C' un sentiero, annunci questi. E un luogo di incontro. Non siamo i
primi a essere scesi qui.
Rhulad e Midik li raggiunsero. Per qualche tempo, nessuno parl.
Poi Fear annu e chiese: Quanto sono recenti i segni, Theradas?.
Risalgono a giorni fa.
Binadas e Trull, andate con Theradas a questo luogo di incontro. Io ri-
marr qui con i senza-sangue.
Il sentiero cominciava a venti passi dal bordo del crepaccio, una pista li-
bera dai ciottoli e dai detriti ammucchiati fra le scabre, cristalline colonne
di sale. Acqua gocciolava dal soffitto in una pioggia costante. Dopo altri
trenta passi, il sentiero terminava al margine di una vasta distesa sormonta-
ta da una volta priva di pilastri.
Presso il centro c'era un basso, deforme altare di pietra. Era circondato
da offerte votive; per lo pi conchiglie, fra le quali spiccavano alcuni pezzi
di avorio intagliato. Ma Trull vi dedic solo una rapida occhiata, perch la
sua attenzione era stata attratta dalla parete pi lontana.
Una ripida lastra di ghiaccio larga cento passi o pi, che si alzava in una
sporgenza curva; una parete in cui innumerevoli bestie erano rimaste in-
trappolate a met corsa, gelate in volo. Dal ghiaccio irradiavano corna, te-
ste e spalle - massicce, immobili - e zampe anteriori alzate o tese in avanti.
Occhi cerchiati di gelo racchiudevano lo smorto riflesso della luce verde-
azzurra. Incastonate nella parete, le sagome sfumate di centinaia di altre
creature.
Sbigottito dallo spettacolo, Trull avanz lentamente, aggirando l'altare;
quasi si aspettava di vedere le bestie rianimarsi all'improvviso, attaccando
tutti loro e schiacciandoli sotto migliaia di zoccoli.
Avvicinandosi alla parete, vide corpi impilati vicino alla base: bestie
che, cadute dal ghiaccio che si ritirava, si erano ammollate, crollando infi-
ne in pozze viscide.
Dalla carne marcescente si levarono mosche piccole e nere che sciama-
rono verso Trull, come decise a proteggere il loro banchetto. Trull si ferm
e agit la mano, finch non si dispersero, tornando alle carcasse. Le bestie
- carib - avevano corso sulla neve, uno strato compatto, alto fino al gi-
nocchio, sopra il letto del mare. Il panico nei loro occhi era ancora visibile.
E, dietro un braccio di ghiaccio, c'erano la testa e le spalle di un lupo e-
norme, dal pelo argenteo e gli occhi ambra, che correva fianco a fianco con
un carib. Il lupo aveva la testa alzata, la mascella aperta, vicina al collo
della vittima. Canini lunghi quanto il pollice di Trull luccicavano sotto le
labbra ritratte.
Il dramma della natura, la vita ignara del cataclisma che vi piombava
addosso da dietro, o da sopra. La mano brutale di un dio indifferente quan-
to le bestie stesse.
Binadas gli si affianc. Questo  opera di un canale, osserv.
Trull annu. Magia; non c'era altra spiegazione adeguata. Un dio.
Forse, ma non necessariamente, fratello. Certe forze devono solo essere
scatenate; poi si sviluppa un movimento naturale.
La Fortezza di Ghiaccio, disse Trull. Come i Letherii la descrivono
nella loro fede.
La Mano del Testimone, prosegu Binadas, che attese la fine della
guerra prima di scatenare il proprio potere.
Trull pensava di saperne di pi della maggior parte dei guerrieri Edur ri-
guardo alle antiche leggende del loro popolo. Mentre le parole di Binadas
gli riecheggiavano nella mente, per, si sent terribilmente ignorante. Do-
ve sono andati? chiese. Quegli antichi poteri? Perch esistiamo come...
soli}
Il fratello scroll le spalle; era sempre riluttante a infrangere la sua riser-
vatezza, il suo meditabondo silenzio. Restiamo soli, rispose infine, per
preservare la santit del nostro passato.
Trull riflett, abbracciando con lo sguardo la scena davanti a s, quelle
vite oscure che non erano riuscite a correre pi forte del proprio destino,
poi comment: Le nostre amate verit sono vulnerabili.
Alla sfida, s.
E il sale erode il ghiaccio sotto di noi, finch il nostro mondo non si as-
sottiglia pericolosamente sotto i nostri piedi.
Finch quello che era gelato... non si ammolla.
Trull si avvicin di un altro passo alle carcasse dei carib. E quello che
si ammolla crolla a terra. E marcisce, Binadas. Il passato  coperto di mo-
sche.
Il fratello and verso l'altare e disse: Coloro che si inchinano qui erano
in questo luogo solo pochi giorni fa.
Non sono venuti per la nostra stessa strada.
Forse ci sono altri sentieri verso questo mondo sotterraneo.
Trull lanci un'occhiata a Theradas, ricordandosi solo allora della sua
presenza. Il guerriero stava sulla soglia; il suo fiato formava un pennacchio
nell'aria.
Dovremmo tornare dagli altri, concluse Binadas. Domani ci aspetta
un lungo cammino.
La notte pass, umida, fredda, pervasa dal sussurro dell'acqua che inces-
santemente colava. Tutti gli Edur montarono la guardia a turno, avvolti in
pellicce, le armi sguainate. Ma non c'era niente da vedere nella luce soffu-
sa, debolmente luminescente. Ghiaccio, acqua e pietra, famelico movimen-
to e ossa impermeabili: un triumvirato cieco che dominava un regno geli-
do.
Appena prima dell'alba, il gruppo si alz, consum un rapido pasto; poi
Rhulad sal lungo le funi, affidandosi ai pioli conficcati nel ghiaccio fino a
circa due terzi del tragitto, dove la spaccatura si restringeva abbastanza da
permettere il passaggio alla parete settentrionale. Oltre quel punto, Rhulad
cominci a piantare nuovi pioli nel ghiaccio. Per un po', i compagni al di
sotto furono investiti da una pioggia di schegge, poi udirono il richiamo
lontano di Rhulad. Midik and alle funi e cominci ad arrampicarsi, men-
tre Trull e Fear legavano i sacchi del cibo a strisce di cuoio intrecciate. Le
slitte sarebbero state issate per ultime.
Oggi, decret Binadas, dovremo essere prudenti. Si accorgeranno
che siamo stati qui, che abbiamo trovato il loro altare.
Trull gli lanci un'occhiata. Ma non l'abbiamo profanato.
Forse la nostra semplice presenza  stata sufficiente a recare offesa, fra-
tello.
Il sole era sopra l'orizzonte quando i guerrieri Edur si ritrovarono riuniti
sull'altro lato del crepaccio, con le slitte cariche e pronte. Il cielo era lim-
pido e non c'era vento, ma l'aria era fredda e pungente. Il disco fiammeg-
giante del sole era affiancato su entrambi i lati da versioni ridotte, pi niti-
de e vivide di prima, come se nel corso della notte appena trascorsa il
mondo sopra di loro avesse completato la sua trasformazione in qualcosa
di strano, contrario alla vita.
Con Theradas ancora alla testa, partirono.
Lo scricchiolio del ghiaccio sotto i piedi, lo stridio dei pattini delle slitte,
e un sibilo lontano e vicino insieme, come se il silenzio stesso fosse diven-
tato udibile; un suono che, cap finalmente Trull, era il flusso del proprio
sangue, intersecato con il ritmo del respiro, il battito del cuore. Il bagliore
gli irritava gli occhi. I polmoni gli bruciavano a ogni boccata d'aria.
Gli Edur non appartenevano a quel paesaggio. La Fortezza di Ghiaccio.
Temuta dai Letherii. Ladra di vita... perch Hannan Mosag ci ha mandato
qui?
Theradas si ferm, girandosi. Impronte di lupo, annunci. Abbastan-
za pesante da infrangere la crosta di neve.
Lo raggiunsero, arrestando le slitte. Trull scost le cinghie dalle spalle
doloranti.
Le impronte attraversavano la loro strada, dirette a ovest. Erano enormi.
Appartengono a una creatura come quella che abbiamo visto nel ghiac-
cio ieri sera, osserv Binadas. Che cosa cacciano? Non abbiamo incon-
trato prede.
Fear grugn, poi disse: Questo non significa molto, fratello. Non siamo
viaggiatori silenziosi con queste slitte.
Ma comunque, obiett Binadas, le mandrie lasciano segni. A quest'o-
ra avremmo visto qualcosa.
Ripresero il cammino.
Poco dopo mezzogiorno, Fear intim l'alt per mangiare. La pianura di
ghiaccio si stendeva, monotona e uniforme, su tutti i lati.
Non c' niente di cui preoccuparsi qui, dichiar Rhulad, sedendosi su
una delle slitte. Possiamo vedere chiunque, o qualunque cosa, si avvicini.
Dicci, Fear, quanto dobbiamo proseguire? Dov' questo dono che Hannan
Mosag vuole farci trovare?
Un altro giorno di viaggio verso nord, rispose Fear.
Se  davvero un dono, chiese Trull, chi lo offre?.
Non lo so.
Per un po', rimasero in silenzio.
Trull guard la neve compatta ai suoi piedi; si sentiva sempre pi inquie-
to. Qualcosa di ostile aleggiava nell'aria gelida, immobile. D'un tratto, la
loro solitudine sembr minacciosa, l'assenza la promessa di un pericolo
sconosciuto. Eppure si trovava fra parenti, fra guerrieri Hiroth.
Allora, perch questo dono puzza di morte?
Un'altra notte. Allestirono le tende, cucinarono il pasto, organizzarono le
guardie. Trull fu il primo. La lancia in mano, percorreva il perimetro del
campo senza mai fermarsi, per tenersi sveglio. Il cibo nello stomaco gli
dava sonnolenza, e il vuoto completo delle distese di ghiaccio sembrava ir-
radiare una forza che ottundeva la concentrazione. Sopra di lui, il cielo
formicolava di strane, mutevoli sfumature che salivano e scendevano in di-
sarmonici motivi. Aveva gi visto spettacoli simili, nel cuore dell'inverno
nelle terre Hiroth, ma mai cos ricchi, mai cos vividi, e accompagnati da
uno strano sibilo, come di schegge di ghiaccio che si spezzano sotto i pie-
di.
Quando fu il momento, svegli Theradas. Il guerriero emerse dalla sua
tenda e si raddrizz, stringendosi addosso il mantello di pelliccia. Estrasse
la spada. Alz gli occhi sul vivace cielo notturno, ma non fece commenti.
Trull entr nella tenda. L'aria all'interno era umida. Sulle pareti si era
formato del ghiaccio, che disegnava mappe di mondi sconosciuti sulla tela
tesa. Da fuori venivano i passi costanti di Theradas, intento al suo giro. Il
rumore accompagn Trull nel sonno.
Seguirono sogni frammentati. Vide Mayen, nuda nella foresta, che si
sdraiava sopra un uomo, dimenandosi con avida libidine. Trull si avvicin,
cercando di vedere l'uomo in viso, di scoprire chi fosse, e invece si ritrov
smarrito La foresta era diventata illeggibile, irriconoscibile; una sensazione
che non aveva mai provato, e che lo lasci in preda al terrore. In ginocchio
sul terriccio, tremava, mentre da qualche parte sentiva venire le grida di
piacere della donna, ritmiche e bestiali.
E il desiderio si dest in lui. Non per Mayen, ma per quello che lei aveva
trovato nel culmine selvaggio concentrato in quell'istante che conteneva
presente, futuro e passato insieme. Un istante indifferente alle conseguen-
ze. La sua fame divent un dolore, piantato nel petto come una punta di
coltello spezzata, che lo feriva a ogni respiro affannoso.
Nel sogno grid, come per rispondere alla voce di Mayen, e la sent ride-
re con consapevolezza. Una risata che l'invitava a raggiungere il suo mon-
do.
Mayen, la promessa sposa di suo fratello. Una parte della sua mente re-
stava fredda e obiettiva; quasi sardonica nella propria osservazione di s,
capiva la natura di quella ragnatela, fatta di invidia e di appetiti in boccio.
I maschi Edur erano lenti in simili cose. Per questo il fidanzamento e il
matrimonio avvenivano dopo che era passato almeno un decennio - spesso
due - dal raggiungimento della piena et adulta. Le donne avvertivano i lo-
ro appetiti femminili molto pi presto nella vita. Si mormorava, fra gli
uomini, che spesso facessero uso degli schiavi Letherii; ma Trull stentava
a crederci. Sembrava... inconcepibile.
La mente obiettiva guardava quell'opinione con divertimento, come per
farsi beffe dell'ingenuit di Trull.
Si svegli scosso dai brividi; indebolito dalla confusione e dai dubbi,
giacque per qualche tempo nella pallida mezza luce prima dell'alba, guar-
dando il suo fiato creare pennacchi nell'aria chiusa della tenda.
Qualcosa lo preoccupava, ma impieg parecchio a rendersi conto di cosa
si trattava. Nessun rumore di passi.
Trull usc dalla tenda, barcoll sulla neve e il ghiaccio, si raddrizz.
Toccava a Rhulad montare la guardia. Vicino al fuoco spento, vide la
sua figura seduta, la testa china, avvolta dal cappuccio.
Si port alle spalle del fratello. Nel capire che dormiva, fu invaso dalla
rabbia. Sollev la lancia con entrambe le mani, roteando l'impugnatura in
un movimento che termin contro il fianco della testa di Rhulad.
Uno schiocco sommesso; il fratello si inclin su un lato. Cacciando un
grido lacerante, Rhulad cadde scompostamente sulla neve compatta, poi si
gir sulla schiena, cercando la spada a tentoni.
Trull gli punt la punta della lancia contro il collo. Dormivi durante la
guardia! sibil.
Non  vero!
Ti ho visto dormire! Ho camminato fino a te!
Non  vero! Rhulad balz in piedi, premendosi una mano contro la te-
sta.
Gli altri stavano emergendo dalle loro tende. Fear fiss Trull e Rhulad,
poi si avvi verso i sacchi del cibo.
Trull tremava. Trasse respiri profondi, gelidi. Per un attimo, pens che la
sua rabbia fosse sproporzionata all'accaduto, poi la consapevolezza della
gravit del rischio lo riassal.
Abbiamo avuto visitatori, annunci Fear, esaminando il terreno gela-
to. Non hanno lasciato impronte...
Come fai a esserne sicuro, allora? ribatt Rhulad.
Perch tutto il nostro cibo  sparito, Rhulad. A quanto pare, per un po'
patiremo la fame.
Theradas imprec, e cominci a cercare una pista.
Erano fra noi. I Jheck. Avrebbero potuto ucciderci tutti quanti nel son-
no. E tutto perch Rhulad si rifiuta di capire cosa significa essere un guer-
riero. Non c'era nient'altro da dire, e tutti lo sapevano.
Tutti tranne Rhulad. Non dormivo! Lo giuro! Fear, devi credermi! Mi
sono solo seduto un momento a far riposare le gambe. Non ho visto nessu-
no!
Con le palpebre chiuse, ringhi Theradas, non mi stupisce.
Credete che menta, ma non  cos! Sto dicendo la verit, lo giuro!
Non importa, decret Fear.  successo. D'ora in poi, raddoppieremo
la guardia.
Rhulad and da Midik. Tu mi credi, non  vero?
Midik Buhn si gir dall'altra parte. C' voluta una battaglia solo per
svegliarti per la guardia, Rhulad, comment, in tono triste e stanco.
Rhulad rimase immobile, scioccato; il dolore di quello che vedeva come
un tradimento gli era scolpito in viso. Strinse le labbra e la mascella, e si
allontan lentamente.
I bastardi erano nel nostro campo. La fede che Hannan Mosag ripone in
noi...
Smontiamo le tende, ordin Fear, e rimettiamoci in cammino.
Trull esaminava l'orizzonte di continuo; a tratti era sopraffatto dal senso
di vulnerabilit. Erano osservati, seguiti. Il paesaggio sgombro era una
menzogna. Forse c'era magia all'opera, anche se questo non scusava - non
poteva scusare - la negligenza di Rhulad.
La fiducia era stata persa; Trull sapeva bene che il futuro di Rhulad sa-
rebbe stato dominato dallo sforzo di riconquistarla. Un errore, e il sentiero
del giovane lo aspettava, inevitabilmente pieno di ostacoli. Un viaggio per-
sonale fitto di battaglie, ogni passo contrastato da una miriade di dubbi,
fondati o no: la distinzione non aveva pi importanza. Rhulad avrebbe vi-
sto nei fratelli e negli amici una sequela incessante di recriminazioni. Ogni
gesto, ogni parola, ogni occhiata. E, questa era la tragedia, non sarebbe sta-
to lontano dalla verit.
La cosa non poteva essere tenuta nascosta al villaggio. Con vergogna dei
Sengar, la storia sarebbe emersa, cantata con tranquillo compiacimento da
maligni e rivali; e, data l'opportunit, questi non sarebbero certo mancati.
La macchia li segnava tutti, l'intera stirpe dei Sengar.
Proseguirono verso nord, nel giorno privo di accadimenti.
Nel tardo pomeriggio, Theradas avvist qualcosa innanzi a loro; di l a
poco, anche gli altri lo videro. Un bagliore di luce riflessa si levava alto
dalla piatta distesa. Difficile giudicarne l'ampiezza, ma Trull avvert che la
proiezione era sostanziale, e innaturale.
Quello  il luogo, osserv Fear. I sogni di Hannan Mosag dicevano il
vero. L troveremo il dono.
Allora andiamo, disse Theradas, partendo deciso.
Il pinnacolo cresceva davanti ai loro occhi. Fenditure apparvero nella
neve e nel ghiaccio; man mano che si avvicinavano, la superficie si incli-
nava verso l'alto. La guglia si era levata dalle profondit; l'improvvisa, ca-
tastrofica spinta aveva spedito nell'aria enormi blocchi di ghiaccio, che e-
rano ricaduti fragorosamente ai lati. Cumuli di fango, ora gelato, erano ro-
tolati sulla neve, e circondavano la zona in un rozzo anello.
Piani prismatici catturavano e frangevano la luce all'interno del pinnaco-
lo. Il ghiaccio in quella guglia torreggiante era puro e limpido.
Alla base della salita percorsa di crepe - a trenta o pi passi dal pinnaco-
lo - il gruppo si ferm. Trull sgusci fuori dall'imbracatura della slitta, imi-
tato da Binadas.
Theradas, Midik, state qui a sorvegliare le slitte, intim Fear. Trull,
estrai la lancia dal fodero. Binadas, Rhulad, affiancateci! Andiamo.
Risalirono il pendio, facendosi strada fra masse di ghiaccio e fango rap-
preso.
Un puzzo riempiva l'aria; un puzzo di acqua salmastra, marcia.
Binadas emise un sibilo di avvertimento, poi comment: Lo spirito e-
vocato da Hannan Mosag dalle profondit del mare  stato qui, sotto il
ghiaccio. Questa  opera sua, e la magia aleggia ancora.
Emurlahn? chiese Trull.
No.
Arrivarono ai piedi del pinnacolo. La sua ampiezza superava quella degli
alberi di Legnonero vecchi di mille anni. Innumerevoli piani si levavano in
una sagoma caotica, una massa di superfici levigate su cui la rossa luce del
sole calante scorreva simile a sangue.
Fear indic. L. Il dono.
E Trull la vide. Scura, vaga, la forma offuscata di una spada, l'elsa a
forma di campana, la lama stranamente variegata, anche se forse l'effetto
era dovuto al ghiaccio che la circondava.
Binadas, convoglia magia Emurlahn nella lancia di Trull. Pi che
puoi... ci vorranno molte, molte ombre, ordin Fear.
Il fratello aggrott le sopracciglia. In che senso?
Infrangere il ghiaccio le distrugger. L'annientamento  necessario per
liberare il dono. E ricordate, non stringete le mani nude intorno all'impu-
gnatura, una volta che l'arma sar liberata. E impedite agli spettri di fare lo
stesso, perch ci proveranno con impegno disperato.
Che razza di spada  questa? domand Trull.
Fear non rispose.
Se dobbiamo infrangere questo pinnacolo, riprese Binadas dopo un at-
timo, tutti voi dovreste stare ben lontani da me e da Trull.
Non soffriremo danni, replic Fear. La visione di Hannan Mosag era
chiara su questo punto.
E fino a dove  arrivata, fratello? indag Trull. Egli ha visto il nostro
viaggio di ritorno?
Fear scosse la testa. Fino alla rottura, alla caduta dell'ultimo frammento
di ghiaccio. Non oltre.
Mi chiedo perch?
Questo non  il momento dei dubbi, Trull, ribatt Fear.
Davvero? A me sembra l'esatto contrario.
I fratelli si girarono verso di lui.
Trull distolse lo sguardo. Sento che  un'azione sbagliata.
Hai perso il coraggio? sbott Rhulad. Abbiamo camminato fin qui, e
solo ora esprimi i tuoi dubbi?
Che specie di arma  questo dono? Chi l'ha forgiata? Non sappiamo
niente di ci che stiamo per liberare.
Il nostro Re Stregone ce l'ha ordinato, sentenzi Fear, incupendosi in
volto. Che cosa vorresti che facessimo, Trull?
Non lo so. L'uomo si gir verso Binadas. Non c' modo di strappare i
segreti?
Ne sapr di pi, credo, quando avremo liberato la spada.
Fear grugn. Allora comincia, Binadas.
Furono interrotti da un grido di Theradas. Un lupo! esclam questi,
indicando il sud.
La bestia, a malapena visibile con la pelliccia bianca contro la neve, li
guardava, immobile, da mille o pi passi di distanza.
Non sprecare altro tempo, disse Fear a Binadas.
Dalla posizione di Binadas fiorirono ombre, macchie blu che strisciaro-
no sulla neve, arrampicandosi sull'asta della lancia di Legnonero fra le ma-
ni di Trull, dove parvero affondare nel legno lucido. L'arma sembrava im-
mutata al tatto, sotto la spessa pelliccia dei guanti, ma Trull credette di
sentire qualcosa di nuovo, un lamento che gli riecheggiava nelle ossa. Un
lamento di terrore.
Basta, ansim Binadas.
Lanciando un'occhiata al fratello, Trull vide il pallore del suo viso, il su-
dore lucente sulla fronte. Oppongono resistenza?
Binadas annu. Sanno che stanno per morire.
Come possono morire gli spettri? obiett Rhulad. Non sono gi fan-
tasmi? I fantasmi dei nostri antenati?
Non i nostri, rispose Binadas, ma non spieg oltre; invece, fece un ge-
sto in direzione di Trull. Colpisci il ghiaccio, fratello.
Trull esit. Si guard indietro, sopra la spalla sinistra, finch non trov il
lupo lontano. Aveva abbassato la testa, raccogliendovi sotto le zampe.
Per la Figlia Crepuscolo, mormor, sta per attaccare. Alla base del
pendio, Theradas e Midik preparavano le lance.
Ora, Trull!
L'ordine di Fear lo fece sussultare; per poco non lasci cadere la lancia.
Stringendo la mascella, si gir di nuovo verso il pinnacolo, poi indirizz la
punta di ferro dell'arma contro il ghiaccio.
Con la coda dell'occhio, colse movimenti su tutti i lati: figure sembrava-
no levarsi dalla stessa neve.
Il pinnacolo esplose in una nebbia bianca, accecante.
Grida improvvise.
Trull sent uno strattone violento sulla lancia; il Legnonero risuonava
come ferro mentre innumerevoli spettri ne venivano strappati. Le loro urla
di morte gli riempivano il cranio. Barcollando, intensific la stretta, cer-
cando di distinguere ci che avveniva nella nuvola candida.
Armi cozzarono.
Un corno ramificato venne ad artigliargli il viso; ogni braccio terminava
in una punta rivestita di quarzite. Trull gett l'asta della lancia contro il
corno, bloccandone il cammino. Roteando la lancia, costrinse l'avversario
a mollare l'arma, che cadde su un lato. Un colpo verticale con la lancia, e
Trull sent la lama di ferro trafiggere pelle e carne, grattando contro costole
e uscendo momentaneamente allo scoperto per picchiare infine contro la
parte inferiore di una mascella.
La scena all'intorno diventava pi visibile. Erano circondati da selvaggi,
piccoli, bestiali, avvolti di pelli bianche, i volti nascosti dietro piatte ma-
schere dello stesso colore. Brandendo corna ramificate a mo' di artigli, e
corte lance con punte di pietra lucente, i Jheck sciamavano su tutti i lati.
Fear ne teneva a bada tre; alle sue spalle si ergeva la spada, libera dal
ghiaccio, la punta conficcata nel terreno gelato. A quanto pareva, i Jheck
volevano disperatamente impossessarsene.
Trull attacc l'avversario di Fear pi vicino a lui, piantandogli la lancia
nel collo. Sangue sprizz, colando lungo l'asta. Estrasse l'arma in tempo
per vedere l'ultimo dei Jheck davanti a Fear rotolare sul terreno, colpito a
morte da un fendente di spada.
Girandosi su se stesso, Trull vide Binadas afflosciarsi sotto una massa di
Jheck. Ombre avvolsero il vortice di figure.
Rhulad era scomparso.
In basso, Theradas e Midik avevano respinto l'assalto del lupo. La bestia
enorme giaceva sul fianco, infilzata dalle lance; le zampe scalciavano al-
l'impazzata quando Theradas arriv a finirlo con la sciabola dalla larga la-
ma. Altri due lupi si avvicinavano, insieme a mezza dozzina di Jheck.
Un'altra ventina di selvaggi risaliva il pendio.
Trull tenne l'arma pronta.
Nelle vicinanze, Binadas emergeva da un cumulo di cadaveri. Era coper-
to di sangue.
Alle nostre spalle, Binadas, ordin Fear. Trull, mettiti alla mia sini-
stra. Svelto.
Dov' Rhulad?
Fear scosse la testa.
Portandosi alla sinistra del fratello, Trull esamin i corpi sparsi sulla ne-
ve. Erano tutti Jheck. Tuttavia, l'idea lo colp con la violenza di un pugno
sul petto: sarebbero morti l.
Avrebbero fallito.
I selvaggi sul pendio attaccarono.
Corna ramificate volarono dalle loro mani; le punte aguzze come pugna-
li luccicavano, mentre le armi mortali volteggiavano nell'aria.
Trull cacci un grido; proteggendosi con la lancia, si chin per schivare
l'assalto. Una ramificazione, sfuggita alla sua guardia, gli tagli il ginoc-
chio sinistro. Ansimando per il dolore, sent l'improvviso spruzzo di san-
gue sotto i pantaloni, ma riusc a mantenere l'equilibrio.
"Dietro la salva di corna, arriv una corrente di Jheck.
Pochi istanti in posizione difensiva, quindi i guerrieri Edur trovarono,
quasi all'unisono, aperture per il contrattacco. Lancia e spada morsero la
carne, e due Jheck crollarono a terra.
Un grido da dietro Trull e Fear. I selvaggi si fermarono per un attimo,
poi si lanciarono tutti insieme a destra.
Rhulad piomb in mezzo a loro, la lunga spada dall'elsa a campana fra le
mani.
Un fendente selvaggio, e la testa di un Jheck si stacc dalle spalle, roto-
lando gi per il pendio.
Un altro colpo, uno scroscio di sangue.
Fear e Trull si unirono al combattimento, mentre lance si conficcavano
nel corpo di Rhulad da tutti i lati. Il guerriero grid, roteando la lama luci-
da di sangue sulla testa. Poi cominci ad afflosciarsi. Una spinta lo fece
cadere sulla schiena, la spada ancora fra le mani.
I Jheck all'intorno corsero gi per il pendio, mollando le armi a terra in
preda al panico.
Trull arriv, scivolando sul ghiaccio viscido di sangue. Dimentico della
ferita alla gamba, si inginocchi al fianco di Rhulad.
Si stanno ritirando, annunci Fear fra gli ansiti, avvicinandosi per
montare la guardia davanti a Trull e a Rhulad.
In preda all'intorpidimento, Trull si tolse un guanto, appoggiando la ma-
no sul collo di Rhulad per sentire le pulsazioni.
Binadas giunse barcollando; si sedette davanti a Trull. Come sta, fratel-
lo?
Trull alz lo sguardo, fissando Binadas finch questi non fece altrettanto
con lui.
Rhulad  morto, dichiar Trull, abbassando gli occhi. Per la prima
volta, vide le profonde ferite aperte nel torso del fratello, le macchie di
sangue gi semicongelato sulla pelliccia, e sent l'odore acre, pungente di
urina e feci.
Theradas e Midik stanno arrivando, disse Fear. I Jheck sono fuggiti.
Si allontan verso il retro del pendio.
Ma  assurdo. Ci avevano in pugno. Ce n'erano troppi.  completamen-
te assurdo. Rhulad.  morto. Nostro fratello  morto.
Poco dopo, Fear torn, si accovacci accanto a lui, e allung cautamente
le mani... verso la spada. Trull le guard chiudersi intorno a quelle di Rhu-
lad, l dove stringevano ancora l'impugnatura avvolta nel cuoio. Guard
Fear cercare di aprire le dita del morto.
Invano.
Trull esamin quell'arma terribile. La lama era davvero variegata; sem-
brava forgiata di ferro lucido e nere schegge di un materiale pi duro e ve-
troso, entrambi dalla superficie irregolare, rigata di crepe. Chiazze di san-
gue gelavano qua e l, simili a marciume che si spandeva rapidamente.
Fear tentava di liberare la spada.
Ma Rhulad non intendeva lasciarla.
Hannan Mosag ci aveva avvertito, no? ricord Binadas. Non toccate
il dono con le mani nude.
Ma  morto, mormor Trull.
Il crepuscolo scendeva rapidamente intorno a loro, raffreddando l'aria.
Arrivarono Theradas e Midik, entrambi feriti, ma non gravemente. Fis-
sarono Rhulad in silenzio.
Fear si ritrasse leggermente dal cadavere. Era giunto a una decisione. Per
un attimo, rimase muto, mettendosi i guanti. Si raddrizz. Portatelo gi
alle slitte. Avvolgeremo corpo e spada insieme. Liberare il dono dalle ma-
ni di nostro fratello ora  compito di Hannan Mosag.
Nessun altro parl.
Fear scrut i compagni, l'uno dopo l'altro, poi prosegu: Viaggeremo
tutta la notte. Voglio uscire da queste distese al pi presto. Abbass di
nuovo lo sguardo su Rhulad. Nostro fratello  un guerriero di sangue de-
gli Hiroth.  morto come tale. Il suo sar il funerale di un eroe, un funerale
che tutti gli Hiroth ricorderanno.
Sulla scia dell'intorpidimento vennero... altre cose. Domande. Ma a cosa
servivano? Le risposte, quali che fossero, sarebbero state semplici suppo-
sizioni, sorte da incertezze vulnerabili a innumerevoli veleni, i veleni della
moltitudine di dubbi che assalivano la mente di Trull. Dove era andato
Rhulad? Che cosa intendeva ottenere attaccando quella massa di selvaggi
Jheck? E pur avendo ben compreso il divieto di toccare il dono, aveva di-
sobbedito.
Per cui, gran parte di quanto era avvenuto sembrava... senza senso.
Anche nel suo ultimo, estremo atto, Rhulad non ha posto rimedio alla
perdita della fiducia che lo tormentava. Questa fine confusa non  un ge-
sto pulito. Fear lo chiamava eroe, ma Trull sospettava quale fosse la moti-
vazione sottostante. Un figlio di Tomad Sengar aveva mancato al suo do-
vere durante la guardia notturna. E ora era morto, e il suo sacrificio era
macchiato dall'incomprensibilit delle sue intenzioni.
Le domande non portavano Trull da nessuna parte. Sbiadirono, lascian-
do il posto a una nuova ondata che gli diede la nausea, scuotendogli il ven-
tre con spasmi d'angoscia. Se non altro, in quell'ultimo atto c'era stato del
coraggio. Un coraggio sorprendente, quando Trull aveva cominciato a so-
spettare... tutt'altro di suo fratello Rhulad. Ho dubitato di lui. In tutti i sen-
si, ho dubitato di lui.
Nel suo cuore, sussurrava... il senso di colpa. Un fantasma che, mostruo-
so, stringeva gli artigli, sempre pi forte, intorno alla sua anima, strappan-
dole un grido. Un grido lacerante che solo Trull sentiva, ma che minaccia-
va di farlo impazzire.
E insieme, un'impressione ancora pi intensa, un vuoto nel profondo. La
perdita di un fratello. Il volto che non avrebbe pi sorriso, la voce che
Trull non avrebbe pi udito. Sembrava non esserci fine agli strati di perdita
che si accumulavano, cupi e grevi, sopra di lui.
Aiut Fear ad avvolgere Rhulad e la spada nella tela cerata; sentiva il
pianto di Midik come in lontananza, ascoltava le parole di Binadas che at-
tingeva all'Emurlahn per affrettare la guarigione delle ferite che andava fa-
sciando. I lembi di tela si chiusero sul viso di Rhulad; Trull sent il respiro
fermarglisi in gola, mentre Fear legava cinghie di cuoio intorno al fagotto.
Ci che  stato  stato, mormor Fear. Non si pu combattere contro
la morte, fratello. Essa arriva sfidando ogni nascondiglio, ogni frenetico
tentativo di sfuggirle. La morte  l'ombra di ogni mortale, la sua vera om-
bra, e il tempo  il suo servo, che lentamente la fa ruotare, finch quello
che prima si stendeva dietro a ciascuno un giorno gli si stende davanti.
L'hai chiamato eroe.
S, e non era un'affermazione vana.  andato sull'altro lato del pendio,
per questo l'abbiamo perso di vista, e ha scoperto Jheck che cercavano di
impadronirsi della spada.
Trull alz lo sguardo.
Anch'io avevo bisogno di risposte, fratello. Ne ha uccisi due su quel la-
to della collina, ma cos facendo ha perso la sua arma. Ne arrivavano altri,
immagino, cos Rhulad deve aver pensato di non avere scelta. I Jheck vo-
levano la spada; per prenderla avrebbero dovuto ucciderlo. Trull, ci che 
stato  stato.  morto come un coraggioso guerriero di sangue. Io stesso ho
visto i cadaveri sul retro del pendio, prima di tornare da te e Binadas.
Tutti i miei dubbi... i veleni del sospetto, con i loro fetidi sapori. Che la
Figlia Crepuscolo mi prenda... ne ho bevuto fino in fondo.
Trull, avremo bisogno di te e della tua abilit con la lancia dietro di
noi, prosegu Fear. Binadas e Rhulad andranno trainati sulle slitte, e do-
vremo pensarci Theradas ed io. Midik prender la testa.
Trull batt le palpebre, confuso. Binadas non pu camminare?
Ha l'anca rotta, e non abbastanza forza per guarirla.
Trull si raddrizz. Credi che ci inseguiranno?
S, rispose Fear.
Cominci la loro fuga. L'oscurit li invest, e il vento cominci a soffia-
re, sollevando alta la neve fine finch il cielo stesso non si fece grigiastro,
minaccioso. La temperatura cal ulteriormente, come per un proposito ma-
ligno, al punto che le pellicce cominciarono a rivelarsi insufficienti.
Evitando di sforzare la gamba ferita, Trull avanzava venti passi dietro le
slitte, a malapena visibili attraverso il turbine della neve. L'ennesimo
sguardo che fu costretto a gettare verso la lancia coperta di sangue conge-
lato, dal momento che le dita erano diventate insensibili, gli rivel che essa
era ancora nella sua stretta, ma la cosa lo incoraggi ben poco. Il nemico
poteva trovarsi nel buio all'intorno, appena oltre il suo campo visivo, pron-
to ad attaccare.
Non avrebbe avuto il tempo di reagire. Qualunque grido di avvertimento
fosse riuscito a lanciare sarebbe stato spazzato via dal vento, e i suoi com-
pagni non avrebbero udito niente. N sarebbero tornati a prendere il suo
corpo: il dono doveva essere consegnato a ogni costo.
Trull prosegu, guardando costantemente ai lati, a volte alle spalle; ve-
deva solo bianco offuscato. Le ritmiche fitte di dolore al ginocchio non ba-
stavano a mascherare la stanchezza crescente, mortale, che gli invadeva le
membra, rallentando persino i brividi sotto la pelliccia.
L'arrivo dell'alba fu annunciato dalla resa riluttante dell'ombra; ma non
ci fu pausa nell'assalto della tempesta, n un aumento della temperatura.
Trull aveva abbandonato la vigilanza. Metteva semplicemente un piede
davanti all'altro; i mocassini coperti di ghiaccio riempivano il suo campo
visivo. Le mani erano diventate stranamente calde sotto i guanti, un calore
remoto, che veniva da qualche parte oltre i polsi. La cosa lo disturbava va-
gamente.
La fame si era affievolita, come pure il dolore al ginocchio.
Un senso di inquietudine gli fece alzare lo sguardo.
Le slitte erano sparite. Ansim, inspirando una boccata d'aria pungente.
Batt le palpebre nel tentativo di vedere oltre i cristalli di ghiaccio sulle ci-
glia. La luce andava sbiadendo. Aveva attraversato meccanicamente la
giornata, e un'altra notte si avvicinava in fretta. E si era perduto.
Trull lasci cadere la lancia. Gridando di dolore, rote le braccia, cer-
cando di pompare pi sangue nei muscoli freddi, rigidi. Strinse le dita a
pugno nei guanti, e fu inorridito nel constatare che vi riusciva a malapena.
Il calore si intensific, fino a diventare bollente, come se le dita stessero
andando a fuoco. Batt i pugni contro i fianchi per lottare contro quell'in-
cendio tormentoso.
Era circondato di bianco, come se il mondo fisico fosse precipitato nel-
l'oblio, eroso dalla neve e dal vento. Il terrore gli sussurrava nella mente:
sentiva di non essere solo.
Trull riafferr la lancia. Studi la neve che soffiava sulle ali del vento
tutt'intorno. Una direzione, l'est, sembrava leggermente pi buia delle altre.
Concluse di aver corso verso ovest, seguendo il sole invisibile. Ora, dove-
va virare a sud.
Finch gli inseguitori non si fossero stancati del loro gioco.
Riprese il cammino.
Un centinaio di passi, e si guard alle spalle, vedendo due lupi emergere
dalla tempesta di neve. Trull si ferm, girandosi di scatto. Le bestie erano
svanite.
Il cuore martellante nel petto, Trull estrasse la spada, conficcando la
punta nella neve compatta. Poi torn indietro di sei passi, tenendo pronta la
lancia.
Tornarono e stavolta mossero all'attacco.
Ebbe il tempo di piegarsi su un ginocchio prima che la prima bestia si
gettasse su di lui. L'asta della lancia si pieg, mentre la punta si piantava
dritta nello sterno del lupo. Osso e Legnonero si spezzarono insieme, poi
fu come se un masso avesse colpito Trull, scagliandolo in aria. Atterr sul-
la spalla sinistra, rotolando in una nuvola di neve. Intravide l'avambraccio
sinistro, punteggiato di schegge nere, intorno alle quali si levavano spruzzi
di sangue. Si ferm contro la spada.
Si alz e la liber dalla neve, girandosi su se stesso.
Una massa di pelo bianco, con la mascella spalancata, irta di gengive ne-
re.
Urlando, Trull men fendenti disperati con la spada, cadendo per il con-
traccolpo.
Il ferro recise le ossa, l'una dopo l'altra.
Il lupo croll su di lui; le zampe anteriori erano tagliate a met, e gron-
davano sangue.
Denti si chiusero sulla lama della spada, mordendo freneticamente.
Trull si liber a calci, estraendo la spada dalla mascella del lupo. Una
lingua sanguinolenta cadde sul ghiaccio davanti a lui, guizzando come una
creatura viva. Il guerriero si mise in posizione accovacciata, poi balz ver-
so la bestia che si dimenava, conficcandole la spada nel collo.
Il lupo toss, scalciando come se volesse fuggire; infine si afflosci im-
mobile sulla neve arrossata.
Trull barcoll all'indietro. Vide la prima bestia, sdraiata l dove la lancia
gli aveva rubato la vita prima di rompersi. Dietro, c'erano tre cacciatori
Jheck che si ritrassero, scomparendo nel biancore.
Il sangue colava lungo l'avambraccio sinistro di Trull, raccogliendosi nel
guanto. Il guerriero sollev il braccio, stringendolo contro lo stomaco. Per
un po', le schegge sarebbero rimaste dov'erano. Ansimando, pos la spada,
infilando l'avambraccio nell'imbracatura della lancia. Poi, riafferrando la
spada, riprese il cammino.
Su ogni lato, l'oblio. Oblio in cui incubi potevano fiorire improvvisi,
senza ostacoli, invadendolo con la stessa rapidit con cui la sua mente pie-
na di terrore riusciva a crearli, uno dopo l'altro, in una successione infinita
che sarebbe durata fino alla sua morte, finch i suoi occhi non si fossero
chiusi su quel biancore.
Prosegu, chiedendosi se la lotta fosse accaduta davvero; non voleva ab-
bassare lo sguardo sulle ferite al braccio, per paura di non trovarle. Non
poteva aver ucciso due lupi. Non poteva aver scelto di guardare nella dire-
zione giusta, in grado di affrontare direttamente l'assalto. Non poteva aver
conficcato la spada nel terreno alla giusta distanza, come se sapesse quanto
lontano sarebbe stato scagliato dall'impatto. No, l'intera battaglia era frutto
della sua immaginazione. Nessun'altra spiegazione aveva senso.
Abbass lo sguardo.
Dall'avambraccio si levava una massa di schegge simili ad aculei ricurvi.
Nella destra, stringeva una spada annerita dal sangue, con ciuffi di pelo
bianco intrappolati nei grumi vicino all'elsa. La lancia era sparita.
Ho la febbre. Il pensiero razionale  fuggito da sotto i miei occhi, di-
storcendo la verit di tutto ci che vedo. Anche il dolore alla spalla  solo
un'illusione.
Un picchiettio di passi dietro di lui.
Con un ruggito, Trull si gir, facendo sibilare la spada.
La lama colp il lato della testa di un selvaggio, appena sopra l'orecchio.
Sangue schizz da occhio e orecchio; la figura si afflosci.
Un'altra, che si avvicinava da destra. Trull fece un balzo all'indietro, me-
nando un colpo di spada. La mossa gli sembr terribilmente lenta, mentre
il Jheck manovrava la propria lancia per parare l'attacco. La spada si infil
al di sotto, trapassando un punto sotto la clavicola sinistra dell'avversario.
Un terzo assalitore sulla sinistra, che indirizz la punta della lancia verso
gli occhi di Trull. Questi si pieg all'indietro poi, facendo leva sul piede
destro, gir su se stesso, portando la lama della spada a tagliare di netto la
gola del selvaggio. Una rossa pioggia discese sul petto del Jheck.
Terminando il giro, Trull riprese la corsa. La neve gli irritava gli occhi.
Nient'altro che incubi.
Giaceva immobile; la neve lo ricopriva lentamente, e intanto la sua men-
te correva, fuggendo da quella menzogna, quel mondo vuoto che vuoto
non era, quel fitto biancore che esplodeva ripetutamente in movimento e
colore.
Attaccanti, che emergevano dal buio e dal turbinio della neve. Momenti
di lotta febbrile, scintille, il sibilo del ferro, il morso del legno e della pie-
tra. Una successione di imboscate apparentemente infinita; Trull era con-
vinto di trovarsi davvero in un incubo, le cui scene si ripetevano di conti-
nuo. Ogni volta, i Jheck apparivano in gruppi di tre, mai di pi; il guerriero
Hiroth cominci a credere che si trattasse degli stessi tre, che morivano so-
lo per risorgere... finch non fossero riusciti a ucciderlo.
Ma continuava a combattere, lasciando sangue e cadaveri nella sua scia.
Correva, facendo scricchiolare la neve sotto i piedi.
E poi il vento cadde, improvvisamente, come un respiro che si esaurisce.
Chiazze di terra scura davanti a lui. Come se avesse superato una barrie-
ra invisibile, percep il bagliore del sole che calava alla sua destra, il flusso
languido dell'aria umida e fresca, l'odore del fango.
E ud delle grida. Figure alla sua sinistra, lontane mezzo migliaio di pas-
si. Fratelli del focolare, i morti che accoglievano il suo arrivo.
Il cuore traboccante di gioia, Trull si avvi barcollante verso di loro.
Non sarebbe diventato un fantasma costretto a vagare per sempre in solitu-
dine. Avrebbe avuto parenti al fianco. Fear, e Binadas. E Rhulad.
Midik Buhn e Theradas correvano verso di lui.
Fratelli, tutti quanti. Fratelli miei...
La luce del sole vacill, ondeggi come acqua, poi l'oscurit si lev in
un'alluvione divorante.
Le slitte erano da una parte, i pattini sepolti nel fango. Una ospitava una
figura avvolta nella tela, intorno alla quale erano state disposte lastre fra-
stagliate di ghiaccio, tenute ferme con cinghie. Binadas stava sull'altra slit-
ta, gli occhi chiusi, il viso profondamente segnato dal dolore.
Trull si tir lentamente a sedere; si sentiva stranamente goffo, stordito.
La pelliccia gli cadde di dosso quando si alz barcollante, guardandosi in-
torno confuso. A ovest brillava un lago, una piatta distesa grigia sotto il
cielo coperto. Il vento leggero era caldo e umido.
Era stato acceso un fuoco, sopra il quale era infilzata una magra lepre, di
cui si occupava Midik Buhn. Da una parte, stavano Fear e Theradas, che
parlavano sommessamente, rivolti verso le lontane distese di ghiaccio a
est.
L'odore della carne arrosto attir Trull verso il fuoco. Midik Buhn gli
lanci un'occhiata, poi gir rapidamente il viso, come se provasse vergo-
gna per qualcosa.
Le dita di Trull gli prudevano violentemente, ed egli le alz davanti agli
occhi. Erano rosse, spelate, ma almeno non le aveva perse per il gelo. L'in-
tero suo corpo sembrava integro, anche se l'armatura di cuoio era tagliata
sul petto e le spalle, e l'imbottitura era segnata da squarci, macchiati qua e
l di rosso scuro, sotto i quali bruciavano ferite superficiali.
Non erano stati un incubo, allora, quegli innumerevoli attacchi. Cercan-
do la spada, scopr di non avere addosso fodero e cinturone. Un attimo do-
po, la vide appoggiata a una bisaccia. Era a malapena riconoscibile. La la-
ma era storta, il filo cos malconcio da rendere l'arma poco pi di una maz-
za.
Rumore di passi. Trull si gir.
Fear gli pos una mano sulla spalla. Trull Sengar, non ci aspettavamo
di rivederti. Distogliere i Jheck dal nostro sentiero  stata una tattica auda-
ce, che ci ha salvato la vita. Indic la spada con un cenno del capo. La
tua arma racconta la storia. Sai quanti ne hai sconfitti?
Trull scosse la testa. No, Fear. Non li ho allontanati intenzionalmente
da voi. Mi sono perso nella tempesta.
Il fratello sorrise, senza replicare.
Trull lanci un'occhiata a Theradas. Mi sono perso, Theradas Buhn.
Non ha importanza, replic Theradas, con un ringhio.
Credevo di essere morto. Trull si massaggi il viso, distogliendo lo
sguardo. Vi ho visto, e ho pensato di raggiungervi nella morte. Mi aspet-
tavo... Scosse la testa. Rhulad...
Era un vero guerriero, Trull, dichiar Fear. Ci che  stato  stato, e
ora dobbiamo andare avanti. Stanno arrivando degli Arapay. Binadas  riu-
scito a sensibilizzare i loro sciamani alla nostra situazione. Affretteranno il
nostro ritorno a casa.
Trull annu distrattamente. Fiss la lontana distesa di ghiaccio, ricordan-
do la consistenza e il rumore sotto i mocassini, il fragore del vento, il fred-
do snervante. Gli orribili Jheck, cacciatori silenziosi che rivendicavano
come loro un mondo di gelo. Anche loro volevano la spada. Perch?
Quanti Jheck potevano vivere fra quei ghiacci? Quanti ne avevano ucci-
si? Quante mogli e figli erano rimasti a piangere? A patire la fame?
Avremmo dovuto essere in cinquecento. Allora ci avrebbero lasciato in
pace.
Laggi!
Al grido di Midik, Trull si gir nella direzione indicata dal compagno. A
nord, scendevano dal ghiaccio una dozzina di bestie a quattro zampe, dal
pelo marrone; ognuna aveva zanne lunghe, ricurve, ai lati del largo muso.
Imponenti, maestose, le enormi creature avanzavano verso il lago.
Questo non  il nostro mondo.
Una spada aspettava stretta nella morsa di un cadavere avvolto nella tela
cerata, racchiuso nel ghiaccio. Un'arma che conosceva l'abbraccio impla-
cabile del freddo. Il suo posto non era fra le mani di Hannan Mosag.
A meno che il Re Stregone non fosse cambiato.
E forse lo .
Vieni a mangiare, Trull Sengar, lo chiam il fratello, alle sue spalle.
Che le Sorelle abbiano piet di noi, per il modo in cui andiamo sempli-
cemente avanti, sempre pi avanti. Vorrei che fossimo tutti morti, l in
mezzo al ghiaccio. Vorrei che avessimo fallito.
...
.
...
FINE Parte 2.